7° Incontro – Concilio2024-01-18T17:21:44+01:00

Project Description

Statio

Introduzione

Concludiamo la nostra sezione di lectio divina di quest’anno e anche l’intero progetto in sé. Ho scelto, come tema, come abbiamo visto sera dopo sera, quello della Chiesa perché siamo nel 15esimo di fondazione della comunità pastorale. Credo sia molto bello concludere con la narrazione di At 15, che è il resoconto del concilio di Gerusalemme. Oltre ad essere un capitolo estremamente significativo, credo che sia illuminante anche rispetto al sinodo della Chiesa universale che è stato preparato negli anni scorsi e che nell’ottobre ha visto partecipi molti delegati di tutta la Chiesa per ragionare insieme con il Papa. Più che un evento, come papa Francesco ha sottolineato spesso, è un metodo quello del sinodo che sempre occorre vivere ed utilizzare. Proviamo a rileggere insieme il testo così che riusciamo a farci un’idea dell’episodio e del primo concilio della Chiesa.

Lectio: i testi biblici per noi At 15

Il Concilio

Atti 15:

  • vv 1-7: la controversia
  • vv 8-12: il discorso di Pietro: “perché continuate a tentare Dio imponendo un giogo…”
  • vv 13-19: il discorso di Giacomo: “ritengo che non si debbano importunare…”
  • vv 22-29: la lettera: “abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi…”
  • vv 30-35: ad Antiochia: “si rallegrarono per l’incoraggiamento che diffondeva”

Meditatio

La controversia

Abbiamo cercato, nei diversi brani che abbiamo affrontato e, nelle scorse settimane ricorrendo alle figure di Stefano e di Paolo, di capire qualcosa della prima Chiesa. Credo che tutti abbiamo capito che anche nella prima Chiesa erano presenti diverse anime e che, da subito, poiché la fede inerisce tutti gli aspetti della vita di un uomo, ha accolto i problemi sollevati dalle questioni che la vita degli uomini propone. Il quadro ben delineato ci permette di capire che, da sempre, dalle sue origini, la Chiesa ha cercato di riflettere e di far capire come la fede può aiutare a portare i pesi della vita e risolvere le controversie che nascono. Come è esplicitamente detto in questo caso. Il tema è per noi poco rilevante, ma per la Chiesa antica fu rilevantissimo. La domanda può essere così posta: per diventare cristiani, è necessario prima diventare di fede ebraica? Prima di ricevere il Battesimo è necessario far parte del popolo giudaico accettando la legge di Mosè e i suoi segni? La questione non è solo circa il segno di appartenenza al popolo ebraico che è la circoncisione, ma è una questione teologica molto più profonda. Su questo tema la Chiesa ha rischiato di dividersi, ma proprio qui è nato il “metodo sinodale” a cui il Papa fa riferimento. Di per sé gli apostoli avrebbero potuto dire la loro in autonomia. Non era un problema da poco, ma nemmeno un problema gigante. Però i singoli apostoli hanno capito da subito che quella questione non riguardava solo ciò che stava succedendo ad Antiochia, ma avrebbe potuto riguardare tutta la Chiesa. Le conversioni erano frequenti, la gente, anche allora, viaggiava. I confronti potevano essere sulla bocca di tutti. Ecco perché nacque l’idea di portare la questione in un’assise, in un’assemblea generale, dove tutti avessero la possibilità di parlare e dove ci potesse essere un discernimento comune che non nascesse solo dall’esperienza pratica che si andava facendo, ma dalla fede.

