martedì 03 febbraio

Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – martedì

Introduzione

La memoria di San Biagio è sempre molto sentita. La tradizione per cui veniamo in chiesa, in teoria con il pane, in pratica con molte altre cose, ci dice che, comunque, siamo eredi di una tradizione che ancora ci parla. Il fatto che, poi, veniamo anche per la benedizione della gola, non vuole essere un rito scaramantico, ma un modo per dire che crediamo ancora che la nostra vita è nelle mani di Dio e vogliamo continuare a vivere con questo stile di chi si consegna al Signore e di chi sa mettersi sotto la sua protezione. Come gente che si mette sotto la protezione di Dio, rileggiamo le due Scritture che la liturgia prevede per questa giornata.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 36, 1-19
Lettura del libro del Siracide

Abbi pietà di noi, Signore, Dio dell’universo, e guarda, infondi il tuo timore su tutte le nazioni. Alza la tua mano sulle nazioni straniere, perché vedano la tua potenza. Come davanti a loro ti sei mostrato santo in mezzo a noi, così davanti a noi móstrati grande fra di loro. Ti riconoscano, come anche noi abbiamo riconosciuto che non c’è Dio al di fuori di te, o Signore. Rinnova i segni e ripeti i prodigi, glorifica la tua mano e il tuo braccio destro. Risveglia il tuo sdegno e riversa la tua ira, distruggi l’avversario e abbatti il nemico. Affretta il tempo e ricòrdati del giuramento, e si narrino le tue meraviglie. Sia consumato dall’ira del fuoco chi è sopravvissuto e cadano in rovina quelli che maltrattano il tuo popolo. Schiaccia le teste dei capi nemici che dicono: «Non c’è nessuno al di fuori di noi». Raduna tutte le tribù di Giacobbe, rendi loro l’eredità come era al principio. Abbi pietà, Signore, del popolo chiamato con il tuo nome, d’Israele che hai reso simile a un primogenito. Abbi pietà della tua città santa, di Gerusalemme, luogo del tuo riposo. Riempi Sion della celebrazione delle tue imprese e il tuo popolo della tua gloria. Rendi testimonianza alle creature che sono tue fin dal principio, risveglia le profezie fatte nel tuo nome. Ricompensa coloro che perseverano in te, i tuoi profeti siano trovati degni di fede. Ascolta, Signore, la preghiera dei tuoi servi, secondo la benedizione di Aronne sul tuo popolo, e riconoscano tutti quelli che abitano sulla terra che tu sei il Signore, il Dio dei secoli.

SALMO Sal 32 (33)

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. R

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R

Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R

VANGELO Mc 6, 1-6a
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Vangelo

Partiamo, anzitutto, dal Vangelo che ci offre uno spaccato di vita delle città dove il Signore ha vissuto. Poiché tutti sono abituati a vederlo, poiché tutti conoscono i suoi parenti, scatta in queste persone quasi il diritto a non ascoltarlo e a non interrogarsi della sua stessa identità. Cosa che non accade dove Gesù non è conosciuto. Così che il Signore potrà dire molte volte nel Vangelo che ha trovato più fede presso gli stranieri che non in Israele. C’è un’abitudine all’incontro con il Signore che impedisce la sua vera conoscenza. C’è una frequentazione abituale di Cristo che non rende possibile una domanda di fede.

Siracide

Qualcosa del genere era contenuto anche nella preghiera del Siracide. Un testo bellissimo in cui abbiamo sentito, in primissimo piano, quale desiderio è dentro questo autore biblico: il desiderio che tutti riconoscano la presenza di Dio. Il Siracide sa bene di essere immerso in un popolo che è l’alleato di Dio, un popolo che, da sempre, si interroga sulla sua presenza, sulla sua storia di relazione con Israele, sul suo desiderio di essere l’alleato dell’uomo. Non a tutti è data questa appartenenza e, se vogliamo, questa fortuna. Ecco il desiderio di un uomo di preghiera: che tutti conoscano Dio, che nessuno rimanga senza questa consolazione della vita, che nessuno rimanga escluso da questo itinerario che permette di avere un punto centrale attorno al quale far ruotare tutta l’esistenza. In questo desiderio che è universale, il Siracide lascia poi uno spazio privilegiato e del tutto singolare a Gerusalemme e ad Israele. Israele deve brillare come una luce di richiamo e Gerusalemme deve essere la città che tutti sa attirare a sé. È una posizione unica, diversa da quella di tutti gli altri popoli o da tutte le altre città. È una posizione che riflette il ruolo che Dio stesso ha voluto per il suo popolo e per questa città benedetta da Dio. Il Siracide sa bene che sia il popolo di Israele sia la città di Gerusalemme incontrano opposizione ed ostilità. Per questo non può far altro che pregare. Prega perché Israele e Gerusalemme vengano riconosciuti e lasciati nella centralità del posto che occupano nella storia. Con grandissimo e profondissimo senso di verità, il Siracide ci dice che nessun uomo può vivere prescindendo dal rapporto con Dio, dal suo sentirsi immerso in un mistero, dal suo mettersi nella scia di luce che proviene da Gerusalemme. Compito di ogni uomo, di ogni nazione, è arrivare a favorire questo incontro con Dio, senza il quale l’esistenza si perde.

Perchè la Parola dimori in noi

Se volete le due Scritture di oggi ci permettono di continuare la riflessione di ieri. Già Simeone ed Anna ci hanno detto che senza Dio la vita diventa povera e infelice. Oggi queste due Scritture ci stanno dicendo che senza il gusto per le cose di Dio non si può vivere ma, al massimo, vivacchiare. Non solo. Le due Scritture ci stanno dicendo che noi tutti, come uomini e donne di fede, dovremmo provare il desiderio che tutti gli uomini conoscano Dio. Come uomini di fede dovremmo soffrire nel vedere persone che vivono senza Dio. Il nostro impegno, sempre da rimotivare, dovrebbe essere quello di testimoniare così bene il nostro sentirci chiamati dal mistero di Dio ad una vita di verità, da saper contagiare gli altri.

  • Avvertiamo questo desiderio?
  • Davvero crediamo che la vita abbia senso solo in questa dimensione?

Forse, dobbiamo dirlo, noi tutti facciamo della fede un fatto privato, del quale c’è poco da discutere, sul quale c’è poco da confrontarsi. Ebbene, le Scritture di oggi ci dicono il contrario. Ci dicono che la testimonianza di questo pio desiderio è essenziale, come pure può esserci di grandissimo aiuto ciò che emerge dal confronto con gli altri. Anche quando emergesse il rifiuto di Dio, anche quando emergesse ostinazione nei suoi confronti, noi tutti non dovremmo non solo non esserne turbati, ma disporci ad una testimonianza ancora più grande e profonda, così da essere ancora più convincenti.

Chiediamo al Signore stesso questa grazia, perché la fede trionfi come criterio di senso della vita e della ricerca della felicità.

2026-01-31T09:50:29+01:00