4° Incontro – Di questi fatti2023-11-21T08:44:55+01:00

Project Description

Statio

Introduzione e le domande per noi

Eccoci all’ultima lectio divina prima di Natale, l’ultima di questo primo ciclo che intitolo così: “Di questi fatti mi siete testimoni”. Darei anche un sottotitolo: il rispetto per la Chiesa. Sono parole che comprenderemo mentre mediteremo il capitolo 5 degli Atti.

Lectio: i testi biblici per noi At 5

Di questi fatti mi sarete testimoni

Questa è la struttura molto semplice del capitolo 5:

  • vv 1-11: l’episodio di Anania e Saffira: “Anania, perché mai… perché vi siete accordati…?”
  • vv 12- 16: la Chiesa: “Anche solo la sua ombra…”
  • vv 17-21a: l’arresto: “Andate e mettetevi a predicare al popolo”
  • vv 21b–33: la difesa: “nel nome di Costui…”
  • vv 34-42: Gamaliele: “lieti di essere stati oltraggiati… non cessavano di insegnare”

Meditatio

Anania e Saffira: “Anania, perché mai… perché vi siete accordati…?”

Il caso di Anania e Saffira ci racconta un episodio molto gustoso. Di per sé è molto facile da comprendere. Abbiamo una coppia, marito e moglie, che chiedono di essere parte della comunità cristiana. Come abbiamo visto anche settimana scorsa, la prima comunità metteva in comune tutti i beni. Era uno stile di vita nuovo, un modo per dire che uno non viveva più per sé stesso, non per il proprio interesse, non pensando solamente al proprio arricchimento ma pensando agli altri, mettendo in comune ciò che si ha per sovvenire le esigenze dei poveri. Una pratica che è lontana da noi, se non in quelle piccole comunità che ci sono anche ai nostri giorni, nelle quali si vive mettendo in comune le cose per scelta. Anania e Saffira dichiarano un prezzo che non è quello che hanno ottenuto e, per questo, vengono smascherati e “puniti”. Proprio qui è il cuore di questo primo insegnamento di At 5. La “punizione” sembra enorme. Anania è il primo che, smascherato, morirà ma, poco dopo, anche sua moglie verrà smascherata e morirà essa stessa. Sono parole durissime quelle di Pietro in entrambi i casi. Nel primo caso: “Anania, perché mai Satana si è così impadronito del tuo cuore?”, così come anche nel secondo: “Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore?”. Peggiori, poi, le parole dette a Saffira, quando si preannuncia che i seppellitori che avevano portato via Anania, ora porteranno al cimitero lei. Ci domandiamo il perché di tutto questo e perché Pietro sia stato così duro. Il tema non è economico. Al centro della questione non c’è il campo venduto. Si precisava molto bene che quel bene era di loro proprietà e potevano pienamente disporne come desideravano. Non era richiesto obbligatoriamente di mettere i beni in comune. Era una prassi per dire quanta fiducia c’era nella comunità cristiana e quanto grande fosse il rinnovamento dello Spirito voluto mediante la richiesta del battesimo. Pietro punta proprio su queste realtà. Se uno ama la Chiesa, se uno ha chiesto di farne parte, se uno desidera essere parte del corpo mistico di Cristo, non può poi, in alcun modo, offendere questo corpo. Pietro così insegna, e non solo ai credenti di quel tempo ma a tutti, che il battezzato è chiamato a sentirsi parte della Chiesa, a vivere nel rispetto pieno di essa, a non ingannare nessuno, perché ingannando gli uomini che fanno parte della Chiesa, in realtà, si inganna lo Spirito di Dio. Ecco il motivo per cui questo episodio non è solo un fatto storico avvenuto a quel tempo e che ci fa sorridere, ma è un insegnamento di fede valido per tutti i tempi. Ed ecco perché l’insegnamento è valido anche per noi o proprio per noi. Chi fa parte della Chiesa, chi ama la Chiesa, sempre deve rispettare il corpo mistico di Cristo in tutte le sue espressioni. Chi offende la Chiesa, chi si dirige, in qualche modo, contro di essa, addirittura merita la morte. Parole fortissime che insegnano quale rispetto deve sempre essere dato alla Chiesa. Questo è l’insegnamento che mi piace sottolineare con voi. Noi vediamo la Chiesa in tutt’altro modo. Noi normalmente vediamo la Chiesa nella sua compagine visibile, quasi societaria. Ciò che avviene nel nostro mondo dice chiaramente che molti vedono la Chiesa come una riunione di uomini, altri come una potenza politica, altri come una società per azioni, altri come una multinazionale della carità. La Chiesa non è queste cose, anche se comprende queste dimensioni. La Chiesa è la creatura dello Spirito Santo, è il corpo di Cristo fatto dai battezzati, è la stessa presenza di Cristo in terra. Gli aspetti organizzativi, economici, politici, sono tutte cose necessarie nel tempo e mutevoli nel tempo. Vanno e vengono, cambiano a seconda delle epoche storiche e di quello che avviene nel mondo. Non cambia né potrà mai cambiare, invece, il fatto che la Chiesa è il corpo di Cristo, è la realtà ogni giorno amata, voluta, guidata dallo Spirito Santo, è la presenza dolce di Cristo sulla terra. La pagina insegna, quindi, a noi credenti, a guardare alla Chiesa con questo occhio, con questo rispetto, con questa volontà e capacità di servirla. Ecco il cuore della catechesi. Il rispetto per la Chiesa non deve essere formale. Il rispetto della Chiesa è perché un credente la guarda sempre con questo occhio e la vede sempre così. Interroghiamoci da vicino su questo tema, perché anche molti di noi che pure veniamo in chiesa, che abbiamo magari anche un servizio, un ruolo in essa, poi scadiamo nell’interpretazione della stessa Chiesa e della sua vita e non siamo più capaci di vedere quella madre, quella maestra che, invece, siamo chiamati non solo a vedere, ma anche ad edificare. Così come siamo chiamati a dire qual è la vera natura della Chiesa mentre – lo vediamo bene – siamo in mezzo ad un popolo che crede che la Chiesa sia una fornitrice di servizi alla persona: dai sacramenti ai funerali, dall’oratorio estivo alla carità… Ferisce vedere che molti vivono così, pensano così, non comprendono più questa verità sulla natura della Chiesa. Magari in questi 15 anni di vita di comunità pastorale anche noi abbiamo fatto pensieri di questo genere e non ci siamo abituati a vedere la Chiesa così, con questa accezione, con questo occhio. Se entriamo in quest’ottica, allora capiamo il perché della reazione di Pietro. Reazione forte che dice, ancora una volta a tutti, che l’anima del battezzato che si stacca dalla Chiesa, muore. Perde la sua vitalità. Disgiunta da quell’insieme di fratelli che prega, lotta, crede, lavora per il bene della Chiesa, l’anima non può che atrofizzarsi, la fede non può che, progressivamente, venire meno. Solo un nuovo ingresso nella vita comunitaria può risvegliarla alle mete che Dio Padre aveva predisposto per essa. È una verità bellissima e fortissima da vivere, da far vivere, da riscoprire.