Questo metodo dovrebbe essere una costante nell’esperienza della Chiesa. Ovviamente ci sono diversi livelli. Il livello di un concilio è il livello massimo. Questo livello, giustamente, viene raggiunto quando ci sono questioni importantissime, che riguardano la Chiesa nella sua universalità. L’ultimo evento di questo genere è stato il Concilio ecumenico Vaticano II. Ovviamente i concili sono stati molto numerosi nei primi secoli, quando le questioni dottrinali da chiarire erano molte e molto meno nei tempi recenti, quando si ricorre al concilio in casi importantissimi e, quindi, anche a distanza di secoli. Ci sono però livelli intermedi, come quelli del concilio regionale, provinciale, o del sinodo, che sono meno impegnativi dal punto di vista organizzativo e legale e che possono essere suscitati per regione, per tema, per problemi che nascono nella vita degli uomini e nella continua riflessione sulla fede. Qualcosa del genere è però presente anche nella vita ordinaria delle parrocchie. I due grandi strumenti di partecipazione comunitaria – il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli affari economici – dicono che anche nella piccola comunità cristiana è presente un agire sinodale. Per quanto riguarda noi devo dire a tutti che sono molto contento del CPCP che abbiamo ed anzi mi spiace che, nel maggio prossimo, occorrerà una nuova elezione, perché in questi anni ho sperimentato davvero il metodo sinodale con tutti loro. Prendiamo alcuni temi, studiamo, ci lasciamo anche aiutare dalla voce autorevole di qualche esperto e poi, insieme, discutiamo. Devo dire che, fino ad ora, non sono mai stati segnalati livelli critici di discussione. Questo credo sia proprio una grazia di Dio e che, insieme, abbiamo sperimentato davvero cosa significhi essere comunità che, insieme, ragiona, riflette, prega. Forse c’è poi poco collegamento tra il CPCP e la comunità stessa. Solo nel corso di questo anno pastorale abbiamo cercato di far partecipi tutti di quanto è emerso nelle singole discussioni. Sarebbe bello sentire il vostro parere:

  • Che idea abbiamo di questo livello di discussione?
  • Cosa viviamo noi di questo agire sinodale?

Il discorso di Pietro: perché tentate Dio imponendo un giogo…

È molto significativo che sia registrata la voce di Pietro che interviene non solo con la sua esperienza, ma anche con la sua autorità. Pietro visita le Chiese, le sostiene, le conforta. Sa bene quello che succede in ogni singola comunità cristiana e comprende bene che non è il caso di imporre a nessuno di diventare prima giudeo e poi cristiano. Il suo discorso, però, non si basa solo sulla sua esperienza. Lo dicono molto bene le parole che abbiamo riletto. Pietro afferma che non occorre tentare Dio imponendo un giogo alle persone. Dietro a queste parole non sta l’esperienza dell’apostolo, ma l’idea di fede che occorre diffondere. La fede non deve essere un peso, ma deve proporre il modo per seguire il Signore così che ogni anima trovi slancio per aderire al Vangelo. Poiché il Vangelo è tutto un’esaltazione della libertà e della bellezza della vita dell’uomo, non occorre che la Chiesa imponga una decisione che gravi sugli uomini. Occorre invece che la Chiesa dica come la libertà di ognuno può seguire il Signore, perché questo è quello che conta. Tutto il resto non ha valore. Il che non significa che non ci debbano essere regole e punti chiari di riferimento. È ovvio che qualsiasi vita comunitaria ne richiede. Non ci deve però essere alcun segno di oppressione, di chiusura, di imposizione. L’unico vero segno deve essere l’indicazione per non scadere nell’immoralità e quindi nello scandalo. La comunità va preservata dagli scandali. L’agire sinodale deve badare a questo e deve ottenere questo.

Questa idea di Chiesa mi sembra quella che è sempre stata seguita. Certo, lo sappiamo bene soprattutto noi che frequentiamo la Chiesa, ci sono norme, regole, punti di riferimento imprescindibili. Ma tutte queste cose ci sono proprio per questo, perché non si scada nell’immoralità, nell’essere senza regole, nel rovinare la vita comunitaria. Queste indicazioni servono perché ciascuno possa pensare e possa determinare la propria libertà nell’adesione a Cristo e nel servizio del bene.

