Domenica 02 ottobre

5 Domenica dopo il martirio

Per introdurci

  • Come riceviamo questa Parola di Dio?
  • Quale capacità di provocazione le riserviamo?

Perché, davvero, la Parola di Dio non deve mai essere pura confermazione di ciò che già facciamo o di ciò che già sappiamo, ma dovrebbe essere fuoco che stimola, rilancia il cammino, mette in evidenza le nostre difficoltà nel mettere in pratica una Parola che conosciamo fin troppo bene e che, spesso, perde quel carattere di provocazione che dovrebbe invece avere.

La Parola di questa domenica

LETTURA Is 56, 1-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi». Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male. Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

SALMO Sal 118 (119)

Signore, conservo nel cuore le tue parole.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R

Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti.
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca. R

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
Voglio meditare i tuoi precetti,
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola. R

EPISTOLA Rm 15, 2-7
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: «Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me». Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio.

VANGELO Lc 6, 27-38
 Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Vangelo

Anzitutto il libro dei Proverbi: “Chi è inesperto venga qui! Abbandonate l’inesperienza, andate dritti per la via dell’intelligenza”. Anche noi vogliamo essere qui seguendo questa massima spirituale. Potremmo dire che la scrittura del primo testamento intende aprirci alla scuola delle cose celesti e noi vogliamo essere qui proprio così, come alla scuola dove si imparano le cose che riguardano l’anima. Vogliamo deporre tutti i nostri interessi per le cose pur belle della vita e metterci in ascolto, lasciandoci istruire dallo Spirito che parla in noi e per noi. Ecco il primo sputo di meditazione che ci viene dalla scrittura antica.

Vanelo

Prendete il Vangelo: è una provocazione unica.

Fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male”. Non credo proprio che questo sia lo stile di vita che abbiamo! Dobbiamo riconoscerlo. Forse preghiamo per qualcuno che ci ha trattati male, ma fare del bene a coloro che ci odiano proprio no, questo non credo che lo facciamo. Anzi percepiamo l’odio dell’altro come giustificazione per avere una distanza, per non coinvolgerci troppo, per non interessarci di lui. Benedire coloro che maledicono è poi fuori dai nostri schemi, intanto perché, generalmente parlando, noi non benediciamo nessuno. Nell’immaginario comune la benedizione è riservata ai sacerdoti. Non sappiamo, invece, che anche un laico può pronunciare talune benedizioni e, quindi, non le usiamo. Ecco perché non benediciamo nessuno! Ma anche quando usassimo questo genere di preghiere, credo proprio che non le utilizzeremmo per coloro che ci maledicono. Anzi, la maledizione dell’altro diventa criterio sufficiente per stare lontano se non per maledire a nostra volta, cosa che sarebbe molto più pericolosa, giacché il cristiano dovrebbe essere l’uomo della benedizione e non della maledizione.

A chi ti percuote sulla guancia offri anche l’altra e a chi ti toglie il mantello tu lascia anche la tunica”. Potremmo dire di male in peggio, perché nessuno si lascia percuotere ingiustamente. Non accadeva allora e non accade oggi, nella nostra società che è società dei diritti. Quanto poi al lasciare qualcosa di nostro, direi che questo accade solo quando non si può proprio fare nulla di diverso. Come pure il “dare a prestito senza pretendere indietro”, assai lontano dal nostro modo di regolare questo genere di rapporti.

Se amate solo quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? E se fate del bene solo a coloro che vi fanno del bene, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso!”. È con queste parole che il vangelo raggiunge il suo apice. Il punto centrale della predicazione di Gesù è questo “non fare come fanno i peccatori”. Peccatori, in questo caso, sono coloro che non hanno fede. Il punto è questo. Se tu, credente, ti comporti come fanno i non credenti, che specificità ha la tua fede? Se tu fai le stesse cose che fanno anche gli altri, dove va a finire il tuo essere modello di fede? Questa è la vera provocazione del Vangelo! graffiante anche per noi! infatti il nostro cristianesimo non è più percepito come modalità diversa di pensare, ma come benedizione su ciò che sentiamo, facciamo, diciamo. Noi pensiamo di essere già nel giusto e vorremmo solo che Dio benedicesse quello che già facciamo, senza scomodarci! il Vangelo ci dice il contrario. Se non sei scomodato dalla fede, non hai fede, se non ti lasci provocare dal vangelo, non sei, in fondo credente. Parole durissime quelle di Gesù, che noi non possiamo far altro che ripetere perché ciascuno di noi le trattenga nel cuore e ci pensi.

Così ci potremmo chiedere, come evidentemente se lo chiedevano le persone del tempo di Gesù: ma chi me lo fa fare di essere scomodato così tanto? Chi me lo fa fare di dover pensare la vita proprio in modo totalmente differente dal resto del mondo? Gesù dà due risposte diverse.

Intanto il credente dovrebbe vuole assomigliare a Dio e alla sua perfezione e, quindi, vive la sua fede come momento per coltivare questa perfezione. Perfezione che rimarrà sempre lontana, mai raggiunta e, quindi ci sarà sempre spazio per adeguare il modo di pensare a quello di Dio.

