Martedì 02 aprile

Settimana in albis – martedì

La spiritualità di questa settimana

Due particolari del Vangelo di oggi possono arricchire la meditazione di ieri che ci ha già portato ad immaginare cosa avvenne in quei giorni, con quella “fantasia” dello Spirito che illumina la fede.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 3, 25 – 4, 10
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Voi, fratelli, siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità». Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila. Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato».

SALMO Sal 117 (118)

Rendete grazie al Signore,

il suo amore è per sempre.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R

Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti. R

Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze. R

EPISTOLA 1Cor 1, 4-9
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

VANGELO Mt 28, 8-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

Vangelo

Il primo particolare: le donne sono anche coloro che iniziano ad avere le “visioni” del Risorto. Tuttavia il Vangelo ci sta dicendo che c’è molta differenza tra come l’uomo pensa a questo genere di eventi e come il Signore li fa vivere. Le donne, subito, vogliono stringersi al Signore, hanno paura della visione, dal momento che mai nulla del genere è capitato loro. Il loro desiderio è però quello di trattenere il Signore, è però quello di avere una vita semplificata. Ora che il Signore è tornato, ora che dimostra che non ci eravamo sbagliati, ora che ci fa vivere un riscatto rispetto a tutto quello che viene detto di noi, ci potremo ben concedere un momento di gloria! Se questo è più o meno il pensiero di tutti, vedete bene che questo non è il pensiero del Signore. Egli chiede di “andare in Galilea”, dove tutto era iniziato. Perché? Perché muoversi? Perché lasciare il cenacolo? Perché non avere nemmeno il tempo di gustare quella rivincita, quel ritorno del Signore, quel “momento di gloria” che tutti speravano? Perché rimettersi in viaggio, perché tornare verso casa, almeno per molti di loro? Perché fare fatica? Perché non pensare e non sperare in una folgorazione per tutti, perché non pensare ad un intervento di Dio che, finalmente, ponga fine a tutte le voci? Perché? Perché la fede è ricerca. È molto bello ed è anche molto curioso far notare che il Signore non dice nulla ai suoi, se non di andare in Galilea. Non ci sono premi particolari, non ci sono rivelazioni particolari, non ci sono cose nuove. C’è solo l’indicazione di tornare all’inizio di un cammino. L’indicazione di riprendere tutto in mano, questa volta non più in sua compagnia ma nella potenza dello Spirito Santo e nella gioia della fraternità sulla quale abbiamo meditato anche ieri. Perché la fede è così, la fede è pellegrinaggio, la fede è movimento, la fede è sequela, la fede è meditazione, la fede è appropriazione lenta, graduale dei contenuti della fede partendo da quello che è dato di vivere. Questa è la fede, questo è il cammino. Per sempre, per tutti.

L’altro particolare: incominciano a girare dicerie, voci, falsità. Il che è indice di quello che il Signore aveva espresso in una sua famosa parabola: quella del grano e della zizzania. Non c’è spazio solo per le buone notizie, non c’è spazio solo per la fede. Essa va di pari passo con le cattive notizie, con le falsità, con le dicerie. La fede sempre si accompagna a cose di questo genere. Così mentre i discepoli gioiscono per una presenza e riprendono un cammino, altri vorrebbero stroncare ogni anelito di fede, e vorrebbero comprare la coscienza di chi, debole, si lascia comprare. La fede è e sarà sempre così: un vivere insieme di chi cerca il Signore con serietà e con rettitudine e coloro che non sanno cosa farsene della fede, vorrebbero anzi distruggerla, si lasciano abbindolare da chi offre qualcosa.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Vorrei che anche oggi fissassimo la nostra attenzione e la nostra meditazione su quanto la Scrittura ci ha detto. Anche noi siamo invitati a fare la stessa cosa, ovvero a fare in modo che il nostro cammino di fede sia così: un aprirci ad un approfondimento sempre maggiore, un fare in modo che ci sia un’attenzione al gusto, alla ricerca del volto di Dio che non deve venire meno. Molte volte pensiamo che la fede sia avere delle certezze che devono durare per tutta la vita. La Scrittura ci sta dicendo qualcosa di diverso. Il cammino della fede assomiglia al cammino del pellegrino, che si nutre di indizi, cerca segnali, procede a volte più spedito a volte con più fatica prima di arrivare alla meta. Il cammino della fede assomiglia al cammino dell’uomo incerto che torna a casa a meditare su ciò che ha sperimentato, che cerca di trattenere nel cuore qualche traccia di quello che ha sperimentato, senza pretese, senza pensare a folgorazioni immediate, appariscenti, certo comode da pensare, ma poco rispettose del cammino che tutti gli uomini sono chiamati a fare. Così vorrei che questa settimana in Albis ci servisse davvero per tornare ad essere un po’ pellegrini. Sapendo che il nostro pellegrinaggio ci farà trovare anche tanta zizzania, sapendo che l’avventura della fede non sarà mai finita, sapendo che il Signore, però, ci guida, ci sostiene, ci dona di camminare verso di lui come possiamo, con la forza che abbiamo, con quello che possiamo onestamente fare.

Provocazioni dalla Parola

  • Come possiamo impostare i tratti fondamentali del nostro cammino?
  • Cosa chiedere come grazia al Signore?
  • Cosa gustare rispetto alle celebrazioni di questi giorni?
2024-03-25T22:59:59+01:00