lunedì 03 ottobre

Settimana della 5 domenica dopo il martirio – lunedì 

Questa settimana è del tutto particolare. È la settimana della festa della Madonna del Rosario ed è la settimana nella quale vogliamo lasciarci coinvolgere negli Esercizi Spirituali. In questa settimana celebreremo anche la festa solenne di San Francesco, patrono d’Italia, oltre alla Madonna del Rosario. Vorrei, per questo, cercare di rileggere le Scritture con le medesime sottolineature che avremo, di sera, nella predicazione degli Esercizi.

Il tema del giorno

Padre

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Gc 5, 7-11
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo

Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che sono stati pazienti. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione.

SALMO Sal 129 (130)

L’anima mia è rivolta al Signore.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia, attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R

Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. R

VANGELO Lc 20, 9-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.

Vangelo

Il Vangelo di oggi ci aiuta a comprendere molto bene le caratteristiche del Padre celeste, dal momento che il padrone di cui si parla nella parabola, fuor di metafora, è proprio Dio.

Il Padre è colui che pianta la vigna, la dà in affitto ai contadini, se ne va lontano… Dio è così: colui che, per amore, dona ogni cosa all’uomo. Le prime pagine della Scrittura, come tutti sappiamo, ci parlano proprio di Dio creatore. Dio che emana lontano da sé, fuori di sé, gli infiniti raggi del suo splendore e del suo amore. Dio crea per questo. Creazione che non è fine a sé stessa, ma è data all’uomo. Agli uomini è affidato ogni aspetto della creazione, perché se ne servano e li utilizzino per il bene di tutti. Dunque il Padre è colui che crea, dona, rispetta. Tre caratteristiche bellissime di Dio già fin dall’inizio della parabola.

C’è di più. Quando vede il suo intento travisato, quando capisce che l’uomo interpreta la libertà come arbitrio, quando comprende che l’uomo pensa ad appropriarsi di ciò che non è suo, manda messaggeri. Non solo. L’invio è ripetuto. Nemmeno quando vede che i messaggeri sono maltrattati si ferma. Anzi, di fronte ai maltrattamenti dei messaggeri – fuor di metafora i profeti – manda il Figlio. Egli sa bene che fine farà, una fine uguale a quella degli altri servi ed anzi peggiore della loro. Eppure rischia, non si trattiene, manda comunque, accetta il rischio. Cosa che avviene. In tutto questo atto di amore, di bontà, di misericordia, è iscritta anche la “rivincita del padrone” o, se vogliamo, la rivincita di Dio. Il padrone, infatti, ha la sua rivincita nel fare in modo che quel figlio, proprio quello che verrà ucciso fuori dalla vigna, diventi la “pietra angolare”, ovvero il centro, il punto più importante della costruzione. Potremmo dire il termine di paragone unico, serio, immutabile. Dio, che dona con gioia, che rispetta tutto e tutti, che attende la conversione e basta, pone la sua “rivincita” solo nel costituire il figlio centro di ogni cosa e punto di riferimento per ogni tempo. La parabola sottolinea la bontà, la libertà, la liberalità di Dio ed anche la sua premura, la sua passione per gli uomini, il suo costante fare in modo che ciascuno possa giungere a quell’incontro con lui che è vita eterna.

Giacomo

Anche la lettera di Giacomo ci aiuta a riflettere su una caratteristica di Dio ulteriore: la pazienza. Perché l’uomo dovrebbe essere paziente? Perché Giobbe fu paziente? Perché l’uomo dovrebbe imitare anche questo esempio? Esattamente perché Dio è paziente con i peccatori che siamo tutti noi. La sua pazienza, che riguarda ciascuno, la sua pazienza che sostiene ogni realtà, è per noi modello della pazienza con cui dovremmo trattare gli altri. Sapendo che Dio ha pazienza con noi, che pure gliela chiediamo, dobbiamo impegnarci ad avere pazienza con gli altri proprio nel nome di quel Padre che è paziente con noi. L’esempio di Giobbe già ricordato, ci deve invitare a non esaurire mai la dose di pazienza che tutti dovremmo avere e con la quale dovremmo trattarci gli uni gli altri.

Intenzioni di preghiera

Raccolgo da questa lettura alcune intenzioni.

  1. Preghiamo Dio perché continui a manifestare la sua pazienza. Poiché la Scrittura ci sta dicendo che il grande paziente è Dio, supplichiamolo di avere ancora pazienza con noi. Magari non la meritiamo, perché tante volte l’abbiamo già sperimentata. Eppure supplichiamo Dio per questo dono, supplichiamolo perché ci doni la sua pazienza. Dio, ricco di misericordia, ci aiuterà e ci sosterrà nella nostra stessa richiesta.
  2. Preghiamo per essere pazienti. C’è un invito ad essere pazienti che vale anche per noi. Siccome molte cose della vita sembrano toglierci, sembrano rubarci la pazienza, chiediamo a Dio di aumentare la misura della pazienza che siamo in grado di testimoniare.
  3. Preghiamo per essere grati agli esempi di pazienza. Tutti noi abbiamo avuto e continuamente abbiamo accanto a noi altri uomini e donne (amici, persone di famiglia, conoscenti…) che hanno pazienza con noi. Preghiamo con gratitudine per queste persone e disponiamoci ad imitarle!

Invito tutti ad essere presenti agli esercizi e a fare in modo che siano davvero occasione per vivere la preghiera di cui non dobbiamo solo parlare in questo anno ma che dobbiamo vivere.

2022-09-30T08:27:27+02:00