lunedì 02 marzo

Settimana della seconda domenica di Quaresima – lunedì

La spiritualità di questo giorno

Iniziamo i giorni feriali della seconda settimana di Quaresima sempre rileggendo le Scritture con l’attenzione a capire cosa ci dicono sul tema delle relazioni.

La Parola di questo giorno

GENESI 17, 1b-8
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso». Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».

SALMO Sal 118 (119), 25-32

Beato chi cammina nella legge del Signore.

La mia vita è incollata alla polvere:
fammi vivere secondo la tua parola.
Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto;
insegnami i tuoi decreti. R

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò le tue meraviglie.
Io piango lacrime di tristezza;
fammi rialzare secondo la tua parola. R

Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Ho scelto la via della fedeltà,
mi sono proposto i tuoi giudizi. R

Ho aderito ai tuoi insegnamenti:
Signore, che io non debba vergognarmi.
Corro sulla via dei tuoi comandi,
perché hai allargato il mio cuore. R

PROVERBI 5, 1-13
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, fa’ attenzione alla mia sapienza e porgi l’orecchio alla mia intelligenza, perché tu possa conservare le mie riflessioni e le tue labbra custodiscano la scienza. Veramente le labbra di una straniera stillano miele, e più viscida dell’olio è la sua bocca; ma alla fine ella è amara come assenzio, pungente come spada a doppio taglio. I suoi piedi scendono verso la morte, i suoi passi conducono al regno dei morti, perché ella non bada alla via della vita, i suoi sentieri si smarriscono e non se ne rende conto. Ora, figli, ascoltatemi e non allontanatevi dalle parole della mia bocca. Tieni lontano da lei il tuo cammino e non avvicinarti alla porta della sua casa, per non mettere in balìa di altri il tuo onore e i tuoi anni alla mercé di un uomo crudele, perché non si sazino dei tuoi beni gli estranei, e le tue fatiche non finiscano in casa di uno sconosciuto e tu non debba gemere alla fine, quando deperiranno il tuo corpo e la tua carne, e tu debba dire: «Perché mai ho odiato l’istruzione e il mio cuore ha disprezzato la correzione? Non ho ascoltato la voce dei miei maestri, non ho prestato orecchio a chi m’istruiva».

VANGELO Mt 5, 27-30
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».

La Scrittura

Sarò il loro Dio…

Non ho ascoltato la voce dei miei maestri…

Piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna…

La vita di Abramo, come sentiremo molto bene anche nei prossimi giorni mentre la liturgia ci farà ripercorrere le gesta del grande patriarca, è piena di relazioni. Tuttavia il brano di oggi ci dice che c’è una relazione fondante che, poi, spiega tutte le altre della vita di Abramo. È la “Relazione” per eccellenza, la relazione con Dio. Prima ancora di dirci come Abramo ha vissuto questa relazione, cosa è stata per lui la fede, come ha vissuto il suo itinerario interiore, la scrittura della Genesi utilizza questa relazione per presentare Dio. È Dio, come abbiamo sentito, che cerca una relazione con Abramo. È Dio che parla con Abramo. È Dio che lo cerca, lo sostiene, gli dice quello che deve fare, dove deve dirigersi, come sarà il suo futuro. Dio si relaziona ad Abramo in un modo unico, quasi incomprensibile per noi che rimaniamo stupiti di fronte a quello che il testo biblico ci racconta, tanto che ci domandiamo: ma andarono proprio così le cose? Al di là del dato della cronaca che, come sempre, è molto sullo sfondo di ogni pagina biblica, la Scrittura intende dirci una verità di fede: Dio è colui al quale piace parlare con gli uomini, Dio è colui che cerca una relazione vera, profonda, intima, con ciascun uomo, Dio è colui che crea gli uomini per riversare su di essi tutto il suo amore e tutta la sua misericordia. Ora, se è vero che questo si addice ad ogni uomo, è altrettanto vero che si doveva dire per Abramo qualcosa del tutto originale, dal momento che Abramo è il primo uomo a cui Dio parla, a cui Dio fa udire la sua voce. Se, da sempre, all’uomo che cercava Dio, potevano essere utili i suoi segni e la sua rivelazione dentro le cose della natura, ora si cambia completamente tono. Non è più l’uomo a cercare Dio, ma è Dio a cercare l’uomo. Non è più l’uomo a mettersi in qualche modo sulle tracce di Dio, ma è Dio che cerca esplicitamente l’uomo per parlargli. Abramo è solo il primo di una serie di uomini che parlerà con Dio. Abramo, come dice la lettera agli Ebrei, è il nostro padre nella fede, il padre nella fede non solo di Israele, ma di tutti i credenti, dal momento che egli rappresenta tutti gli uomini che sanno, che vogliono, che intendono parlare con Dio. Abramo è il primo credente che si mette in una relazione personale e diretta con Dio.

