Mercoledì 03 aprile

Settimana in Albis – mercoledì

La spiritualità di questa settimana

Ancora vorrei che, anche in questo quarto giorno dell’ottava di Pasqua, ci immergessimo nel Vangelo per continuare a immaginare la spiritualità di quei giorni che hanno poi portato gli Evangelisti a scrivere queste pagine sulle quali noi basiamo la nostra fede.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 5, 12-21a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti. Si levò allora il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica. Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.

SALMO Sal 33 (34)

Liberaci, Signore, da ogni paura.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

EPISTOLA Rm 6, 3-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

VANGELO Lc 24, 13-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Vangelo

Il Vangelo dei discepoli di Emmaus è sempre affascinante, perché ci mostra la differenza, grande, enorme, che c’è tra coloro che “sanno” e coloro che “credono”.

Abbiamo due discepoli. Uno è lo zio del Signore Gesù. L’altro non è noto. Gente che è stata con Gesù, gente di famiglia, gente che è stata capace di interrogarsi sulla fede, sull’identità del Signore, sulla sua presenza in mezzo a loro. Gente che sa, certamente, molte cose su Dio. Gente che non ha nulla da invidiare ad altri. Eppure gente che, ancora, stenta a credere. È per questo che il Signore, conoscendo ciò che è nel cuore di ciascuno, si affianca a loro. Li prende per mano, li raggiunge lì dove sono. Non rimprovera, non li tratta male, ma, semplicemente, li affianca. Addirittura lascia che essi dicano ciò che hanno nel cuore, esprimano ciò che hanno vissuto negli ultimi giorni, raccontino quello che hanno visto, udito, sperimentato, per dire, però, ciò che hanno nel loro cuore. Ed è a questo punto che il Signore rilancia il cammino. Parte dalle cose che sanno già, ma svela loro il nesso che esse hanno con quello che avevano imparato come pii ebrei e, soprattutto, fa capire loro che tutte quelle cose hanno un’attinenza con la loro vita, illuminano quel cammino che stanno compiendo, il cammino di chi se ne sta andando triste da Gerusalemme. Il Signore illumina la loro vita con un gesto che essi comprendono immediatamente: il gesto dello spezzare del pane, che li riporta al cenacolo, che li riporta a quella “prima volta” che avevano vissuto quel sacramento con il Signore. Ed è da qui che parte quella scintilla che li riporta sui loro passi, che li riporta a Gerusalemme, in quel cenacolo benedetto dove sono gli altri. Con il loro racconto, con la loro gioia, con la loro forza di voler dire quello che è successo, perché anche altri credano. Ecco il “miracolo”. Due vite tristi diventano piene di gioia, due vite che se ne vanno lontano dalla città perché non c’è più nulla da fare ed è inutile rischiare la vita, tornano proprio lì da dove erano partiti, perché ci sia nuova comunione, nuova gioia, nuova intesa. Soprattutto, perché ci sia sempre nuova attenzione verso quel Sacramento della presenza che diviene anche sacramento del sostegno e sacramento del cammino. Il pane spezzato, per loro, sarà d’ora in poi questo: il Sacramento che permette di sostenere i passi incerti per indirizzarli verso una comunione piena di vita con il Signore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Vorrei che ci fermassimo anche noi a pensare, a capire, a riflettere. Anche noi possiamo essere un po’ come i discepoli di Emmaus. Siamo pieni di ricordi di fede, siamo pieni di catechesi, molti di noi sono gente che ama anche leggere, ama gustare, ama approfondire. Molti di noi sono persone che hanno un cammino di fede già bello, già forte. Eppure non tutti abbiamo un cuore che batte per il Signore e che si lascia da lui illuminare. Non tutti siamo così fervidi e fervorosi nel cammino di fede. Molti cristiani di oggi sanno molte cose, ma al pari di come si sanno le cose che la storia insegna e tramanda. Sappiamo molte cose a livello intellettuale, ma non sono affatto scese nel cuore. Sappiamo molte cose perché le approfondiamo, ma non per amore. Ed è per questo che la fede di molti è diventata arida, perché è diventata un sapere e non un sentire. Un aver studiato e non un vivere. Un aver appreso, e non un avere cercato, con fatica, anche a costo di qualche sofferenza del cammino. Credo che oggi questo Vangelo ci stia dicendo che la fede deve sempre corrispondere ad un cammino di amore. Credo che la fede debba sempre corrispondere ad un più di amore. Così la Pasqua che stiamo celebrando anche in questa ottava deve diventare per noi non un momento di approfondimento di verità che già sappiamo, ma un momento nel quale lasciare che l’amore di Cristo ci invada. Questa è la grazia da chiedere. Anche per noi la grazia si dona nel Sacramento. Ecco perché siamo qui a celebrare anche oggi l’Eucarestia. Noi vogliamo attingere dalla forza viva della comunione, della presenza, quell’amicizia con il Signore che diventa, poi, anche per noi, cammino; noi vogliamo rinnovare quel legame che ci aiuta a diventare sempre più forti in Cristo. Chiediamo anche noi questo dono e cerchiamo di fare in modo che ogni Eucarestia che celebriamo sia davvero occasione per approfondire la nostra amicizia con Cristo e in Cristo. Solo a questa condizione le Pasque che celebriamo non saranno un ripetersi di riti, ma un momento di verità e di gioia nelle nostre esistenze.

Provocazioni dalla Parola

  • Siamo tra quelli che sanno molte cose ma hanno il cuore freddo, o anche in noi c’è l’ardore della fede?
  • A che punto siamo del cammino?
  • L’Eucarestia è per noi momento in cui rinnovare l’amore?
2024-03-25T23:00:04+01:00