Ultima dopo l’Epifania
Introduzione
Poiché la quaresima si avvicina, ecco che la sapienza e la ricchezza del rito ambrosiano, con la domenica della clemenza che abbiamo celebrato la scorsa settimana e con quella del perdono che celebriamo oggi, cercano di introdurci ad un tempo di misericordia e di revisione di vita vissuto con pienezza e grazia. Per entrare nel clima di questa domenica potremmo chiederci:
- Qual è la via del perdono?
- Qual è la strada per giungere al perdono vissuto e non solo pensato?
La Parola di Dio
LETTURA Sir 18, 11-14
Lettura del libro del Siracide
Il Signore è paziente verso di loro ed effonde su di loro la sua misericordia. Vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono. La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente. Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge. Ha pietà di chi si lascia istruire e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.
SALMO Sal 102 (103)
Grande è la misericordia del Signore.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno. R
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente
su quelli che lo temono. R
Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R
EPISTOLA 2Cor 2, 5-11
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma, in parte almeno, senza esagerare, tutti voi. Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dalla maggior parte di voi, cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità; e anche per questo vi ho scritto, per mettere alla prova il vostro comportamento, se siete obbedienti in tutto. A chi voi perdonate, perdono anch’io; perché ciò che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l’ho fatto per voi, davanti a Cristo, per non cadere sotto il potere di Satana, di cui non ignoriamo le intenzioni.
VANGELO Lc 19, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Vangelo
È l’itinerario di fede vissuto da Zaccheo, che già ben conosciamo ma sul quale è bene sostare. Direi che sono 5 i verbi o anche le fasi del cammino di Zaccheo che ci portano a capire come si vive il perdono cristiano.
Desiderare.
Il primo verbo è certamente un verbo che esprime il desiderio di Zaccheo. Dice il vangelo che egli “cercava di vedere Gesù”. Il che significa che nel cuore di Zaccheo c’è un grande desiderio. Tutti parlano di Gesù, non è la prima volta che viene a Gerico, l’occasione sembra una di quelle occasioni da non perdere. Cosa c’è nell’anima di Zaccheo? Certo difficile dare un nome a tutti i suoi pensieri, a tutte le sue emozioni e desideri. Ma certamente c’è un desiderio grande. Che non è solo il desiderio di vedere Gesù ma che, in modo più ampio, è il desiderio di cambiare vita, il desiderio di fare qualcosa di nuovo, il desiderio di ascoltare una delle sue parole che tutti dicono essere di grande aiuto per l’anima e per la vita in generale. È questo desiderio che muove Zaccheo, probabilmente, se non avesse avuto questo grandissimo desiderio, quel giorno avrebbe fatto altro, sarebbe andato al suo lavoro come al solito, o a banchettare solo con i suoi amici. Se questo non avviene e se accede alla grazia di un incontro è per un grande desiderio che ha nel cuore: il desiderio che possiede la sua vita, che non gli dà tregua, che non gli dà più respiro. Il desiderio di una novità che sia anche e davvero cammino di vita.
Vedere
Il secondo verbo è vedere: “cercava di vederlo”, come è scritto. Il desiderio di Zaccheo coinvolge il senso della vista. A lui basterebbe vedere Gesù. Certo non è nella posizione di chiedere di più. Ci sono tante persone che lo conoscono già, che lo hanno già ascoltato. Zaccheo si mette dalla parte dei peccatori che non hanno diritto a questa grazia, che non possono sperare in qualche forma di incontro come quello del cieco, il famoso cieco di Gerico, che aveva appena guarito. Zaccheo vuole vedere per curiosità. Zaccheo vuole anche vedere da lontano, potrebbe bastare anche questo per continuare quella dinamica di desiderio che sente profonda dentro di lui. Zaccheo non sa minimamente quello che sta per accadere e non può prevedere minimamente quello che sta per avvenire. A lui basterebbe vedere.
Scendere
Il terzo verbo è scendere, come il vangelo stesso ci dice. È Gesù a pronunciare questa parola che ha il tono di un comando: “scendi subito!”, come potrebbe dire la mamma apprensiva al figlioletto che si è imprudentemente arrampicato su qualche ramo potenzialmente pericoloso. Direi che il verbo a cui possiamo fare riferimento è, per questo, anche il verbo Obbedire. Zaccheo riceve un comando e obbedisce. Lui che si era arrampicato solo per vedere, viene coinvolto in un’altra dinamica, quella dell’obbedienza. Non conosce Gesù, come abbiamo detto. Ha solo nel cuore il desiderio di vederlo. Eppure, di fronte allo sguardo di Gesù che si posa proprio su di lui e di fronte alla sua parola che ha il tono di un ordine, Zaccheo obbedisce. Mette in pratica la parola di Gesù. Senza chiedere, senza ribattere. Zaccheo, abituato a comandare e, da come si deduce dal resto delle narrazione, anche ad avere una vita di comando sugli altri, obbedisce senza obiettare.
Accogliere
Il quarto verbo è accogliere. “Lo accolse nella sua casa”. È un rimando. Poiché Zaccheo ha accolto la sua parola, poiché, potremmo dire, lo ha accolto nella sua anima, ecco che lo accoglie anche nella sua casa. Il banchetto, probabilmente già preparato per i suoi amici, accoglie un ospite di eccezione. È un segno di festa che nasce dal sentirsi accolto. Zaccheo si sente accolto dal Signore e, per questo apre le porte della sua casa. Zaccheo che aveva aperto le porte della sua anima, del suo cuore, non può non aprire le porte della sua abitazione e diventare così, immediatamente, amico di Dio.
