Settimana della 4 domenica dopo l’Epifania – sabato – San Biagio
La spiritualità di questa settimana
Oggi concludiamo la settimana e l’esposizione prolungata del Sacramento, ma in questa S. Messa vogliamo anche onorare San Biagio e benedire anzitutto la gola, poi anche i generi alimentari che avete portato con voi. Lascerei, anzitutto, che sia la Parola di Dio a guidare la nostra contemplazione di questa mattina.
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 25, 1-9
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè dicendo: «Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un contributo. Lo raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore. Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e bronzo, tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto, di bisso e di pelo di capra, pelle di montone tinta di rosso, pelle di tasso e legno di acacia, olio per l’illuminazione, balsami per l’olio dell’unzione e per l’incenso aromatico, pietre di ònice e pietre da incastonare nell’efod e nel pettorale. Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi».
SALMO Sal 96 (97)
Tu sei l’Altissimo su tutta la terra.
Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Ascolti Sion e ne gioisca,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi, Signore. R
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
egli custodisce la vita dei suoi fedeli,
li libererà dalle mani dei malvagi. R
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo. R
EPISTOLA Eb 7, 28 – 8, 2
Lettera agli Ebrei
Fratelli, la Legge costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
VANGELO Gv 14, 6-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
Esodo
Il primo testo è molto semplice da interpretare. Da subito, da quando ci fu un luogo per il culto, si impose la domanda: come mantenerlo? Come fare per l’occorrente? La risposta fu chiara fin dalle origini: tutti avrebbero contribuito con una donazione volontaria per quello che serviva: chi con olio, chi con arredi, chi con offerte. È quello che facciamo anche noi, in modi diversi, per sostenere i bisogni della Chiesa. Al di là delle raccolte e del metodo di raccolta che usiamo, mi pare che la Scrittura abbia un significato spirituale importantissimo: tutti ci prendiamo cura della casa di Dio perché sappiamo che essa è il luogo dell’incontro con Dio, della preghiera.
Ebrei
La Scrittura più bella, però, è l’Epistola. Noi sappiamo anche bene che la nostra forza di preghiera è sempre poca cosa, è sempre insufficiente, è sempre limitata. Ecco che tutti avvertiamo il bisogno di qualcuno più grande di noi, qualcuno che anche presenti la nostra preghiera al Padre, qualcuno che non abbia la limitatezza che abbiamo noi e la povertà che ci rende tutti uguali. Ecco il Sommo Sacerdote, che non è un uomo, o meglio è l’uomo Gesù, il Figlio di Dio che, venuto, incarnatosi, diventa colui che presenta a Dio Padre l’attestato della nostra preghiera e ogni nostro pensiero, ogni nostro dialogo, ogni nostra richiesta e intercessione. In questi giorni stiamo vivendo le giornate eucaristiche. È questo ciò che deve essere nel cuore di ciascuno di noi: il desiderio di stare davanti al Signore perché sappiamo che è Lui che presenta al Padre la nostra preghiera, è Lui che porta al cuore del Padre le nostre intercessioni e suppliche. Credo che sia proprio questo il cuore della nostra sosta eucaristica. Noi siamo qui davanti al “Re dei Re”, davanti a Colui che intercede presso il Padre come solo Lui può fare e solo Lui sa fare.
Vangelo
Così mi piace anche interpretare il Vangelo. Anche in noi che siamo qui presenti ad adorare l’Eucarestia dovrebbe nascere il desiderio di vedere il Padre, che è il modo più proprio di esprimere il desiderio della fede. Il desiderio di Filippo deve essere anche il nostro. Vale, poi, anche per noi, la risposta che il Signore ha dato agli apostoli. “Chi ha visto me, vede il Padre”. Noi siamo qui per questo, per vedere il Signore. Non nella sua presenza fisica, ma nella sua presenza eucaristica. Mentre vediamo il Signore presente nell’Eucarestia, noi vediamo anche il Padre. Il Padre che ha mandato il Figlio, il Padre che, attraverso il Figlio entra in dialogo con tutta l’umanità, il Padre che ascolta ciò che ciascuno ha da dirgli, proprio attraverso il Figlio che rende presente, in tutti, il suo amore.
Vale, poi, anche per noi l’altro insegnamento di Gesù. Chi sta fermo a contemplare il Figlio non solo vede anche il Padre, ma compie già la più grande delle opere. L’opera di salvezza operata da Dio in Cristo Gesù, l’opera che brilla proprio nell’Eucarestia che noi vogliamo contemplare, è l’opera che salva tutto il mondo. La nostra presenza davanti all’Eucarestia non è solo salutare per noi. Noi portiamo con noi tutti: i nostri cari, le persone morte per le quali esprimiamo il nostro ricordo, il mondo intero, che è presente nelle nostre intenzioni del cuore. Adorando il Signore anche noi partecipiamo all’opera della salvezza che si è attuata in Cristo.
Per noi e per il nostro cammino
- Abbiamo anche noi questa consapevolezza nel cuore?
- Celebriamo l’Eucarestia come partecipazione alla salvezza operata da Cristo?
Credo che in questo ultimo giorno di adorazione, di preghiera davanti al Santissimo, di silenzio, stiamo già operando quella costruzione della Chiesa che, in questo 15esimo anno di comunità pastorale, rimane l’attenzione prima a cui non vogliamo mai abdicare. Oggi, dunque, dovremmo chiedere al Signore di avere nel cuore sempre questa consapevolezza. La consapevolezza di chi sa che è qui che si costruisce la Chiesa, è qui che si intercede per il mondo, è qui che lo si salva. Solo nel silenzio del cuore davanti a Gesù solennemente esposto si operano tutte queste realtà spirituali che dicono la nostra fede e segnano l’importanza delle nostre azioni di fede.
Siamo qui, inoltre, come tutti sappiamo, nella memoria di San Biagio. La gola e i generi alimentari che adesso benediciamo non siano solo l’espressione di una tradizione, ma siano un modo per dire che l’Eucarestia illumina anche questi gesti della vita quotidiana e abituale.
San Biagio ci aiuti ad adorare il Sacramento e ad ottenere tutti i frutti di salvezza che esso esprime.