Mercoledì 03 luglio

Settimana della 6° domenica dopo Pentecoste – mercoledì – San Tommaso

La spiritualità di questa settimana

Anche oggi vorrei rileggere le due Scritture previste per questo giorno seguendo quella logica del “coraggio” che ha illuminato i giorni scorsi.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 20, 18b-31
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Paolo disse agli anziani della Chiesa: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio. Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.

SALMO Sal 95 (96)

Si proclami a tutti i popoli la salvezza del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli. R

Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza. R

EPISTOLA 1Cor 4, 9-15
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, ritengo che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi. Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.

VANGELO Gv 20, 24-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Vangelo

Ci vuole coraggio ad essere come San Tommaso! Ci vuole coraggio a dire davanti a tutti gli apostoli riuniti e che già hanno visto il Risorto, che non si ha fede. Ci vuole coraggio, perché significa saper prendere una posizione propria, mentre tutti vanno da un’altra parte. Ci vuole coraggio anche a lanciare una sfida a Dio: “Se non vedo… se non metto…”. Tommaso aveva fede. Stava passando un’ora buia, molto buia, ma sapeva che il Signore lo stava ascoltando. Lo sapeva bene come uomo di fede. Lo sapeva bene come uomo che aveva creduto in Cristo. Per questo lancia la sfida. La sfida di chi non si arrende. La sfida di chi sa di essere ascoltato e chiede coraggio per un momento difficile della vita. La sfida di chi, in fondo, si abbandona a Dio. È per questo che Tommaso viene premiato con un’esperienza che ha dell’incredibile: non solo toccare il corpo del Risorto, ma mettere la mano nei segni della passione, nelle ferite della passione. Tommaso ha avuto molto coraggio e, per questo, è stato premiato.

Ci vuole un gran coraggio per sostenere la fatica che San Tommaso ha sostenuto in favore di tutti. Ha avuto il coraggio di parlare anche per altri, ovvero per tutti quegli uomini e quelle donne – e possiamo essere anche noi – che, nel corso della storia, avrebbero fatto fatica a credere nella risurrezione del Signore. Tommaso parla anche a nome loro e chiede consolazione per tutti, chiede che ciascuno possa, in qualche modo, sentire che Dio è presente, che Dio aiuta, che Dio ama anche l’uomo che fatica a credere.

Ci vuole coraggio anche a stendere la mano e il dito. Ci vuole coraggio perché toccare le ferite di un uomo è già cosa difficile, ma toccare quelle di colui che è risorto è, ovviamente, ancora più difficile. Tommaso l’ha fatto, per insegnare anche a noi che è possibile anche oggi fare la stessa esperienza. È possibile toccare le ferite di Cristo nelle ferite degli uomini, nelle ferite di coloro che oggi, in molti modi, stanno ripetendo l’esperienza di Cristo. Toccare le ferite degli uomini può muovere alla fede, può donare il coraggio di camminare insieme con Cristo sulle vie della vita che ci vengono proposte, sapendo di non essere soli e sapendo che l’azione di Cristo previene, accompagna, sostiene.

Corinzi

Così come ci ha detto anche San Paolo. Ci vuole un grande coraggio a considerarsi all’ultimo posto. Ci vuole coraggio per dire che, dopo che si è cercato di primeggiare, si accetta la logica del Vangelo, la logica dell’ultimo posto, la logica del servizio gratuito, la logica della missione senza avere nulla di ciò che, umanamente, sarebbe forse anche giusto cercare. Paolo ha questo coraggio: il coraggio di essere apostolo e di rinunciare a tutto, per entrare nella logica del Vangelo che è quella dell’ultimo posto. Paolo ha avuto questo coraggio e, forse proprio per questo, è diventato un “super apostolo”! Uno dotato di una forza non comune e di un’intelligenza assolutamente straordinaria, tutta messa al servizio di Dio e della sua parola. Ci vuole coraggio a scegliere tutto questo. Paolo lo ricorda non per vantarsi, ma per dire a tutti che è possibile a ciascuno fare questa scelta. L’unica scelta di minoranza che Dio approva, sostiene, incentiva, permette di condurre a compimento.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Forse anche noi dovremmo interrogarci se abbiamo questo coraggio! Il coraggio di chiedere al Signore di toccare le sue ferite. O forse dovremmo chiederci se abbiamo questo coraggio! Il coraggio di metterci all’ultimo posto. Lo diciamo, lo ripetiamo, sappiamo assolutamente bene che il Vangelo ce lo chiede. Ma, poi, non ce la facciamo. Non abbiamo assolutamente il coraggio di cercare l’ultimo posto, non abbiamo assolutamente la forza di rimanere in questo posto. Prima o poi cerchiamo ben altro. La grazia spirituale da chiedere in questo giorno è, quindi, proprio questa: chiediamo la grazia di San Francesco, la grazia di essere dei minimi, delle persone che non cercano assolutamente prestigio personale e ricerca di onori, ma, unicamente, quella del servizio. Servizio dell’uomo e della Chiesa. Questo è quello che dovremmo cercare ogni giorno. Cerchiamo, insieme, di tendere a questo ultimo posto: avremo il coraggio di affrontare tutte quelle sfide della vita che il Signore chiederà a ciascuno di noi.

Provocazioni dalla Parola

  • Abbiamo il coraggio degli apostoli?
  • Abbiamo il coraggio di rischiare di essere all’ultimo posto?
2024-06-30T16:40:38+02:00