Settimana della 9 domenica dopo Pentecoste – mercoledì
Per introdurci
Vorrei che dedicassimo davvero questa giornata speciale a ricevere il perdono di Dio, quel perdono che San Francesco morente chiese ancora con insistenza perché in tutto il mondo si potesse avere un giorno a disposizione per raggiungere con più facilità il Paradiso. Anche noi entriamo in questa logica grazie alle Scritture che abbiamo ascoltato.
La Parola di questo giorno
LETTURA 2Sam 11, 2-17. 26-27; 12, 13-14
Lettura del secondo libro di Samuele
In quei giorni. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa. La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l’Ittita». Ioab mandò Uria da Davide. Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!». Davide disse a Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l’Ittita. La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore. Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire».
SALMO Sal 50 (51)
Nel tuo amore, o Dio, cancella il mio peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto:
così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio. R
Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R
VANGELO Lc 11, 9-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Un invito e un esame di coscienza
Un invito
Il primo invito viene senz’altro dal Vangelo che, ancora una volta, con fiducia grande, ci ha chiesto di rimetterci nelle mani di Dio per chiedere quello che ci sta a cuore. Ovviamente oggi non dobbiamo chiedere “cose”, anche se magari molti di noi hanno grandi grazie da chiedere. Cosa sempre possibile, ma ciò che oggi dovremmo chiedere con particolare attenzione ed anche insistenza, come dicevamo ieri, è proprio il perdono di Dio. Proprio perché sappiamo che Dio, nella sua bontà, non lascia mancare gli aiuti necessari alla salvezza, noi tutti dobbiamo chiedere al Padre ciò che a tutti necessita maggiormente e cioè la grazia del suo perdono.
Un esame di coscienza
Oggi, poi, è la stessa Parola di Dio a farci fare un esame di coscienza particolare, attraverso la storia del peccato di Davide.
Anzitutto Davide è in un momento particolare della sua vita, è all’apice della sua carriera politica. Egli è re e non va più a combattere, ma se ne sta a Gerusalemme, nella sua reggia. Già qui c’è un’indicazione precisa: molto spesso le tentazioni vengono quando non siamo vigilanti su noi stessi, nei momenti in cui siamo più “liberi”, ovvero nei momenti nei quali non mettiamo a tema nulla di speciale per la nostra vita. È lo spirito dell’accidia che spesso ci assale che trascina noi nella tentazione.
- Quando lo spirito di accidia mi assale?
In secondo luogo vediamo che il peccato viene consumato senza molte indicazioni; quando lo spirito non è pronto, qualsiasi tentazione può fiaccare anche l’anima più forte, come è quella di Davide: l’anima di un orante unico, singolare. Eppure l’anima di un uomo che si è lasciato facilmente vincere nel momento in cui non ha vigilato.
- Quale mancata vigilanza porta in me la tentazione?
Il cuore della narrazione è però costituito dalla reazione di Davide alla notizia della donna che fa sapere: “sono incinta”. La reazione è quella di un tentativo di giustificare l’accaduto. Ecco tutti i tentativi che Davide fa per richiamare il marito di Betsabea dal fronte. Uria è anche molto amico di Davide. Il peccato è duplice: è stata tradita l’amicizia, è stato infranto il matrimonio. Eppure Davide vorrebbe mettere le cose a posto a suo modo, escludendo Dio dal suo operato. È questo il vero peccato: il tentativo di nascondersi anche da Dio, il tentativo di mettere tutto a posto con le proprie forze. Realtà che ci riguarda molto spesso, perché anche noi cerchiamo di giustificarci rispetto a tutti i nostri peccati e mancanze.
- Quando mi giustifico da solo? Quando escludo a priori la misericordia di Dio?
La narrazione ci ricorda poi che il peccato di tradimento diventa poi omicidio. Davide, pur di non rendere nota la sua posizione, fa morire Uria, che viene lasciato solo lì dove il nemico ha uomini più forti. Il peccato, ci insegna il testo, quando non viene confessato richiama altri peccati e, alla fine, spegne la voce della coscienza che non sarà nemmeno più in grado di riconoscere cosa è peccato e cosa non lo è.
- Sono attento e vigile, oppure lascio anche io che la mia coscienza si spenga a causa del cattivo uso che faccio di essa?
Una ripresa
Cosa permette a Davide di tornare indietro? Cosa permette a Davide di pentirsi e di entrare di nuovo in alleanza con Dio? Sarà solo la parola del profeta Natan che, illuminandolo, dapprima gli farà comprendere la gravità del suo peccato, poi lo immetterà in quel fiume di grazia che è la misericordia di Dio grazie alla quale Davide recupererà la sua dimensione di uomo ed anche di credente. Così anche noi siamo istruiti che solo quando andiamo a confessarci possiamo davvero riprendere la nostra vita spirituale nella sua forza e nella sua bellezza e verità. Senza questa verità sacramentale, senza l’assoluzione sacramentale, senza quella benedizione di Dio che ricostruisce la nostra anima, noi continuiamo a vagare come peccatori. Solo la grazia di Dio sottrae dalla dimensione di peccato la nostra vita.
Da qui può nascere il proposito della giornata o dei prossimi giorni, dal momento che abbiamo otto giorni a disposizione per vivere il perdono di Assisi: andiamo a confessarci!