Presentazione del Signore
Malachia
Ml 3, 1-4a
Lettura del profeta Malachia
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore».
Romani
Rm 15, 8-12
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno».
Vangelo
Lc 2, 22-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
La sapienza di Simeone
La festa della presentazione del Signore è, già da subito, incontro con la sapienza di Simeone. In che cosa consiste la sapienza di Simeone?
La sapienza della vecchiaia. Simeone è un uomo che è diventato vecchio. È invecchiato nel tempio. Lui, con la sua fede, il suo servizio, non si è mai staccato da Dio. La sapienza di Simeone è anzitutto questa, la sapienza di chi rimane presso il Signore, la sapienza di chi non si stacca mai da Dio, la sapienza di chi persevera nel proprio cammino, senza mai stare a vedere quello che Dio fa per gli altri, magari recriminando per chi sembra avere di più… la sapienza di Simeone è la sapienza della stabilità.
La sapienza della lode. La sapienza di questo vecchio che è rimasto sempre nella casa di Dio è la sapienza di chi sa lodare. Simeone non è rimasto nel tempio senza fare nulla. Terminato anche il suo ufficio a causa dell’età, egli non si è mai stancato di benedire il Signore. Per questo, quel giorno, seppe pronunciare una nuova “beraqà!”, una nuova benedizione. Simeone benedice il Signore perché la sua vita non è terminata come la vita di tanti, nell’ozio, nella dissipazione, nella disperazione o in altra forma. La sua vita è terminata tenendo tra le braccia il piccolo Gesù, questo è ciò che è bastato a Simeone!
La sapienza di chi si muove. La sapienza di questo vegliardo è anche la sapienza di chi sa ancora muoversi, di chi sa ancora mettersi in cammino. Chissà, forse aveva anche lui i suoi dolori, i suoi acciacchi, forse anche le sue gambe erano malferme. E tuttavia quando si sente chiamato dallo Spirito si muove, va nel tempio, attende che succeda quello che Dio ha previsto… è questa la saggezza di un vecchio che non si siede, non si ferma, non aspetta che le cose avvengano senza di lui, ma si lascia guidare dallo Spirito, fino all’ultimo giorno della sua esistenza, l’ultimo giorno della sua vita.
La sapienza di chi custodisce. Simeone prende tra le braccia Gesù, fa sentire al Bambino Gesù il suo calore, la sua presenza, il suo essergli amico. Simeone, che ha custodito nella preghiera quell’incontro, ora che si realizza sa custodire il bambino che gli viene presentato. Da questa custodia nascerà il desiderio di rimanere per sempre con Dio. Non più nel tempio, non più per un servizio, ma nella sua gloria, come figlio atteso.
La sapienza di Anna
Parimenti la sapienza di Anna.
La sapienza di una vecchia. È vecchia, è vedova, ha fatto tutta la sua vita da vedova. Non ha cercato il riscattatore, non ha cercato un parente che potesse prendersi cura di lei. È rimasta nel tempio, indicando così che Dio era il suo riscattatore, Dio era il suo amico, Dio si prendeva cura di lei. Anna non si è rifatta una vita. Ha avuto la sapienza del rimanere e questa sapienza l’ha ripagata. Anche lei vede Gesù Bambino, tiene tra le braccia il Messia, gode della stessa consolazione di cui può godere anche Simeone.
La sapienza di chi loda. Anche lei loda il Signore, anche lei parla della consolazione che verrà da quel bambino ad Israele. Lei che è stata sola per una vita, lei che non è stata consolata da nessuno, se non da Dio, ora che tiene tra le braccia il Figlio di Dio, parla di consolazione. Consolazione spirituale, consolazione che rende di nuovo possibile la vita, consolazione che diventa comunione con tutti gli uomini di buona volontà che intenderanno custodire il mistero.
La sapienza di chi pensa alla redenzione. La sapienza di Anna è anche la sapienza di chi non pensa a onori e fortuna, ma è la sapienza di chi pensa alla redenzione di Israele. A questa donna non stanno a cuore le cose, ma il sapere che Dio è presente, che si fa carico delle sorti del suo popolo. Ad Anna importa che anche gli uomini si accorgano della presenza di Dio, dell’importanza della redenzione e prega perché avvenga questo, anche grazie al suo racconto e alla sua testimonianza.
Per noi
Abbiamo molte cose da imparare dalla sapienza di Anna e da quella di Simeone. A 40 giorni dal Natale vorrei rilanciare, però, quello che ho detto la notte di Natale e cioè che c’è un essenziale a cui pensare, c’è un essenziale a cui badare. L’essenziale è Cristo e noi, anche oggi, dovremmo essere qui per questo. L’essenziale è Cristo. È stato così nella vita di Simeone ed Anna, è stato così nella vita di quest’uomo e di questa donna dello Spirito che hanno cercato di essere fedeli alla loro missione e alla loro vocazione.
Potrà essere così anche per noi, se lo desidereremo. Per tornare all’essenzialità di Cristo vi propongo di vivere bene anche le giornate eucaristiche, che si possono celebrare da domani. Chiediamo al Signore di saperle vivere bene, perché possiamo tornare a quell’essenzialità di Cristo di cui abbiamo parlato.