Domenica 01 febbraio

IV dopo l’Epifania

Introduzione

Un invito a fidarsi del Signore.

  • Cosa significa fidarsi di Dio?
  • Ci fidiamo ancora di Dio?

Vorrei che provassimo a dare una risposta a queste domande mettendoci non solo in stato di ascolto e di condivisione del testo biblico, ma anche di fronte al Santissimo Sacramento, come abbiamo fatto in questi giorni di adorazione e di preghiera dinanzi al Sacramento.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 43, 23-33a
Lettura del libro del Siracide

Con la sua parola Dio ha domato l’abisso e vi ha piantato le isole. I naviganti del mare ne descrivono i pericoli, a sentirli con i nostri orecchi restiamo stupiti; là ci sono opere singolari e stupende, esseri viventi di ogni specie e mostri marini. Per lui il suo messaggero compie un felice cammino, e per la sua parola tutto sta insieme. Potremmo dire molte cose e mai finiremmo, ma la conclusione del discorso sia: «Egli è il tutto!». Come potremmo avere la forza per lodarlo? Egli infatti, il Grande, è al di sopra di tutte le sue opere. Il Signore è terribile e molto grande, meravigliosa è la sua potenza. Nel glorificare il Signore, esaltatelo quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza. Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché non finirete mai. Chi lo ha contemplato e lo descriverà? Chi può magnificarlo come egli è? Vi sono molte cose nascoste più grandi di queste: noi contempliamo solo una parte delle sue opere. Il Signore infatti ha creato ogni cosa.

SALMO Sal 135 (136)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio degli dèi,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore dei signori,
perché il suo amore è per sempre. R

Lui solo ha compiuto grandi meraviglie,
perché il suo amore è per sempre.
Ha creato i cieli con sapienza,
perché il suo amore è per sempre. R

Ha disteso la terra sulle acque,
perché il suo amore è per sempre.
Ha fatto le grandi luci,
perché il suo amore è per sempre. R

Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi,
perché il suo amore è per sempre.
Egli dà il cibo a ogni vivente,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio del cielo,
perché il suo amore è per sempre. R

EPISTOLA Col 3, 4-10
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria; a motivo di queste cose l’ira di Dio viene su coloro che gli disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi. Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca. Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.

VANGELO Mt 8, 23-27
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Essendo il Signore Gesù salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Vangelo

Il punto di partenza è dato dal Vangelo. La scena è facilmente capibile: una traversata difficile, una navigazione turbolenta, un pericolo imminente per la vita di chi sta cercando, con molta fatica, di attraversare il lago. Ciò che stupisce non è la paura, nemmeno l’affanno delle persone, nemmeno il darsi da fare e il continuo vociare che ci sarà stato su quella barca, ma la tranquillità di Gesù. Credo che tutti rimaniamo stupiti di fronte al suo sonno misterioso e, perfino, provocatore. Come è possibile dormire mentre c’è tutto questo trambusto? Come si fa a dormire tra i flutti che crescono, l’agitazione che diventa via via più forte, le urla che incominciano ad arrivare da ogni parte?

