Ottava del Natale nella circoncisione del Signore
Introduzione
Come tutti gli anni, vorrei che questo primo giorno dell’anno ci servisse davvero per fermarci, per meditare sul tema della pace, per stare in compagnia di un uomo di pace come il Papa lo è sempre. Il papa, qualsiasi papa. Tutti i papi sono per la pace! Lo è stato San Giovanni XXIII, che ha scritto profeticamente la “pacem in terris”, in uno dei momenti più bui dopo il conflitto mondiale. Lo è stato San Paolo VI che ha introdotto e fortemente voluto questa giornata mondiale di preghiera, giornata nella quale i cristiani sentono non solo l’obbligo ma anche vivono il desiderio di fermarsi in preghiera per la pace. Lo facciamo anche noi, riprendendo alcune delle frasi più significative che tutti avete potuto ricevere e leggere nel notiziario di domenica scorsa, introducendoci a questa giornata così singolare e così importante.
La Parola di Dio
LETTURA Nm 6, 22-27
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
SALMO Sal 66 (67)
Dio ci benedica con la luce del suo volto.
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Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
e lo temano tutti i confini della terra. R
EPISTOLA Fil 2, 5-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
VANGELO Lc 2, 18-21
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Commento al discorso di papa Leone
La pace esiste: abitati dal lume della pace.
Mi lascio anzitutto guidare da queste parole del papa: “Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio.
Tutti, in qualche modo, siamo abitati da questo dinamismo tenebre/luce, che è un’immagine biblica molto bella per dire che tutti avvertiamo in noi l’attrazione per il bene ma anche la presenza del male. Non solo, appunto, fuori di noi, ma dentro di noi. Quello che vale in generale per qualsiasi cosa, vale a maggior ragione per la pace. Tutti desideriamo la pace, tutti vorremmo la pace che non vediamo nel mondo, tutti desideriamo la composizione delle contese ma, dentro di noi, avvertiamo che ci sono tante spinte contrarie alla pace, al dialogo, al confronto e ci sentiamo anche noi attratti, per qualche misterioso verso, esattamente da ciò che si oppone alla pace: la critica, il giudizio, la mancanza di dialogo, la presa di posizione che porta a qualche chiusura e a qualche esclusione. Con una bellissima espressione piena non solo di intelligenza ma anche di quello spirito di speranza che ha illuminato il Giubileo, papa Leone scrive:
La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. Cita, poi, Sant’Agostino che “esortava i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché, custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore. Egli, indirizzandosi alla sua comunità, così scriveva: «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso». Credo che non debba sfuggirci la provocazione diretta e personale che viene da queste parole e che noi potremmo tradurre chiedendoci:
- Io ho questa pace dentro di me?
- Posseggo questo lume e faccio riferimento ad esso?
Perché è sotto gli occhi di tutti che sarebbe in forte contrasto l’atteggiamento di chiedere la pace al mondo e il non averla dentro di sé. Eppure siamo sempre più di fronte ad un uomo che, in generale, ama questi grandi discorsi teorici ma che non sa poi scendere nel pratico della sua vita. dunque per celebrare bene questa giornata mondiale di preghiera per la pace suggerirei a tutti di sostare in silenzio, davanti alla culla di Gesù bambino, per chiederci se siamo abitati dal lume della pace.
La pace disamata e disarmante: il monito del papa
Fin dalla sera della sua elezione, il papa parla sempre della pace disarmata e disarmante. Egli stesso, nell’ambito del discorso per questa giornata, ci spiega cosa intende. Dice anzitutto:
La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. La grande parabola del giudizio universale invita tutti i cristiani ad agire con misericordia in questa consapevolezza (cfr Mt 25,31-46). E nel farlo, essi troveranno al loro fianco fratelli e sorelle che, per vie diverse, hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono interiormente liberati dall’inganno della violenza. Sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto. Già Sant’Agostino, in effetti, segnalava un particolare paradosso: «Non è difficile possedere la pace. Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica.
La pace disarmata è lo stile di vita di Gesù che si oppone a qualsiasi forma di violenza e che, nel contesto centrale della sua vita, quello della passione, non risponde mai con violenza a chi, invece, lo attacca con violenza fisica e verbale. Il papa chiarisce, poi, il secondo termine:
La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr At 2,37).
Dunque chi vuole vivere nell’ideale della pace non solo non accede a nessun contesto di violenza, ma accede a quello della bontà, che è disarmante. Il punto di riferimento è a bontà dei bambino e, soprattutto, del bambino Gesù che noi ancora stiamo contemplando.
Potremmo anche noi chiederci:
- Siamo ancora in grado di vivere questa bontà disarmante?
- Siamo ancora come dei bambini che si sanno proporre con bontà?
Il Papa ci sta aiutando a capire che, forse, in molti contesti noi tutti abbiamo cessato di proporci con bontà, con quella bontà disarmante che sa contagiare anche gli altri. Montando in difesa, giocando sulla difensiva in molti contesti della vita, forse abbiamo acceso anche in altri il desiderio di accedere, in qualche modo, a uno di quei contesti che spengono la pace dei cuori.
Mai da soli
Infine mi pare che il Papa ci aiuti anche a capire che la pace non si raggiunge mai con lo sforzo di uno solo, ma aggregando altri.
Il sentimento della propria debolezza spinge l’uomo a voler unire la sua opera all’altrui. La Scrittura dice: È meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi ( Eccl 4,9-10). E altrove: il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata ( Prov 18,19)».Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: «Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore
Credo che tutti noi siamo invitati a capire che non siamo mai soli quando proponiamo la pace. Quando facciamo un autentico lavoro per la pace dobbiamo sempre cercare amici, compagni di viaggio, uomini e donne di buona volontà, che hanno il desiderio di aderire al lavoro per la pace. Si cammina meglio quando si cammina in due! Non saranno una novità le parole del Papa, eppure tutti facciamo fatica a capirle, a viverle, ad aggregare qualcuno che, veramente, ci aiuti a vivere in compagnia un viaggio di pace, di riconciliazione, di attenzione al prossimo in vista della pace
A questo proposito sempre per rendere il discorso concreto, vorrei che ci chiedessimo:
- Chi aggrego io per camminare sulla via della pace?
Perchè la Parola dimori in noi
Così, concludendo questa riflessione, vi ripeto le tre domande da portare a casa quest’oggi, giorno di preghiera per la pace:
- Posseggo questo lume e faccio riferimento ad esso?
- Siamo ancora in grado di vivere questa bontà disarmante?
- Chi aggrego io per camminare sulla via della pace?
Cerchiamo davvero non solo di riflettere sulla pace ma di viverla, di averla nel cuore. solo allora potremo pensare, come singoli e come cristiani, di cambiare qualcosa del nostro mondo.