  • Come vedo la Chiesa?
  • Cos’è per me la Chiesa?
  • Come la giudico?
  • Anche io ho ingannato la Chiesa?
  • Come vivo nel corpo mistico di Cristo?

L’ombra di Pietro

Questo versetto è famosissimo, anche per via dell’affresco di Masaccio a Firenze. Anche questo secondo spunto di riflessione mi sembra fortissimo e importante per tutti noi. Pietro è ormai divenuto ed è riconosciuto da tutti come colui che serve la Chiesa, come colui che edifica ogni giorno il corpo di Cristo, come colui che ama stare a servizio degli altri, rinfrancando la fede di tutti, secondo il mandato ricevuto da Cristo. L’ammirazione è tanta. È passato del tutto il ricordo del suo rinnegamento, ormai è data per scontata la sua leadership. Tanto che, per la fede popolare, basta anche che solo l’ombra di Pietro passi sopra i malati, i poveri, gli indifesi, perché questi ottengano beneficio. Così come al fedele basta solo vedere la figura di Pietro per essere rinfrancato nel proprio cammino. Se provate a pensare sono gesti immutati nei secoli. Sempre, con qualsiasi Papa, la Chiesa ha vissuto pellegrinaggi di questo genere e anche noi facciamo esattamente queste cose, secondo quanto è possibile nel nostro secolo e con i mezzi che abbiamo a disposizione. Di qui la domanda centrale per noi:

  • Come vedo il successore di Pietro? Cosa penso del papato?

