Sabato 01 febbraio

Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – Sabato 

La spiritualità di questa settimana

Concludiamo la settimana ma ci dirigiamo anche verso la fine di questi giorni eucaristici che concluderemo solennemente domani, celebrando oggi la figura di Andrea Carlo Ferrari. Pastore della nostra Diocesi all’inizio del secolo scorso, fu uomo dotato di grande energia ma anche di finissima attenzione e cura pastorale. Nel saper sostenere le principali istituzioni della Chiesa, egli si preoccupò anche che tutti i fedeli potessero avere grande cura nel sostenere le principali devozioni e forme di pietà popolari, tra cui anche quella del Sacro Cuore che fa da sfondo all’Enciclica “Dilexit nos” che sta guidando, in questi giorni, la nostra adorazione. Anche oggi lasciamo che siano le Scritture ad immetterci nella dimensione di adorazione e di contemplazione del Signore che in questi giorni vogliamo vivere.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 19, 7-11
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!». Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano per sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo».

SALMO Sal 95 (96)

Cantate al Signore e annunciate la sua salvezza.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi. R

Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

EPISTOLA Gal 4, 22 – 5, 1
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa. Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar – il Sinai è un monte dell’Arabia –; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito». E voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. Ma come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? «Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera». Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera. Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

VANGELO Mt 20, 17-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre saliva a Gerusalemme, il Signore Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Galati

Il punto prospettico delle Scritture di oggi che ci permette di comprendere la scelta dei testi biblici di questo giorno è sicuramente l’Epistola, un testo molto importante che mette in parallelo la prima alleanza con la seconda. San Paolo rilegge allegoricamente in queste due alleanze che Dio dona all’umanità l’episodio della vita di Abramo che lo pone in relazione ai suoi figli. Il primo figlio, quello avuto dalla schiava Agar, rappresenta la prima alleanza. Il secondo, quello avuto da Sara, donna libera, rappresenta l’alleanza stretta da Cristo con tutta l’umanità. Il motivo è molto semplice. La legge obbliga, sottomette, racchiude sotto la sua campana, come la schiavitù. La libertà genera figli amici di Dio, come Isacco. È certamente una lettura allegorica, ma serve all’apostolo per dire la fondamentalità ed anche la superiorità della seconda alleanza rispetto alla prima.

Esodo

Ecco perché la prima lettura aveva come tema la prima alleanza, con il ricordo della preparazione che Dio stesso fece per donarsi al suo popolo nella legge. Certamente la descrizione è fortemente simbolica, ma vuole sottolineare la vicinanza di Dio all’uomo e, in particolare, al suo popolo.

Vangelo

Così come il Vangelo metteva a tema la nuova alleanza, l’alleanza della croce, l’alleanza stretta nel sangue di Gesù, l’alleanza che è per sempre, l’alleanza che non è più solo per il popolo ebraico ma per tutti gli uomini. Alleanza che non prevede più il seguire una legge in modo molto serio e stringato, ma il donarsi nella libertà a Dio, che vede ogni cosa, sostiene ogni cosa, ama tutti.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Pe rintrodurre questo ultimo momento di adorazione vorrei allora usare il numero 153 dell’enciclica: “Papa Pio XI cercò di dare fondamento a questa esperienza invitandoci a riconoscere che il mistero della Redenzione attraverso la Passione di Cristo oltrepassa, per la grazia di Dio, tutte le distanze di tempo e di spazio, così che se Egli sulla Croce si è donato anche per i peccati futuri, i nostri peccati, allo stesso modo i nostri atti offerti oggi per la sua consolazione, superando i tempi, hanno raggiunto il suo Cuore ferito: «Se a causa anche dei nostri peccati futuri, ma previsti, l’anima di Gesù divenne triste sino alla morte, non è a dubitare che qualche conforto non abbia anche fin da allora provato per la previsione della nostra riparazione, quando a lui “apparve l’Angelo dal cielo” ( Lc 22,43) per consolare il suo cuore oppresso dalla tristezza e dalle angosce. E così anche ora in modo mirabile ma vero, noi possiamo e dobbiamo consolare quel Cuore Sacratissimo che viene continuamente ferito dai peccati degli uomini ingrati”. Anzitutto mi sembra chiaro che quando siamo di fronte all’Eucarestia, e anche in questo momento nel quale stiamo celebrando la Messa, noi siamo di fronte a Cristo che abbatte tutte le differenze di luogo e di tempo. Quando noi siamo in chiesa per la Messa, siamo realmente nel cenacolo. Quando noi siamo di fronte al Crocifisso, siamo realmente sul Golgota. Quando noi siamo in contemplazione del cuore di Cristo, noi siamo realmente di fronte a Cristo che si dona a noi. Credo che non avremo mai sottolineato abbastanza questa verità che, però, è l’unica che ci deve far trasalire di gioia. Noi siamo davvero contemporanei di Cristo nella celebrazione dei Sacramenti.

In secondo luogo credo che il Papa, citando Pio XI, stia insegnando a noi una verità che è da sempre: qualsiasi atto di adorazione, qualsiasi preghiera che ci mette alla presenza di Dio diventa occasione per riparare i dolori che il cuore di Cristo prova di fronte al peccato dell’uomo. Questa spiritualità era molto presente alla fine dell’800 e all’inizio del 900, poi, pian piano, è sfumata. Il Papa ci sta riproponendo il suo valore, non il ritorno a quelle forme. Il valore della preghiera dinanzi al cuore di Cristo, o dinanzi alla Santa Eucarestia, acquista anche quello della “riparazione”. Ogni credente che adora profondamente il cuore di Cristo o la sua presenza, compie un atto di riparazione per il grande male, il grande peccato che c’è nel mondo. Noi abbiamo già bisogno di chiedere perdono e di riparare al nostro male, ma, pur essendo peccatori bisognosi della divina clemenza, possiamo compiere un atto di riparazione al cuore di Cristo per il male che c’è nel mondo. Possiamo vivere questo sabato proprio con questa spiritualità, cercando di mettere davvero nella nostra preghiera questa intenzione importante per noi stessi, per la Chiesa, per il mondo.

Provocazioni

  • Come posso stare davanti al Signore in contemplazione e in atteggiamento di riparazione?
  • Cosa posso offrire al Signore perché il mio atto sia gradito?
  • Mentre siamo quasi al termine di questi giorni eucaristici, quale attenzione posso vivere per questo anno giubilare? Quale momento di adorazione posso aggiungere alla mia vita di fede?
2025-01-24T22:57:55+01:00