Giovedì 01 agosto

Settimana della 10° domenica dopo Pentecoste – Giovedì 

La spiritualità di questa settimana

Iniziare il mese di agosto è inserirci nella dimensione del perdono di Assisi, dono di San Francesco che ha inteso dare una porta aperta a tutti, ogni anno, perché ci sia attenzione alla salute, alla salvezza della propria anima e perché ciascuno senta il desiderio di terminare la propria corsa in Paradiso. Già questo spunto potrebbe esserci molto utile, perché tutti dovremmo chiederci se questo è il nostro desiderio, se questo è il modo con cui noi pensiamo alla fine dei nostri giorni, della nostra vita. Infatti è per questo che dovremmo continuare il nostro cammino cristiano, per giungere, un giorno, in Paradiso! Così possiamo anche rileggere le due Scritture chiedendoci: cosa conta nella vita?

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 9, 13-31
Lettura del secondo libro delle Cronache

[Il peso dell’oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d’oro, senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dai commercianti; tutti i re dell’Arabia e i governatori della regione portavano a Salomone oro e argento. Il re Salomone fece duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d’oro battuto, e trecento scudi piccoli d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d’oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. Inoltre, il re fece un grande trono d’avorio, che rivestì d’oro puro. Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d’oro. Vi erano braccioli da una parte e dall’altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d’oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d’oro fino; nessuno era in argento, perché ai giorni di Salomone non valeva nulla. Difatti le navi del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d’elefante, scimmie e pavoni.] Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. Tutti i re della terra cercavano il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d’argento e oggetti d’oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. Egli dominava su tutti i re, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l’Egitto. Il re fece sì che a Gerusalemme l’argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. Da Musri e da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone. Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia di Silo e nelle visioni del veggente Iedo riguardo a Geroboamo, figlio di Nebat? Salomone regnò a Gerusalemme su tutto Israele quarant’anni. Salomone si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

SALMO Sal 47 (48)

Come avevamo udito, così abbiamo visto.

La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R 

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R

Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra. R

VANGELO Lc 11, 37-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Cronache

Certo uno dei concetti fondamentali della vita di Salomone fu quello di splendore. Tutto, per Salomone, doveva essere splendido. La sua reggia, il tempio, il culto, ma anche la sua persona. Salomone si è dato da fare per vivere con un senso estetico altissimo. Ha messo attenzione, cura, desiderio per vivere bene e per far vivere altrettanto splendidamente tutti coloro che erano con lui. Forse l’autore sacro esagerava un poco nei numeri, ma vale il concetto. Salomone ha fatto davvero di tutto per vivere splendidamente. L’autore sacro apre anche però una domanda: ne valeva la pena? La risposta sarà negativa, perché di tutto lo splendore di Salomone rimarrà ben poco. Alla sua morte subentrerà il figlio Roboamo, come abbiamo sentito, che, in pochissimo tempo, rovinerà tutto quello splendore che non verrà mai più ripreso. Dunque l’autore sacro ci sta già dicendo che quando si cerca lo splendore esteriore si finisce, prima o poi, per perdere l’essenziale. Salomone, uomo sapiente e di fede, corse questo rischio e, per certi versi, lo evitò. I figli, meno esperti e meno in gamba del padre, persero tutto e rovinarono quello splendore di Dio che era il regno stesso di Israele.

Vangelo

Così anche nel Vangelo. Il fariseo che invita il Signore vuole stupirlo. Per questo, come è facile pensare e come viene spontaneo ritenere, sfoggia il meglio. La casa è perfetta, la tavola è impeccabile, la cucina non ha paragoni… Si sa, i farisei ci tenevano molto ad una esteriorità che doveva lasciare di stucco. Certo il Signore ha gradito questo invito a pranzo, ma l’occasione gli è servita per precisare altro. Non è lo splendore esteriore che Dio cerca! Anzi, di questo splendore Dio non se ne fa proprio nulla. Lo splendore che Dio ricerca è lo splendore dell’anima. Lo splendore che Dio cerca è lo splendore interiore, quello che si basa anche su piccole cose come il rispetto delle norme umane – il pagamento della decima anche sulle erbe – ma che deve poi spaziare in realtà molto più importanti e molto più serie della vita. Gesù trae spunto per un rimprovero fatto a tutti coloro che osservano norme minuziose ma, per quanto attiene alla loro vita, al loro cuore, si lasciano sfuggire le cose più importanti. Così Gesù afferma il primato di Dio nell’anima. Se c’è questo, va bene tutto. Va bene anche osservare norme minuziose. Se si crede, invece, che l’osservanza esteriore delle leggi sia sufficiente a salvare l’anima, allora ci si sbaglia di grosso! Non è questa la realtà che salva l’anima! L’anima si salva solo quando sa mettersi nelle mani di Dio! Ed è questo ciò che bisogna cercare sempre!

Per noi e per il nostro cammino di fede

Mi pare che il significato spirituale di questo giorno sia chiaro. Noi quale splendore cerchiamo? La nostra vita per che cosa si rende splendida? Forse per tante cose che riusciamo a fare, a costruire, ad accumulare… Forse per la sapienza che ci viene da uno studio meticoloso ed approfondito, oppure dal vivere da anni realtà lavorative importanti e forti. Ciascuno di noi potrebbe essere incamminato su strade di questo genere. Ma vale la pena chiederci se stiamo pensando allo splendore dell’anima. Perché a cosa servirebbe una vita che riuscisse a fare anche cose straordinarie ed inaudite se, poi, perdesse il proprio senso di fede? Viviamo in un mondo che non esalta la fede. Anzi, proprio il contrario. Ben venga questa Parola di Dio che sa richiamarci questa verità essenziale. Ben venga questa Parola di Dio che sa dirci cosa ci deve essere al cuore di tutto. Ben venga il ricordo in questo giorno nel quale, come ho detto, celebriamo il perdono di Assisi, che è un altro richiamo forte che possiamo avere perché ciascuno di noi possa essere richiamato a ciò che conta di più nella vita. La confessione sacramentale, alla quale tutti noi siamo richiamati, ci attiri e ci spinga a considerare sempre come noi tutti siamo chiamati a vivere per lo splendore della nostra esistenza interiore.

Provocazioni dalla Parola

  • Noi quale splendore cerchiamo?
  • Come vivremo il perdono di Assisi?
2024-07-26T15:33:25+02:00