In secondo luogo, come seconda risposta, il Signore invita a pensare alla ricompensa che si avrà nella vita eterna. Ricompensa che sarà di tutti coloro che hanno amato cercare un modo diverso di vedere le cose, interpretare la vita, unirsi a Dio.

Questa è l’idea di fede che ha il Signore, una fede fatta di continuo mettersi in discussione per cambiare, non una fede che è tradizione, ripetizione di cose, benedizione su una vita che va avanti da sé. Il vangelo, con chiarezza mirabile, ci dice che il Signore ama chi fa così e chi si rinnova in questo modo.

Già qui ci sarebbe o da chiudere il Vangelo e pensare seriamente, o capire che non abbiamo fede.

Romani

Abbiamo, però, anche l’epistola che rincara la dose, San Paolo ai Romani. “Carissimi, cerchiamo di piacere al prossimo, per edificarlo”. Anche qui penso che tutti siamo lontani anni luce. Se cerchiamo di piacere al prossimo, in fondo, è per affermare la nostra identità! Nella società delle immagini, nella società dove uno conta se si esibisce, il principio di edificare il prossimo è lontano anni luce!

Prosegue San Paolo, spiegandoci il perché di questa sua affermazione: “perché in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza”. Perseveranza, consolazione, speranza. Sono i tre cardini che San Paolo ci propone. Perseveranza nel cammino; consolazione della preghiera; speranza nella fede. Il credente si cimenta e si verifica in queste tre direzioni. Anche qui avremmo da lasciarci ampiamente provocare.  Perseveranza nella preghiera, nei sacramenti. Anche qui non brilliamo, e cerchiamo di cavarcela con il minimo indispensabile. Non dico voi, che siete qui presenti, ma se la frequenza alla Messa domenicale è in terribile calo, è perché in genere, non ci teniamo alla perseveranza nell’incontrare Dio. Per questo non sperimentiamo quella consolazione dello Spirito che è il frutto dell perseveranza, e vorremmo che Dio intervenisse come vogliamo noi e quando diciamo noi. Tanto che, quando questo non accade, ci lamentiamo che Dio non ci ascolta, senza interrogarci su come noi ascoltiamo e seguiamo Lui.

Per quanto riguarda la speranza della vita eterna, anche qui non brilliamo, altrimenti avremmo quella mentalità diversa, quel comportamento diverso da tutti che le scritture di oggi ci chiedono.

Qual è la soluzione? Avere gli stessi sentimenti di Cristo, diceva San Paolo, che ci riporta così al Vangelo. Se noi abbiamo gli stessi sentimenti di Cristo, possiamo camminare nella via della perseveranza che egli ci ha indicato.

Per noi

La Parola ci ha molto provocato. Noi vogliamo riprendere qualcosa delle provocazioni per farla nostra in questa settimana così particolare che iniziamo, la settimana della Madonna del Rosario.

  1. Camminiamo sulla via del rinnovamento della mentalità che ci ha proposto il Vangelo o della perseveranza di cui ci ha parlato Paolo, iniziando gli esercizi spirituali sulla preghiera di Gesù. Se oggi ci siamo sentiti un po’ fuori posto, se oggi abbiamo sentito la provocazione della Parola di Dio come importante per noi, ciò che mi sembra giusto suggerirvi, è prendere il santo proposito di dedicare questa settimana alla riflessione e alla preghiera sul padre nostro. Come sempre una decisione di questo genere comporta che ci lasciamo scomodare, che mettiamo a posto la nostra agenda, che ci mettiamo in serio atteggiamento di revisione di vita. Suggerirei questa applicazione a chi vuole davvero cambiare marcia e mettersi alla scuola delle celesti cose in modo più serio, vivo, vivace. È difficile cambiare mentalità, ma la radicalità del Vangelo, ci obbliga a ricordare che una fede che è solo approvazione di quello che facciamo non serve a niente e a nessuno.
  2. Cerchiamo di piacere al prossimo per edificarlo. Tutti possiamo invece cercare di piacere al prossimo per edificarlo. Con quei comportamenti assolutamente normali ma per questo provocatori, che possiamo avere nella vita di ogni giorno. Un servizio reso con gratuità, qualcosa prestato senza poi ricercarlo, una preghiera ben fatta per coloro che sono distanti da noi, sono tutte cose che possiamo mettere in atto per cercare di piacere a Dio. Credo che occorrerà uno sforzo di attenzione grande, ma solo a questa condizione sperimenteremo quella benedizione di Dio che è forza di un cammino.
  3. Ancora tutti possiamo pregare Maria. Invito ciascuno di voi a prendere seria coscienza e profonda visione di quello che abbiamo preparato per imparare a pregare insieme e per imparare a stare insieme. Anche da questi segni si vede quanto crediamo e si percepisce quanta fede abbiamo.

Ci affidiamo già fin d’ora a Maria Santissima perché prenda per mano ciascuno di noi e ci guidi, in questa settimana, a piacere a Dio nella preghiera per piacere al prossimo in modo assolutamente rinnovato e nuovo.

2022-09-30T08:24:23+02:00