Domanda che comporta una riflessione fondamentale per tutti, al di là di chi è il Papa, al di là delle ovvie considerazioni umane che tutti possiamo fare e che nascono anche dall’empatia che si crea con un Papa o con un altro, tutti siamo chiamati a chiederci cosa pensiamo noi dell’istituto del papato, del primato di Pietro, della sua presenza nella Chiesa. Sono temi che hanno animato e, talvolta, agitato la riflessione teologica della Chiesa. Sono temi indispensabili anche nella nostra riflessione. Per noi chi è il Papa? Anche qui abbiamo possibilità di rispondere in modo molto diverso, dipende da come siamo inseriti nella Chiesa. Molti vedono l’uomo, molti vedono il maestro, molti vedono il garante della fede, molti vedono un fratello maggiore, molti vedono il responsabile di un’organizzazione… La riflessione teologica e la tradizione perenne della Chiesa, ci rispondono in maniera molto diversa. Il Papa è il successore di Pietro, è la roccia presente nell’oggi della storia, il cui compito è sempre quello di Pietro stesso: rinfrancare il cammino dei fratelli, presiedere l’universale carità. Il compito del Papa non è tecnico-amministrativo, ma teologico, di fede. Noi dovremmo guardare al Papa attuale e a tutti i Papi che abbiamo conosciuto o che conosceremo con questa fede, con questo occhio particolare. Noi siamo chiamati a vivere così nella compagine della Chiesa, come uomini, donne, anime che sanno guardare alla roccia su cui si radica la propria fedeltà a Cristo. Ecco perché l’unione con il Papa è sopra ogni altra cosa. Non solo per un senso generico di obbedienza, ma per una radice teologica che trova il suo fondamento sulle parole stesse di Cristo. Anche Sant’Ambrogio, nostro patrono, diceva: “Ubi Petrus, ibi ecclesia”. Dove c’è il Papa, dove c’è il successore di Pietro, lì c’è la Chiesa. Noi viviamo in un’altra epoca. Epoca nella quale l’attenzione a un Papa o a un altro viene espressa secondo la simpatia che si prova. Viviamo in un’epoca in cui chiunque può dire cose contro il Papa e avere la sua audience. Chiunque può dire ciò che sente o ciò che prova, dimenticandosi che sta parlando di un padre che ha la responsabilità del cammino comune. Io credo che questo non dovrebbe accadere a noi. A noi che viviamo la Chiesa, a noi che leggiamo le Scritture e che prendiamo alimento da esse, deve essere sempre chiaro che il Papa è il rappresentante di Cristo in terra, il padre dei pastori (pa.pa), il responsabile del cammino della Chiesa non solo in senso gerarchico, ma soprattutto in senso teologico. Come ci hanno insegnato i grandi padri della Chiesa e i grandi santi, chi sta con il Papa non sbaglia mai, non ferisce mai l’unità della Chiesa, si mette sempre in cammino dietro la verità. Lasciamoci tutti attirare da queste parole e da questa catechesi che ci viene proposta, per imparare ad essere sempre in comunione di intento e di spirito con il Santo Padre.

  • Entro anche io in questa ottica?

L’arresto: andate e mettetevi a predicare al popolo

Chiaro che una Chiesa così fa paura. Ecco il perché dell’arresto di Pietro. Come dicevamo anche settimana scorsa è stato così e probabilmente sarà così in tutte le epoche e in tutti i luoghi nei quali la Chiesa dovrà sopportare l’ostilità dei popoli e delle nazioni. Però, come ci dice questo piccolo brano, c’è la forza dello Spirito Santo, Spirito che interviene. La liberazione fisica di cui abbiamo sentito nel brano è modellata sulla stessa risurrezione di Gesù. Ci sono angeli, ci sono creature in bianche vesti che liberano dal carcere. Come ci dice la storia: chiunque ha subito la persecuzione ha trovato forza. Chiunque ha fatto parte di una Chiesa perseguitata ha sentito, in qualche modo misterioso, per qualche verso sconosciuto, la presenza di Cristo e la sua grazia, tanto che la Chiesa non solo non è mai perita nelle persecuzioni ma, addirittura, si è rinforzata. La Chiesa ha da temere più dai tempi in cui si rilassa, più dai tempi in cui tutto va bene che non dai tempi in cui è messa alla prova dai nemici. In qualsiasi tempo e in qualsiasi condizione, la Chiesa non ha che da fare questo: mettersi a predicare. Mettersi a proclamare il Vangelo. Mettersi a servizio dell’uomo con la Parola e con i Sacramenti, cioè con quei beni che sono essenziali per la salvezza delle anime. Il resto viene, comunque, dopo.

