Lunedì 03 marzo

Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – Lunedì

La spiritualità della settimana

Entriamo nell’ultima settimana prima della Quaresima. Portiamo così a compimento il lungo periodo dopo l’Epifania e ci prepariamo a vivere in modo del tutto speciale questa Quaresima di Giubileo. Nella settimana leggiamo l’ultimo testo sapienziale che il rito ambrosiano ci riserva: il Qoelet.

La Parola di questo giorno

LETTURA Qo 1, 1-14
Lettura del libro del Qoèlet

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un’altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce. Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento. Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere. Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo. Non si sazia l’occhio di guardare né l’orecchio è mai sazio di udire. Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»? Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto. Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito. Io, Qoèlet, fui re d’Israele a Gerusalemme. Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. Questa è un’occupazione gravosa che Dio ha dato agli uomini, perché vi si affatichino. Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.

SALMO Sal 144 (145)

Santo è il Signore in tutte le sue opere.

Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare. R

Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R

Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere. R

Canti la mia bocca la lode del Signore
e benedica ogni vivente il suo santo nome,
in eterno e per sempre. R

VANGELO Mc 12, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Qoelet

Il Qoelet è stato definito un saggio pessimista, un uomo che è un po’ triste, che non vede speranza. In effetti le parole che abbiamo ascoltato questa mattina potrebbero indurre anche noi a pensare qualcosa del genere. Qoelet diceva che non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole e che quello che accade non è mai tanto dissimile da quello che è già accaduto. Constatazione che possiamo fare anche noi. Cambiano, forse, le forme, cambiano i modi ma, davvero, quello che accade è più o meno simile a quello che già avvenne, perché l’uomo è sempre lo stesso. Qoelet guardava poi ai grandi fenomeni del mondo: tutto si mantiene più o meno simile, anche se tutto è in evoluzione. È vero che la natura cambia, ma è anche vero che i cicli continuano a ripetersi. Anche per l’uomo è così: si affanna, cerca di guadagnare ciò che può con il suo lavoro, eppure egli non è mai sazio. Quand’anche riuscisse a raggiungere gli obiettivi prefissati, il cuore dell’uomo non si sazia e ne metterà altri. Tutto è così davvero? Occorre questo sguardo pessimista? No. No perché Qoelet non è pessimista. No perché tutto è nelle mani di Dio e nulla avviene fuori dalla sua volontà. Questa è la professione di fede di Qoelet che è un uomo pieno di speranza. La speranza di vedere Dio da cui tutto dipende.

Vangelo

Si capisce allora meglio il monito del Signore Gesù: “Rendete a Dio quello che è di Dio”. Gesù ha pronunciato questa massima di sapienza proprio perché tirato in ballo su questioni molto pratiche, molto terrene: è lecito pagare le tasse? Domanda faziosa, domanda sulla quale ci si potrebbe dividere. Gesù, invece, mette ogni voce a tacere proprio perché, con sapienza, ricorda che lo scopo della vita è tornare a Dio, rendere l’anima a Dio. Tutte le cose intermedie devono essere messe in ordine in vista di questo scopo. Come dire: quando è chiaro che la vita è un pellegrinaggio, quando è chiaro che c’è una meta fissa che è la visione del volto di Dio, quando è chiaro che non si è in balia del caso e che tutto avviene in modo conforme alla volontà di Dio, allora tutto acquista il suo ordine e tutto acquista il suo senso. Quando si capisce in quale direzione andare, tutto ha un principio fisso a cui attenersi. Il problema è se manca questo principio, se manca una visione chiara della vita, se si esce dal pensiero per cui la vita è tutta un pellegrinaggio di ritorno a Dio. Gesù invita quindi tutti ad avere questa visione, ad avere questa speranza, per non disperdersi nelle mille cose della vita.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che anche a noi, ormai nel vivo di questo anno giubilare, sia posta questa questione. Cosa pensiamo noi della nostra vita? Come vediamo i nostri giorni? Che senso diamo al tempo che siamo chiamati a vivere? Sono le domande di sempre, sono le domande che si fa, prima o poi, ogni uomo che pensa. Sono le domande esistenziali, quelle che tutti siamo chiamati a porci per non vivere il rischio di una vita senza senso. Credo che questa, oggi, sia più che mai la questione perché tutti vediamo che molti uomini vivono così, prendendo quello che capita, ma senza dare un senso ai propri giorni. Forse molti uomini di oggi sono davvero stanchi e sfiduciati, come ci dice il Vescovo. Proprio questa stanchezza e questa sfiducia generano il pensiero che, allora, non valga la pena di fare niente. Credo che questa sia la questione di molti spiriti afflitti di oggi. A tutti, anche a chi vive bene, anche a chi vive con intensità la propria vita, è chiesto, però, di riflettere sul senso dei propri giorni, sul senso della propria esistenza, sul senso della propria vita. Per dare senso all’esistenza occorre entrare nell’ottica della fede e cercare di capire che la vita è pellegrinaggio, la vita è ritorno a Dio, la vita è mettersi in cammino verso questa meta. Allora, quando si ha uno scopo, tutte le altre cose vengono un po’ di conseguenza. Chiediamo al Signore la forza e la grazia di vivere così, dentro quest’ottica, dentro quest’ordine, dentro questo modo di impostare le cose, per evitare che i giorni siano solo un susseguirsi di tempo senza senso e per non lasciare che ci siano accadimenti che lasciano la vita vuota. Il Signore che ci guida in ogni istante della vita, renda davvero la nostra esistenza un pellegrinaggio di ritorno al Padre, come anche la prossima Quaresima ci indicherà.

Provocazioni dalla Parola

  • Cosa pensiamo noi della nostra vita?
  • Come vediamo i nostri giorni?
  • Che senso diamo al tempo che siamo chiamati a vivere?
2025-02-28T22:49:30+01:00