Dare
Il quinto verbo, quello finale, è dare. Zaccheo, che sente le critiche ma che sente anche le parole del Signore, si dispone ad un’azione unica. Generosa, insolita e straordinaria. Poiché riconosce che la parola di Gesù è stata straordinaria nella sua anima, ecco che egli non trattiene più. Diventa capace di dare. È il segno della sua conversione. Lui che aveva preso, anche indebitamente, dagli altri, lui che aveva pensato solo a sé stesso, lui che aveva nascosto la sua attività di cui solo si parlava, diventa capace di dare, diventa capace di pensare agli altri, non si nasconde più ed anzi fa un’azione plateale, pubblica, rilevante. Sono i segni della conversione di San Luca. Da una vita centrata su sé stesso, Zaccheo passa ad una vita che diventa accoglienza di Cristo e, per questo, dono.
Per noi e per il nostro cammino
Il percorso perché ogni credente e, quindi, anche noi, possa comprendere cosa è il perdono e possa aprirsi al perdono, è tutto qui, è tutto compreso tra questi 5 verbi.
- il perdono va desiderato
Anzitutto, sia a livello umano che a livello di fede, il perdono va desiderato. Non esiste perdono tra gli uomini ma non c’è nemmeno efficace perdono di Dio, se manca il desiderio. Perché molte volte i segni del perdono rimangono inefficaci dentro di noi? perché quando andiamo a confessarci, per dirla in soldoni, non siamo mai troppo contenti? Perché non desideriamo il perdono di Dio e viviamo anche una realtà grande come il Sacramento come qualcosa di abitudinario, come qualcosa da ripetere ogni tanto, come qualcosa che, insomma, fa parte della vita dei credenti e che bisogna pur vivere in qualche modo. Se togli al perdono la dinamica del desiderio che significa preparazione, che significa sogno, che significa anche incertezza del risultato, perché il perdono potrebbe anche essere richiesto ma non concesso, togli la parte più importante di qualsiasi dinamica di perdono
- il perdono nasce da uno sguardo
In qualsiasi caso, che si tratti di perdono umano o che si tratti di perdono divino, tutto nasce da uno sguardo. Da uno sguardo interiore, da uno sguardo nell’anima, nel cuore, per capire, attraverso quello che si è fatto, chi si è. Dalle cose, dai comportamenti, dalle azioni, lo sguardo interiore permette di risalire alla identità. Inoltre occorre poi uno sguardo dell’altro, della persona a cui si chiede o si concede il perdono, come pure lo sguardo di Dio, la confessione altro non è che il lasciare che Dio guardi a noi, con quello sguardo di amore, di misericordia, di clemenza, del quale spesso la Chiesa parla eppure nel quale non abbiamo mai troppa fiducia.
- il perdono passa attraverso un’obbedienza.
Anche il perdono, sia quello umano che quello divino, passa sempre attraverso un atto di obbedienza. Obbedienza all’altro e obbedienza a Dio, obbedienza alla persona che si accoglie in un atto di perdono donato o dalla quale si è accolti in un atto di perdono richiesto, come anche di obbedienza a Dio, obbedienza che nasce dal mettersi nelle mani dell’altro o di Dio. Un atto di perdono chiede questo: richiede quell’obbedienza che nasce dalla fiducia. Per il perdono sacramentale, l’obbedienza è quella stessa del Sacramento che, nei suoi riti, porta all’assoluzione del peccatore.
- il perdono passa attraverso un’accoglienza.
Anche il perdono richiede accoglienza. Accoglienza festosa. Sempre, chi concede ile perdono, come chi chiede il perdono, come anche lo stesso perdono di Dio, richiede un’accoglienza, espressa, il più delle volte con un gesto. Se volete, andate a rileggervi il pane del perdono di Fra Cristoforo.
“Il gentiluomo si raccostò al nostro Cristoforo, il quale faceva segno di volersi licenziare, e gli disse: – padre, gradisca qualche cosa; mi dia questa prova d’amicizia -. E si mise per servirlo prima d’ogni altro; ma egli, ritirandosi, con una certa resistenza cordiale, – queste cose, – disse, – non fanno più per me; ma non sarà mai ch’io rifiuti i suoi doni. Io sto per mettermi in viaggio: si degni di farmi portare un pane, perché io possa dire d’aver goduto la sua carità, d’aver mangiato il suo pane, e avuto un segno del suo perdono -. Il gentiluomo, commosso, ordinò che così si facesse; e venne subito un cameriere, in gran gala, portando un pane sur un piatto d’argento, e lo presentò al padre; il quale, presolo e ringraziato, lo mise nella sporta”.
- il perdono si trasforma in donazione.
Anche il perdono, infine, si trasforma in donazione. Non è raro che sia il perdono umano che quello divino diventino azione. Azione uguale e contraria a quelle che si sono confessate, a quelle per le quali il perdono è stato richiesto. Come Zaccheo che dimentico di sé, lui che aveva pensato solo a sé, dona agli altri.
Credo che, nell’anno giubilare che non solo è iniziato da tempo ma che, ora, ci fa da punto di riferimento e da sostegno nella quaresima che si prepara, ci siano chiesti segni diversi, segni straordinari, segni di autenticità del cammino. Facciamo in modo che il perdono, che farà da sfondo a tutto il periodo quaresimale, possa davvero essere punto di riferimento per il nostro cammino personale, in comunione con il cammino ecclesiale che tutti siamo chiamati a compiere.