Mercoledì 02 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì

Vangelo

Lc 4, 38-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Vorrei continuare ancora a fissare istanti di eternità nella memoria e nel cuore, così come le due Scritture ci aiutano a fare. Partiamo dal Vangelo. Chi sarà mai una vecchia, suocera di Simone, che giace malata in una casa di Cafarnao? Chi saranno mai i malati di quella città sulle rive del lago, piccolo centro della Galilea dei tempi? Nulla. Uomini e donne senza nome, senza volto, tra i tanti “poveri” della storia che nessuno mai ricorderà. Invece entrano nel Vangelo e fissano istanti di eternità. La suocera di Simone, una donna ebrea, una donna di fede che impara subito la lezione di come si entra a far parte dell’eternità. Appena viene guarita dal Signore, subito si mette a servirlo. È già una donna di fede, è già una credente in Dio, è già una donna che attende la manifestazione e il conforto di Israele. Quando vede che il segno, per lei, si compie con quella presenza del Signore, subito si mette a servirlo. Passa all’azione della carità.

Così come i malati che vengono portati da Gesù. Chi li accudisce è davvero un uomo o una donna di fede. Sapendo quello che il Signore sta facendo, sentendo del miracolo che riguarda la suocera di Simone, porta immediatamente il proprio caro al Signore, perché possa sperimentare quella potenza di salvezza che da lui proviene. Come già dicevamo nei giorni scorsi, si tratta di uomini e donne di fede, che attendono il Messia. Sentita la fama di Gesù subito accorrono da lui. Vogliono bene alle persone che curano e non si lasciano perdere la possibilità di un incontro che, per i loro cari, potrebbe essere salutare. Non importa se siamo a sera, non conta la stanchezza accumulata nella giornata di lavoro. Eccoli pronti ad uscire, eccoli pronti ad andare di nuovo sulle strade per incontrare il Signore, magari anche solo da lontano.

Non conosciamo i loro nomi, non sappiamo delle loro situazioni concrete. Sappiamo solo che fu gente generosa. Uomini, donne, che nelle mura domestiche si prendevano cura di anziani, malati, disabili. Il tutto con amore. Quell’amore che li ha condotti quella sera dal Signore si è trasformato in salvezza.

Esodo

Es 6, 2-11
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il Signore! Mi sono manifestato ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio l’Onnipotente, ma non ho fatto conoscere loro il mio nome di Signore. Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro la terra di Canaan, la terra delle loro migrazioni, nella quale furono forestieri. Io stesso ho udito il lamento degli Israeliti, che gli Egiziani resero loro schiavi, e mi sono ricordato della mia alleanza. Pertanto di’ agli Israeliti: “Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai lavori forzati degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio teso e con grandi castighi. Vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrae ai lavori forzati degli Egiziani. Vi farò entrare nella terra che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe; ve la darò in possesso: io sono il Signore!”». Mosè parlò così agli Israeliti, ma essi non lo ascoltarono, perché erano stremati dalla dura schiavitù. Il Signore disse a Mosè: «Va’ e parla al faraone, re d’Egitto, perché lasci partire dalla sua terra gli Israeliti!».

Non sempre capita così. Non sempre si è pronti e solleciti a cercare la presenza di Dio che salva. Lo sapevano bene anche gli Ebrei che erano schiavi in Egitto. Più volte il Signore Dio aveva tentato di raggiungerli, di far loro prendere consapevolezza del degrado a cui erano giunti; più volte aveva cercato di suscitare la loro libertà per un riscatto della loro posizione. Nulla. Non era mai successo nulla. È bellissima la frase dell’autore sacro: “non lo ascoltarono perché erano stremati dalla schiavitù!”. Ci sono delle condizioni di vita che annullano la libertà, spengono il desiderio, opprimono e, proprio per questo, non rendono nemmeno capaci di vivere un minimo itinerario di fede, non permettono nemmeno il minimo ascolto della voce di Dio che chiama a salvezza. Occorrerà un uomo che ascolti questa voce e che, credendo, si faccia carico del progetto di vita di un popolo. È Mosè che, ascoltando la voce dal roveto ardente, troverà la forza per riscattare tutto il suo popolo. Accenderà nel cuore degli Ebrei la passione per la verità e per la libertà; dovrà combattere contro le loro paure e la loro pigrizia; faticherà per suscitare nel suo popolo quel senso di Dio, quel senso di fede che permette di vivere un autentico cammino di libertà. Per questo egli sarà il consolatore, il riscattatore, il liberatore.

Per noi

Quanti sono gli uomini e le donne che sono oppressi da forme di schiavitù che non permettono loro di vivere un cammino di libertà? C’è chi è oppresso da un lavoro alienante e chi è sfiduciato a causa della perdita del lavoro. C’è chi è oppresso da relazioni opprimenti e chi è rinchiuso in un’asfissiante solitudine. C’è chi non ha relazioni umane, c’è chi ne ha troppe, ma nessuna vera e sincera. C’è chi non è dentro il cammino di una comunità e non vede alcun bene e chi rende la comunità stessa chiusa e opprimente… Potremmo continuare a lungo con gli esempi. Certo è che anche oggi ci sono molte situazioni nelle quali non ci è dato di poter vivere momenti liberatori, occasioni di bene che spingono l’uomo a vivere appieno la propria libertà. Anche oggi ci sono milioni di uomini e di donne che non possono sentire la voce di Dio perché sono oppressi. Cosa possiamo fare noi? La preghiera e la testimonianza cristiana sono le due “armi” che abbiamo. La preghiera di intercessione e la cura perché, anche grazie al nostro modo di agire, di vivere, di pensare, la luce della fede possa essere testimoniata a loro, perché qualcuno impari a rialzare la testa. Chiediamo al Signore di fissare questa parola di eternità nel cuore e di poter agire di conseguenza.

2021-05-27T17:49:32+02:00