La risposta sta proprio nelle parole del Signore, che, svegliato dal suo sonno, tranquillamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo, “parla” ed anzi “ordina” al vento, alle acque, al mare, di rimettersi in stato di calma, di bonaccia, di tranquillità. Cosa che, di fatto, immediatamente, avviene. Ciò che conta non è la narrazione del miracolo e nemmeno il primo insegnamento sotteso, ovvero che Dio può governare qualsiasi forza della natura, cosa che pare ovvia. Ciò che conta di più è l’insegnamento spirituale che parte dal miracolo ma si amplia raggiungendo qualsiasi situazione di vita. Così il vangelo insegna che non esiste situazione nella quale Dio non sia presente, anche se pare dormire. Non esiste situazione nella quale, Dio, svegliato, chiamato in causa, non intervenga. Non esiste solitudine che non possa da Lui essere colmata, non esiste situazione di vita che a lui sia sconosciuta o che, da Lui non possa essere accompagnata. La tempesta sedata insegna questo: in ogni situazione di vita il credente chiama in causa Dio perché si fida di Lui. Con tutta la fatica del credere e con tutta la fatica dell’affidarsi, come dimostra bene il comportamento dei discepoli. Discepoli che, da uomini, insegnano ad ogni uomo che non è mai facile fidarsi di Dio, non è mai facile affidarsi a Dio. Prima di ogni cosa si tenta sempre di reagire alle diverse intemperie della vita con le proprie forze, con il proprio carattere, con quello che la propria intelligenza o intraprendenza possono suscitare. Solo al termine di questi percorsi si invoca Dio! Affidarsi a Dio, fidarsi di Dio, non è, quindi, atto puntuale che si può vivere in modo asettico in ogni circostanza della vita; la fiducia in Dio e il conseguente affidarsi a Lui nascono, volta per volta, situazione per situazione, circostanza per circostanza. È proprio questo il cammino di progressiva spogliazione di sé e di progressiva crescita nella fiducia in Dio che la vita ci fa compiere. Dunque sì! per il vangelo è possibile fidarsi di Dio e affidarsi a Lui, dentro un percorso, dentro i casi concreti della vita, dentro gli accadimenti di ogni giorno. È possibile fare tutto questo tanto quando ci si interroga sull’identità di Dio e sul suo essere in relazione con ogni singolo uomo e, quindi, anche con noi. La scrittura in senso più ampio precisa poi quali sono le altre due condizioni necessarie per potersi affidare a Dio. Condizioni senza le quali non si arriva da nessuna parte e non si può suscitare nessuna fiducia in Dio.

Epistola

L’epistola in sostanza, ci chiede di saperci sempre rinnovare e di saper lasciare dietro a noi un modo di pensare che è umano e solo umano. Quando si continua a pensare che Dio dovrebbe intervenire secondo i nostri criteri in qualsiasi condizione della storia, quando si continua a pensare a Dio in termini umani, quando si continua ad essere immersi in ogni orizzonte di peccato e di immoralità e, proprio in queste condizioni, si pretende di dire a Dio cosa dovrebbe fare, non è assolutamente possibile vivere nessuna forma di affidamento a Dio. L’affidamento nasce solo quando si rinnova il proprio modo di pensare, di impostare le cose di ogni giorno, in una parola di vivere. Nasce un tentativo di affidarsi a Dio quando si sa suscitare l’uomo nuovo, dice San Paolo, ovvero quando si coltiva una mente che sa fare proprio ciò che la scrittura rivela di Dio. Quando si cambia punto di vista, allora può nascere un desiderio sempre più profondo di conoscere Dio e di capire la sua presenza. Solo in questa condizione si può vivere bene la propria fede, il proprio sentirsi figli di Dio, il proprio essere dentro una storia di relazione con Lui che diventa via via più feconda e più seria. Fino a che regnano nel cuore dell’uomo “ira, animosità, insulti  e discorsi osceni” non può nascere nessuna relazione seria con il mistero di Dio e, quindi, nessun atto di affidamento serio e vero.

Lettura

Cosa che, invece, può nascere alle condizioni riportate dal sapiente nella prima lettura. Il sapiente parlava di contemplazione, di desiderio di vivere bene la preghiera, di riconoscere la presenza di Dio nelle diverse realtà della storia. Quando un uomo si pone da questo punto di vista, allora nasce una relazione piena, vera, incisiva, forte che lascia spazio ad un progressivo e vero affidamento al Padre. Questo produce un aumento di fede. Chi sa stare in silenzio e in contemplazione del mistero di Dio, partendo magari anche dalle cose che si vedono o che si vivono diventa capace di un affidamento sempre più profondo e vero nei confronti della Santissima Trinità. Questo è l’atteggiamento di sapienza richiesto al credente, questo è il cuore di ogni tentativo di avere fede. Cosa difficile ma necessaria se si vuole giungere ad una fiducia in Dio sempre più profonda e vera.

Perchè la Parola dimori in noi

Così anche noi, in questa domenica e alla fine di questa settimana così ricca e profonda, ci domandiamo: noi ci fidiamo di Dio?