  • Vedo così la Chiesa e mi sento parte di essa?

La sfida: “Non parlare più nel nome di Costui…”

Un’altra piccola riflessione la prendo proprio dalla reazione che si instaura dopo la liberazione dei discepoli. Non si sa cosa pensare, non si sa cosa credere, c’è di tutto, come è facile capire, nella grande città di Gerusalemme e nella comunità cristiana che, ormai, si è affermata. Il Sinedrio si oppone con forza sempre maggiore alla Chiesa nascente. San Luca ci stupisce, perché vediamo che nella reazione a quanto accade, il Sinedrio non parla mai di Gesù, non lo cita mai per nome, lo chiama “costui”, semplicemente. È un modo con il quale si afferma il rifiuto totale di Cristo, il rifiuto totale del suo nome, il rifiuto totale di un confronto serio, pacato, costruttivo, intelligente. Cosa che anche noi vediamo molto presente nel nostro mondo. Anche noi vediamo opposizioni alla Chiesa, a Cristo che non sono motivate. Anche noi vediamo persone che, in modo del tutto superficiale, attaccano la Chiesa, il Papa, senza nessun fondamento, ma solo sulla base di ideologie e di presunzioni. Anche oggi abbiamo moltissimi nemici di Cristo che non citano mai nemmeno il suo nome. Credo che di tutti costoro non occorra avere paura. La reazione è quella di San Pietro che già abbiamo visto settimana scorsa: occorre obbedire a Dio piuttosto che agli uomini! Ecco perché Pietro e gli altri non si stupiscono dell’arresto, non si stupiscono delle parole contro di loro, ma vanno avanti, parlano nel nome del Signore senza raccogliere intimidazioni di sorta.

  • Cosa penso di chi vive opposizioni di questo genere oggi?
  • Come valuto l’operato di chi vive, oggi, in questo modo, l’opposizione alla Chiesa?

Il caso di Gamaliele

Il caso di Gamaliele chiude il brano di questa sera. Gamaliele è il maestro di San Paolo. È un membro “autorevole” del Sinedrio, uno che conta. Eppure uno che ragiona con la sua testa, uno che è convinto della sua fede ma che sa anche stare ad ascoltare, uno che si domanda cosa stia dicendo la voce di Dio a tutti. Ecco il suo principio: non opporsi a quello che sta nascendo. Non opporsi per due motivi: se è di origine umana fallirà da solo: perché darsi pena? Ma se è di origine divina, quale esito pensa di ottenere chi si mette contro Dio? Principio bellissimo che ci spiega quale dovrebbe essere un criterio di discernimento anche per noi, anche per la nostra Chiesa. Di fronte alle realtà che si creano, di fronte alle novità che si affacciano alla nostra vita, tutti siamo invitati a ragionare così e a vedere, con il tempo, cosa è veramente secondo lo Spirito e cosa invece è pura creazione umana. Poiché siamo qui noi, 2000 anni dopo, a dire che quella Chiesa ha talmente preso piede da non essere mai stata scalzata dalla storia, credo che tutti possiamo capire l’origine divina di essa e il sostegno che Dio dona alla sua Chiesa.

Così, in conclusione, io direi che occorre sempre guardare con rispetto, venerazione, spirito di ammirazione, desiderio di servizio alla Chiesa e al Papa. Non c’è altro modo con il quale il credente guarda a questo mistero. Non c’è altro modo con il quale il credente vuole mettersi in relazione al mistero della Chiesa.

  • Come guardo io alla Chiesa?
  • Con quale occhio guardo alla sposa di Cristo?
  • Quale criterio mi aiuta nel discernimento sulle cose del tempo?

Actio

L’esercizio che nasce dalla Parola di Dio

Suggerisco di vivere bene questo tempo di Natale pensando proprio alla bellezza e alla vitalità della Chiesa.

Contemplatio

Mi impegno a pregare, in questo tempo natalizio, perché l’annuncio della nascita di Cristo raggiunga, davvero, il mondo intero.