  • Appare chiaro tutto questo?
  • Ci sembra che la Chiesa riesca ad illuminare ancora oggi questo principio?

Giacomo e la lettera

È a questo punto della discussione che interviene Giacomo, che, in questo momento, sta reggendo la Chiesa di Gerusalemme e che interviene. Interviene come anima mediatrice, interviene per fare la sintesi delle diverse posizioni. Anche questo è significativo: ogni sinodo ha un suo moderator, uno che ascolta e media nelle diverse realtà. Ma, soprattutto, è la lettera che ci interessa, soprattutto per come inizia. “Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi”. Nei “padri conciliari” che in questo momento sono gli apostoli, è chiara l’idea che non saranno essi a decidere. Loro saranno strumento. La loro voce sarà la voce delle differenti Chiese che si confronta, che dialoga, che propone. Alla fine occorrerà la preghiera di tutti, occorrerà una nuova illuminazione dello Spirito Santo, occorrerà la preghiera costante. Il sinodo è questo. Un momento in cui si fa il punto, si ascolta la posizione degli uomini ma, soprattutto, attraverso la Parola, la preghiera, la celebrazione, si ascolta la voce di Dio e ci si domanda come procedere, cosa fare, in base a quello che emerge dalle differenti posizioni illuminate dalla Parola di Dio e dalla tradizione della Chiesa. Questo principio deve essere chiaro non solo per loro, per i padri riuniti in concilio, ma per tutti coloro che fruiranno di questa decisione. I fedeli, diremmo noi, devono essere consapevoli che la decisione che viene presa non nasce solo da mediazioni e confronti, ma nasce dalla fede che tutti professano insieme, sebbene ciascuno con accenti particolari.

Il metodo sinodale attuale deve far emergere proprio questo. Credo che oggi appaia molto il contrario, ovvero appaia che le decisioni sono sempre frutto di scelte che potremmo dire politiche. Mediazioni, incontri conciliatori, decisioni che cerchino di scontentare il meno possibile… questa visione non mi piace molto. Si nega che sia lo Spirito di Dio a prendere le decisioni! Anche passando attraverso le decisioni, le parole, i gesti degli uomini. Credo che la storia della Chiesa ci mette davvero in luce che lo Spirito di Dio c’è, agisce, porta la Chiesa lì dove il Signore vuole. Anche quando si attraversano tempi difficili, anche quando ci sono decisioni impopolari da prendere, anche quando ci sono evidenti difficoltà… la lettera del Concilio di Gerusalemme deve invitare tutti, e quindi noi oggi, a ritenere che è lo Spirito Santo che agisce. Noi, poi, dovremmo sempre tenere a mente la parola evangelica: “non praevalebunt!”. Certo ci sono difficoltà, anche grandi. Certo ci sono problemi. Certo ci sono momenti in cui viene davvero da dubitare e in cui diventa lecito chiedersi se le decisioni prese sono davvero frutto dello Spirito di Dio o sono frutto solo delle mediazioni umane. Ma al di là di tutto questo uno è sempre carico della parola del Vangelo e non dubita mai della guida dello Spirito Santo. Altrimenti la Chiesa non esisterebbe da 2000 anni! Questa deve essere la certezza che ci apre orizzonti di riflessione e di pensiero ampi.

  • Sappiamo fare questa professione di fede?
  • Davvero tutti siamo concordi nel ritenere che la vita e le decisioni della Chiesa sono sempre illuminate dallo Spirito di Dio?

