Domenica 31 maggio

Santissima Trinità

Introduzione

Dopo la domenica solenne di Pentecoste, celebriamo la solennità della Santissima Trinità. È una domenica nella quale non solo le letture ma anche tutti i testi liturgici, ovvero le preghiere che il Sacerdote legge dal messale, aiutano tutti i fedeli a riflettere sul mistero fondamentale della nostra fede. Il mistero della Santissima Trinità è infatti il primo mistero della nostra fede, accanto al secondo pilastro portante, ovvero quello della incarnazione, passione, morte e risurrezione del Signore. vediamo anzitutto cosa ci dicono le tre scritture che questo anno liturgico ci dona per capire, poi, cosa questa festa chiede a noi.

La Parola di Dio 

LETTURA Es 3, 1-15
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte». Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

SALMO Sal 67 (68)

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome.

O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,
quando camminavi per il deserto,
tremò la terra, i cieli stillarono
davanti a Dio, quello del Sinai,
davanti a Dio, il Dio di Israele. R

Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono
le porte della morte. R

Verranno i grandi dall’Egitto,
l’Etiopia tenderà le mani a Dio.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore.
Riconoscete a Dio la sua potenza. R

EPISTOLA Rm 8, 14-17
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

VANGELO Gv 16, 12-15
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Esodo

Il primo testo è quello dell’Esodo. È un testo fondamentale non solo per la vita di Mosè ma anche per la stessa rivelazione della storia della salvezza.. Dio, che si era già manifestato come il Dio dei Padri e, dunque, come il Dio che vive in compagnia degli uomini, manifesta ancora più profondamente il suo desiderio di essere vicino all’uomo, suo alleato, suo salvatore. Ecco che l’ingresso nella storia di Mosè e quello ancor più ampio rispetto a tutto il popolo di Israele, dice che Dio non è entità astratta, che abita l’eternità altrettanto astratta. Dio è eterno ma vive in comunione con gli uomini che, nel tempo, nel corso della storia, devono vivere ed affrontare tutte le cose che riguardano la loro storia concreta. Non solo. Dio si manifesta come amore. È per amore che Dio aveva dato origine a tutta la creazione e soprattutto all’uomo. È per amore che Dio entra nella storia, prende parte alla vicenda di un popolo, sostiene uomini concreti che, contro tutto, devono essere segno della sua stessa presenza e di speranza per tutta l’umanità. Dio, dunque, non è astratto! L’amore di Dio non è un concetto! Dio entra nella storia degli uomini, vive accanto a loro, con loro soffre, con loro lotta, per loro sostiene tutte le fatiche della vita. il culmine di questa rivelazione sarà Gesù Cristo, il Figlio di Dio che viene a condividere l’umanità in tutti i suoi aspetti, fino alla morte, fino al dolore estremo, fino al pieno dono di sé per la vita del mondo.

Romani

Come l’uomo conosce questa rivelazione? Come l’uomo conosce i segreti di Dio, ovvero ciò che Dio fa? Come l’uomo si relaziona a Dio che vuole entrare a sua volta in relazione con lui? La conoscenza del mistero non viene dall’approfondimento, dallo studio, dalla riflessione, ma viene dall’amore dello Spirito Santo che entra nel cuore dell’uomo. San Paolo ci ha detto molto chiaramente che è per l’amore di Dio che viene riversato nei cuoi che noi possiamo dire: “Abba! Padre”. È per l’amore dello spirito che noi possiamo partecipare a questa relazione con Dio, alla sua rivelazione, al suo donarsi a noi; senza il dono dello Spirito non capiremo mai queste cose e, soprattutto, non potremo mai sperimentarle. Senza il dono dello Spirito che prega in noi e per noi, non potremo mai comprendere né chi è Dio né cosa fa per noi. perché il mistero di Dio si può studiare; sul mistero di Dio si possono dire tante cose, ma altra cosa è il credere, altra cosa è il percepire queste realtà come vere ed efficaci per la vita. Questo può essere realizzato solo dalla potenza dell’opera dello Spirito di Dio, il cui compito è quello di essere spirito di amore che viene ad abitare nel cuore degli uomini per illuminarli e per rendere la loro vita più sicura, dal momento che essa si svolge tutta sotto lo sguardo amicale e provvidente di Dio. Lo Spirito non solo ci dice come, nel presente, Dio si rende vicino a noi, ma ci insegna anche in che cosa consiste il futuro dell’uomo. Il futuro di tutti  è quello di entrare nel suo stesso mistero, è quello di condividere, di aver parte del mistero stesso della Trinità che, per ora, appunto, non può essere visto in sé. Il destino dell’uomo è la vita eterna, ovvero il partecipare di questa comunione con Dio che ora può essere cercata, amata, attesa e che solo dopo la morte sarà piena e definitiva. Lo Spirito, che settimana scorsa abbiamo invocato con abbondanza, ci aiuta a capire come l’amore di Dio viene effuso nei nostri cuori, come illumina le nostre vite, come è vicino a ciascuno di noi.