Ancora, il libro della Genesi ci dice che questa relazione con Dio è il cuore di ogni vita. Per Abramo la fede è stata tutto. È stata l’orizzonte di senso nel quale collocare tutti gli avvenimenti che si sono svolti nel corso del tempo. Così è detto di ogni credente. Ogni credente può vivere la sua relazione con Dio in modo tale da costruire, giorno dopo giorno, la sua relazione con Dio in modo che essa diventi l’orizzonte di senso all’interno del quale collocare tutti gli eventi della propria storia.

Infine la Genesi rivela che la relazione con Dio è sempre benedizione. Per Abramo questa benedizione sarà anche concreta, tangibile, sarà il dono di quel figlio che arriverà a suggellare la promessa. Il dono di un erede che porti avanti il popolo, il dono di un figlio che renderà grande il suo nome, il dono di un ragazzo che costituirà il primo anello di una catena che formerà un popolo. Isacco è questo per Abramo. Il testo, ovviamente, non è solo memoria di fatti storici, ma, riletto spiritualmente, dice che ciascun uomo può sperimentare la benedizione di Dio. Quella benedizione che si esprime in molte forme, in molti modi, in molte direzioni. Quella benedizione che è ciò che, concretamente, sostiene il cammino che ciascuno deve fare. A volte può essere visibile, a volte sensibile, a volte è solo un convincimento interiore. La benedizione di Dio è tutto questo e accompagna i giorni di chi a Lui si affida.

Vivere di questa benedizione è dirigere i propri giorni verso l’incontro con Dio e non verso la Geenna, come ci ha detto il Vangelo, altra metafora per dirci che una vita che non è in relazione con Dio rischia di essere una vita che si perde, che non realizza nulla di serio, che viene sprecata.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che il brano della Genesi sia davvero fondamentale per noi. La nostra fede, il nostro cammino interiore, o è un modo per esprimere la nostra relazione con Dio, oppure rischia di farci essere solamente uomini, donne che vivono manifestazioni esteriori della fede senza un cuore. Il Signore Gesù è intervenuto molto spesso su questo tema, ricordando che Dio non guarda le cose esteriori di cui è fatto un cammino, ma guarda il cuore. È il cuore che Egli cerca, è il cuore che Egli vuole. La Quaresima dovrebbe essere proprio il tempo propizio per affinare questa relazione e per dare a Dio il nostro cuore, i nostri pensieri, la nostra volontà. C’è una preghiera di Sant’Ignazio di Loyola che si addice benissimo a quanto stiamo dicendo, la preghiera del “Suscipe”, dove Sant’Ignazio chiede a Dio di prendere in dono tutto di sé, la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti… tutto ciò che compone la sua persona, perché, entrando in una relazione così forte con Dio, egli sappia compiere sempre la sua volontà. È quello che necessita anche a noi. In questo giorno di Quaresima chiediamo questo dono, per camminare, alla scuola di Abramo, nella sequela di quel Dio che ama relazionarsi agli uomini e che fa sempre il primo passo per cercarli e per attirarli a sé.

Perché la Parola rimanga in noi

  • Come imposto la mia relazione con Dio?
  • Come posso curare meglio questa relazione nei giorni di Quaresima?
  • Cosa offro a Dio di me stesso perché questa relazione sia vera
2026-02-27T09:25:20+01:00