Si rallegrarono per l’incoraggiamento che diffondeva

Concludo con questa parola che mi sembra davvero confortante. Qual è la reazione alla lettera che viene inviata? Come vengono accolte le decisioni sinodali? Con gioia! La lettera viene letta dagli apostoli che continuano e continueranno la loro missione. Nel leggerla si diffonde la gioia. Gioia per la vitalità della Chiesa, espressa dal convenire degli apostoli. Gioia per la discussione che c’è stata che ha preso in seria considerazione il problema che questa Chiesa ha suscitato: ci si sente ascoltati. Gioia per la decisione presa, perché appare chiaro, anche al “partito di minoranza” se così vogliamo chiamarlo, che è stato lo Spirito di Dio a trionfare e che l’unità della Chiesa, la forza della comunione sono ciò che sempre deve essere ricercato e difeso. Così la gioia della comunità diventa nuovamente gioia di credere, fonte di nuovo apostolato, capacità di rendere vero, bello, autentico il cammino di tutti. Ci si sente incoraggiati a vivere la fede.

Io vorrei che questo fosse ciò che sperimentiamo noi. La lectio divina di quest’anno, gli esercizi spirituali che abbiamo predicato, le serate sul bene comune che sono in programma, gli appuntamenti spirituali che ci sono nel corso dell’anno liturgico, devono essere per tutti noi un’occasione per sentirci incoraggiati a vivere la fede.

Di per sé siamo in un’epoca contraria. Noi vediamo segni di scoraggiamento. Vediamo il numero dei fedeli assottigliarsi. Vediamo le celebrazioni spesso disertate, specie dai giovani. Vediamo che i giovanissimi non seguono la via della fede e che anche la loro partecipazione all’oratorio che è il luogo della pastorale giovanile per eccellenza, è davvero esile e discutibile. Pellegrinaggi, santuari, luoghi della fede in generale paiono aver perso il loro fascino e anche “Roma” pare perda quel fascino di luce che ha avuto nel passato. Segni di scoraggiamento.

Io vorrei che, invece, noi reagissimo a questa impressione di disfatta generale. Vorrei che mettessimo tutti mano ad un coinvolgimento diverso e più forte. Vorrei che, nel nostro piccolo, anche i segni che ho citato fossero occasione per uscire rinfrancati e per capire che non solo è possibile vivere la fede, ma che non mancano segni con i quali lo Spirito Santo ci sprona, ci sostiene, ci guida. Soprattutto mi pare di poter dire che ci sono uomini e donne dello Spirito che, in ogni luogo, in ogni chiesa, in ogni comunità e, più in generale nel mondo, vivono bene la loro fede, aiutano altri a credere, si impegnano per essere attenti a fare della fede una realtà imprescindibile delle loro giornate. Concludendo questo percorso, direi a ciascuno di voi che queste persone dovete essere voi. Siete voi che dovete essere un segno per tutti, siete voi che dovete essere un incoraggiamento per tutti. Sarà la vostra testimonianza, la vostra missione, il vostro modo di testimoniare la fede a divenire occasione perché altri si sentano incoraggiati, altri si sentano chiamati, altri sentano che la fede è davvero una realtà che può dare senso, luce, unità alle vite di tutti. Desidererei che questo 15esimo anno di vita pastorale insieme incentivi anche l’unione delle nostre parrocchie e che, senza negare i problemi e le difficoltà, faccia percepire a ciascuno di noi che l’unico modo per affrontarli e per sopravvivere è cercare di illuminare, con vero spirito sinodale, tutto ciò che facciamo, viviamo, proponiamo a tutti.

  • Sentiamo tutto questo vivo in noi?
  • Percepiamo che anche noi siamo sostenuti e siamo invitati a rallegrarci per la fede che abbiamo?

Actio

L’esercizio che nasce dalla Parola di Dio

Siamo a metà dell’anno pastorale. Nella prossima metà dell’anno abbiamo momenti di fede unici: le 40ore, la Quaresima, la Pasqua, tutte le feste patronali. Aiutiamoci a viverle insieme come momenti unici di approfondimento della fede e occasioni che abbiamo per rallegrarci nello Spirito per continuare il cammino. Suggerirei di uscire da questa lectio divina con questo sentimento comune.

Contemplatio

Lascio a voi di stare in preghiera davanti al Santissimo Sacramento per ringraziare il Signore della bellezza, della forza, della vitalità della Chiesa!