Vangelo

Il Vangelo, infine, ci ricorda che la rivelazione del mistero di Dio è graduale. Come è stata graduale nella storia della salvezza, così sarà graduale anche nella nostra stessa vita, la storia della relazione tra noi e Dio cambia in base alle diverse età della vita e anche al diverso modo di vivere la fede che, in tempi diversi, assumiamo. Come c’è tutta una storia che prepara la venuta di Cristo, come c’è una storia che segue il realizzarsi della pienezza della storia della salvezza, così è anche in noi: la fede non è realtà statica, ma muta nel tempo. Perché questa mutazione sia approfondimento e progresso spirituale, occorre continuamente tornare a leggere la Parola di Dio che, illuminata dallo Spirito Santo, ci permette di gustare le realtà eterne di Dio e di avvicinarci ad esse con rinnovato spirito di amore. Dunque è il Vangelo, in primis e, più in generale la Scrittura ad essere la miniera a cui attingere, il fuoco a cui alimentarsi, la sorgente a cui dissetarsi, per capire sempre più il mistero del Dio trinitario. Le immagini che utilizza la scrittura sono molto diverse, ma tutte ci dicono che è solo ad un’alimentazione continua della fede che viene dalla scrittura che si può attingere alla vastità del mistero che gusteremo nella sua pienezza solo dopo la nostra morte, quando entreremo anche noi nel mistero di Dio.

Perchè la Parola dimori in noi

Cosa dunque dicono a noi queste scritture? Come dobbiamo vivere questa celebrazione del mistero di Dio Trinità di amore?

Credo che la prima riflessione da fare sia questa: Dio è Trinità di persone. Il Padre, Colui che ama, il Figlio, l’amato, lo Spirito Santo, l’amore stesso.

Dio Padre è colui che ama e che, proprio per amore, emana da sé una potenza infinita che è la potenza creatrice. In ogni singolo momento della creazione e in ogni singolo prodotto della creazione, si rende presente un raggio di questa infinita potenza. Tutto, nel creato, rimanda all’amore di Dio che è stato effuso totalmente solo in Cristo ma che ogni cosa della creazione conserva, seppure in misura minore. Il Padre è la sorgente di ogni atto di amore, è la sorgente di ogni manifestazione di amore. Ogni cosa della vita degli uomini che profuma di amore rimanda a questo Amore, così ampio, così totale, così unico che non potrà mai essere compreso e che non potrà mai essere svuotato.

Il figlio è l’amato. È il cuore della rivelazione e noi, in alcune occasioni del Vangelo, sentiamo che il Signore Gesù è chiamati dal Padre propri con questo nome. Il “Figlio Amato” è il titolo del Battesimo, della Trasfigurazione, ovvero dei momenti in cui è emersa, con più chiarezza, l’identità di Cristo e in quelli è già stato spiegato tutto il suo ministero. Il Figlio è l’Amato perché Dio, il Padre, manifesta in lui tutto il suo amore. L’amore di Dio si riversa tutto su Cristo, a motivo del mistero dell’incarnazione e della redenzione. Gesù, dunque, porta a termine la rivelazione di Dio iniziata con il Padre e salva tutta l’umanità perché fa brillare su tutti ma particolarmente su Cristo, tutto il suo amore. Senza questo amore la rivelazione di Cristo non avrebbe potuto avvenire, senza il sostegno di questo amore, Cristo non avrebbe potuto abbracciare la sua Croce e vincere la morte.

Lo Spirito, che è il legame tra il Padre e il Figlio, è l’amore puro, è l’amore senza nessuna defezione e senza nessuna possibilità di errore. Lo Spirito non è solo l’amore che lega insieme il Padre e il Figlio ma è anche il principio di amore che brilla in qualsiasi opera di amore degli uomini. Lì dove emerge qualsiasi attestato di amore umano, è all’opera lo Spirito. Lì dove ci si ama, ci si comprende, ci si perdona, è all’opera lo Spirito di Dio che previene, illumina, sostiene, dona la forza e tutti gli altri doni. Lo Spirito invisibile è ciò che permette anche questa conoscenza di Dio che, altrimenti, rimarrebbe preclusa a tutti gli uomini.

Credo che in questo anno, che abbiamo tutto dedicato al tema delle relazioni, la festa della Santissima Trinità sia la conclusione più bella per questo nostro tema dell’anno. Dio è trinità di amore, ovvero è pienezza di relazione. Dio non è solo, fuori dal mondo, collocato da qualche parte che rimane inaccessibile agli uomini. Dio è amore, la sua relazione con il mondo è relazione di amore. Dio che si relaziona al suo interno nelle relazioni con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, è colui che sostiene qualsiasi relazione nel mondo. Dio è il principio di ogni relazione vera, perfetta, basata sull’amore, basata sul dono di sé, basata sull’apertura. Per vivere bene il nostro essere immagine e somiglianza della trinità, abbiamo bisogno di questo modello. Noi tutti, se vogliamo dare ulteriore stimolo alle nostre relazioni, abbiamo bisogno di imparare dalle relazioni di Dio, relazione di amore, di verità, di dialogo, di perdono dell’uomo. Sono questi i punti cardine della relazione di Dio; così anche noi, se alla fine di quest’anno, volessimo rilanciare il tema, abbiamo bisogno di capire che le nostre relazioni devono essere così. Molte relazioni della nostra vita non sono così perché non attingono dal mistero della Trinità questa forza. Molte relazioni non sono così perché non guardano a Dio né, tantomeno a Cristo. Molte relazioni non sono così perché manca questa insistenza di amore che potrebbe rendere anche la relazione più insignificante, vero luogo dove si vive e dove appare più chiaramente l’amore di Dio.

Il compito che la Santissima Trinità ci assegna, non è né di uno studio più profondo, né di una qualche attività spirituale da vivere. Il compito che Dio Trinità di amore ci assegna è quello di viver bene tutte le nostre relazioni. Se saranno improntate sull’amore, saranno esse stesse rivelazione del mistero di Dio e momento di appartenenza più profonda e più vera alla sua rivelazione.

Concludiamo così il nostro anno pastorale, rilanciando già su giovedì, festa del Corpus Domini, festa dell’Eucarestia, il nostro prossimo passo insieme per vivere, come comunità, la nostra appartenenza al Dio trinitario.

2026-05-29T15:00:12+02:00