Di per sé la risposta vorrebbe essere affermativa. Se siamo qui, se siamo in atteggiamento di preghiera e di adorazione, se abbiamo avuto la capacità di sostare anche solo un poco, dinanzi al Sacramento nei giorni scorsi, è esattamente perché abbiamo fiducia in Dio e vogliamo dirlo con questo gesto. Eppure, non è proprio così. Intanto perché non tutti ci siamo lasciati coinvolgere dal richiamo ad avere dei giorni nei quali vivere l’adorazione in modo profondo e vero. Poi perché tutti, anche chi si è fermato in preghiera orante, capiamo che c’è una grossa distanza tra quello che dovrebbe essere l’ideale da vivere e il reale che sperimentiamo e che viviamo.  Forse è perché anche noi, in qualche modo, viviamo immersi nella fretta, nella superficialità, nell’ira, nelle parole e nei pensieri osceni, come ci ha detto San Paolo. Immersi in queste cose fatichiamo ad avere un affidamento a Dio serio e vero. Immersi in queste cose fatichiamo non poco a vivere in modo da rimettere tutto quello che siamo nelle mani di Dio. Cosa occorre fare? Le risposte sono quelle che abbiamo sentito:

  1. Cercare sempre un momento di contemplazione del mistero di Dio che apre ad una relazione sempre nuova con Lui.

Quello che abbiamo vissuto nelle giornate eucaristiche è un momento straordinario della vita della comunità. L’adorazione eucaristica e, soprattutto, la celebrazione della S. Messa sono, invece, l’ordinario. Quell’ordinario che è possibile a tutti, quell’ordinario che possiamo tutti cercare nel nostro quotidiano. Forse dovremmo uscire da queste giornate eucaristiche con un proposito vivo e forte: impariamo a fare in modo che la nostra giornata non si concluda mai senza un pensiero a Dio la nostra settimana senza un momento di contemplazione  e uno di celebrazione. Solo crescendo in questa dimensione impareremo a fidarci di Dio in tutto per tutto, in ogni cosa e in ogni giorno della vita.

  1. Impariamo che senza mettere mano alla nostra conversione, nulla cambia.

In secondo luogo, impariamo che non possiamo pensare che la nostra vita debba essere come quella di tutti con una spolverata di fede che si acquisisce nei riti. Impariamo che la nostra vita ha bisogno di un reale cambiamento. Spogliarci di noi, mettere tra parentesi le cattive abitudini che abbiamo acquisito, riparare, in qualche modo, ai nostri modi di peccare lontano dal Signore, è necessario ed indispensabile se vogliamo cercare di vivere bene il nostro essere cristiani. Se vivremo come tutti e, poi, daremo un’impressione di cristianità vivendo dei riti, non impareremo mai a fidarci di Dio e non impareremo mai a stare con il Signore.

  1. Impariamo anche noi a svegliare il Signore.

La sua presenza, la sua vicinanza, sono, in qualche modo, date. Sono misteriose, come misterioso è il sonno di Cristo nel mezzo della tempesta. Eppure, come Dio era presente allora, in quella scena, così è presente dentro di noi, solo occorre cercarlo. Se è vero che cercarlo non è facile è altrettanto vero che questa non deve essere la scusa per dimenticare la sua presenza e non cercarla più.

  1. Preghiamo attraverso Maria, perché la nostra fede sia sempre consolata da Dio, perché possiamo avvertire sempre la sua presenza.

Partendo e comunque sempre dentro le esperienze di ogni giorno. Le esperienze feriali. Solo così potremo vivere quella fiducia in Dio che ella stessa seppe vivere e della quale rimane esempio e richiamo. Maria Santissima aiuti ciascuno di noi ad incamminarsi verso questo incontro con Cristo, autore della speranza e della fiducia.

Imitiamo così il nostro patrono San Giulio. Uomo che venne dalla Grecia, uomo di fede che, fidandosi di Dio, non si spaventò nell’intraprendere un viaggio lungo e missionario. Non lo impaurì la gente senza Dio. Piuttosto, anche attraverso la costruzione delle famose 100 chiese, permise a molti uomini di incontrare il Signore e di vivere una dimensione di relazione e di amicizia con Lui. Così come è chiesto, oggi, a tutti noi dal Vangelo stesso.

2026-01-31T09:44:56+01:00