Lunedì 02 novembre

Commemorazione dei fedeli defunti

In questo giorno tornano alla memoria tutte le persone care che ci hanno accompagnato per un tratto della nostra vita: gli affetti più cari della famiglia, le amicizie più sincere e forti, persone che abbiamo incontrato e che, in qualche modo, sono state per noi un punto di riferimento sicuro e forte. Se però non vogliamo che siano solo la memoria e gli affetti ad avere il sopravvento in questo giorno, abbiamo bisogno di rivolgerci necessariamente alla Scrittura, per cercare quella sapienza del vivere e del morire che rendono la vita un atto di fede e non solo una sequenza di giorno.

Vangelo

Gv 5, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna».

La predicazione del Signore, ci ricorda con forza il dato fondamentale di tutta la sapienza biblica: “come il Padre ha la vita in sé stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in sé stesso”. Noi, gli uomini, non abbiamo la vita “in noi stessi”. Riceviamo la vita come un dono, riceviamo la vita come un tempo prezioso nel quale interrogarci e nel quale dirigerci decisamente verso il Padre che ha la vita in sé e che dona la vita ad ogni creatura. Nel giorno dedicato alla commemorazione dei fedeli defunti noi siamo qui a ringraziare per la vita che abbiamo ricevuto come un dono e siamo qui a ringraziare per la vita di coloro che non sono più con noi e che per noi è stata, ugualmente, dono.

Una seconda affermazione di sapienza che viene dalla fede: “come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi Egli vuole”. La sapienza biblica ci ricorda che è tipico del Padre non solo donare la vita, ma anche risuscitare i morti, cioè dare nuova vita a coloro che muoiono in Lui. Dal Padre, quindi, non solo abbiamo questa vita, questa esperienza di giorni, questa temporalità per noi preziosissima, ma anche la vita eterna, che è il dono che attende ciascuno di noi e che sarà la trasfigurazione di questa vita. Dopo questi giorni di attesa, dopo questi giorni di impegno, dopo la “scena” di questo mondo, riceveremo quella vita eterna che altro non è che l’eterna comunione con Dio.

Una terza affermazione di sapienza: “il Padre non giudica nessuno ma ha dato ogni giudizio al Figlio perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre”. Poiché abbiamo ricevuto la vita come dono e non abbiamo la vita in noi stessi e dal momento che siamo destinati a quella eternità beata di vita che sarà l’eterna comunione con Dio, ecco che diventa sapienza dell’uomo onorare il Figlio, ora, in questi giorni del tempo, per onorare il Padre nella vita eterna. Alla sapienza di Dio che dona la vita e che chiama all’eternità, l’uomo risponde con la sua sapienza: vivere questi giorni temporali nella ricerca del volto di Dio e nella lode costante del suo nome, perché questo è ciò che salva l’anima.

Una quarta affermazione di sapienza: “viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita, quanti fecero il male per una risurrezione di condanna”. La sapienza che viene da Dio ci rivela anche questo: se è vero che la risurrezione è promessa a tutti è altrettanto vero che c’è differenza di risurrezione, c’è chi risorge per il bene, avendo cercato il bene e chi risorgerà nel male, dal momento che la sua vita è già stata tutta un asservimento al male. Sapienza dell’uomo è dirigersi verso questa risurrezione di bene che rimane come faro che deve illuminare e attrarre a sé tutta la nostra esistenza.

Maccabei

2Mac 12, 43-46
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Il nobile Giuda, fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

Corinzi

1Cor 15, 51-57
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

Per noi

Sapienza del vivere e sapienza del morire. Credo che a tutti sia proposto di compiere questa riflessione, dal momento che tutti riceviamo la vita come dono e tutti siamo chiamati a fare, di questo dono, una risposta di responsabilità a Dio.

Commemorare i nostri cari defunti non significa ricordare solo molte cose della vita passata e perdersi dentro quella dolce consolazione degli affetti che viene da un giorno come questo. Per il credente ha senso commemorare i fedeli defunti per ricordarsi anche che l’esito della vita eterna dipende da ciascuno di noi. Se, dunque, vogliamo anche ritrovare i nostri cari nella vita eterna nella quale anche noi speriamo di entrare, viviamo questi giorni con quella fede che i nostri cari ci hanno insegnato e tramandato e disponiamoci a fare il medesimo atto di testimonianza per coloro a cui noi vogliamo bene e che vengono dopo di noi. La nostra sapienza deve essere quella del vivere da cristiani e quella di testimoniare il valore di una vita cristiana a chi viene dopo di noi.

Oggi vogliamo chiedere, anche per intercessione di tutti i nostri cari defunti, questo dono di sapienza. Viviamo con sapienza la vita, affrontiamo con sapienza la morte delle nostre persone care e, un giorno, anche la nostra. Disponiamoci a cercare quella comunione di fede nella quale trovano senso le preghiere per i nostri cari defunti non meno che quelle perché anche noi possiamo raggiungere la beatitudine senza fine. Il Signore che guida sempre i nostri passi nell’amore e nell’attesa della sua rivelazione, ci guidi a vivere con questa sapienza di attesa e di incontro con il suo mistero di salvezza e di Vita eterna.

2020-11-02T13:51:26+01:00