Settimana della prima domenica di Quaresima – lunedì
Questa prima settimana di quaresima ci deve aiutare a riflettere, come abbiamo detto ieri, sul mistero di Dio Padre, creatore di tutte le cose. Incominceremo sempre la nostra riflessione dal Vangelo, per poi dare qualche breve indicazione sulle altre Scritture.
Vangelo
Mt 5, 1-12a
✠ Lettura del vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Un monte, un colle, un lago. Gente che si raduna attorno a Gesù, che si mette a sedere. Un’immagine di calma, di pacatezza, di silenzio, di solitudine, di amorosa convivialità. Così Gesù inizia il suo ministero, la sua predicazione, il suo volere stare in mezzo agli uomini per condividere la loro storia, la loro vita, le loro attese, le loro speranze, i loro problemi. Dio Padre è così, è un Dio che raduna. L’opera del Figlio è tutta un’opera di raduno di gente, di folle da ogni dove. Uomini e donne che ancora oggi, nel mondo, si radunano attorno a Gesù Cristo per adorare Dio Padre.
Gesù, che è la voce, la Parola di Dio Padre, insegna. Perché Dio è così, un Dio che insegna. Insegna la via della felicità, la via della beatitudine che passa attraverso molte cose: la povertà in spirito, ovvero la capacità di fidarsi di Dio perché Dio Padre è Colui che accoglie i suoi figli; la capacità di affidare a Dio anche il proprio pianto, perché Dio Padre è Colui che sa trarre da quelle lacrime la gioia; la mitezza, vera caratteristica di Dio Padre, Colui che non si impone, ma, piuttosto, propone; la fame e la sete di giustizia, perché Dio Padre è Colui che rende giustizia ai suoi figli, specie quando questa giustizia è privata, negata dalla storia degli uomini. Dio Padre è misericordia, per questo Egli risplende in ogni atto di misericordia degli uomini; Dio Padre è Colui che promuove l’unità tra gli uomini e, per questo, sono detti beati coloro che diventano promotori di pace e unità; Dio Padre è Colui che sostiene coloro che, nel suo nome, sono perseguitati. C’è un’azione dello Spirito del tutto speciale per coloro che vivono nella solitudine e nella persecuzione. Dio non lascia solo nessuno. Dio Padre è tutto questo insieme, in verità Egli è molto altro ancora, perché Egli è tutto. Dio Padre è, infine, Colui che invita alla gioia. Anche questo tempo di quaresima, con le sua sobrietà, con i suoi richiami, è un tempo di gioia perché è dalla Croce di Cristo che viene la gioia per il mondo.
Genesi
2, 18-25
Inizia la lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.
Ancor più evidente nella prima lettura è la caratteristica di Dio Padre creatore. Un racconto non storico nei suoi dettagli, ma nel suo significato. Ogni cosa proviene da Dio. L’uomo, nel suo essere maschio e femmina, rappresenta l’apice della creazione del Signore. Se su tutta la creazione risplende l’amore di Dio Padre, è vero che c’è un vertice di tutto il creato, che è l’uomo e la donna. Fatti ad immagine di Dio per amare Dio, fatti a sua somiglianza per trasmettere, come Lui, la vita.
Proverbi
1, 1a. 20-33
Inizia la lettura del libro dei Proverbi
Proverbi di Salomone. La sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; nei clamori della città essa chiama, pronuncia i suoi detti alle porte della città: «Fino a quando, o inesperti, amerete l’inesperienza e gli spavaldi si compiaceranno delle loro spavalderie e gli stolti avranno in odio la scienza? Tornate alle mie esortazioni: ecco, io effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le mie parole. Perché vi ho chiamati ma avete rifiutato, ho steso la mano e nessuno se ne è accorto. Avete trascurato ogni mio consiglio e i miei rimproveri non li avete accolti; anch’io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura, quando come una tempesta vi piomberà addosso il terrore, quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano, quando vi colpiranno angoscia e tribolazione. Allora mi invocheranno, ma io non risponderò, mi cercheranno, ma non mi troveranno. Perché hanno odiato la sapienza e non hanno preferito il timore del Signore, non hanno accettato il mio consiglio e hanno disprezzato ogni mio rimprovero; mangeranno perciò il frutto della loro condotta e si sazieranno delle loro trame. Sì, lo smarrimento degli inesperti li ucciderà e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire; ma chi ascolta me vivrà in pace e sarà sicuro senza temere alcun male».
Dio Padre è la fonte della sapienza, come abbiamo già commentato nel tempo dopo l’Epifania. La sapienza di Dio Padre è la sapienza che invita al ritorno, come ci veniva detto nel testo della seconda lettura. La sapienza del Padre brilla nella creazione, brilla nell’uomo, vertice della creazione, brilla nell’azione di Gesù, che porta a compimento la rivelazione del volto di Dio Padre
In preghiera
Credere in Dio Padre, con tutte le caratteristiche che la Scrittura di oggi gli attribuisce, significa per noi credere in Colui che ci può dare la grazia del ritorno. Noi non potremo mai credere alla paternità di Dio e convertirci al suo amore se non intraprenderemo questa strada.
Donaci, o Padre di Misericordia, la grazia del ritorno.
Donaci la grazia della gioia.
Donaci la grazia di sapere che sei la fonte di ogni felicità e di ogni beatitudine.
Dio Padre attira tutto a te, perché Tu solo puoi rinnovare il mondo!
Esame di coscienza
- Quale caratteristica della paternità di Dio mi ha più colpito?
- Lascio che Dio Padre chiami anche me alla beatitudine?
- Dove vedo l’azione di benevolenza di Dio agire nella mia vita?
- Quale delle beatitudini fa più per me in questo momento della mia storia personale?
- Quale caratteristica di Dio Padre colgo meglio per la mia esistenza quotidiana?