Giovedì 04 luglio

Settimana della 6° domenica dopo Pentecoste – Giovedì 

La spiritualità di questa settimana

Dopo la festa dell’Apostolo, torniamo al lezionario feriale. Continuo ad insistere su quel coraggio di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi e che pure viene citato oggi nella prima lettura.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gs 4, 19 – 5, 1
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Il popolo risalì dal Giordano il dieci del primo mese e si accampò a Gàlgala, sul confine orientale di Gerico. Giosuè eresse a Gàlgala quelle dodici pietre prese dal Giordano e disse agli Israeliti: «Quando un domani i vostri figli chiederanno ai loro padri: “Che cosa sono queste pietre?”, darete ai vostri figli questa spiegazione: “All’asciutto Israele ha attraversato questo Giordano, poiché il Signore, vostro Dio, prosciugò le acque del Giordano dinanzi a voi, finché non attraversaste, come il Signore, vostro Dio, fece con il Mar Rosso, che prosciugò davanti a noi finché non attraversammo; perché tutti i popoli della terra sappiano che la mano del Signore è potente e voi temiate tutti i giorni il Signore, vostro Dio”». Quando tutti i re degli Amorrei, a occidente del Giordano, e tutti i re dei Cananei, lungo il mare, vennero a sapere che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano davanti agli Israeliti, al loro passaggio, si sentirono venir meno il cuore e rimasero senza coraggio davanti agli Israeliti.

SALMO Sal 112 (113)

Su tutte le genti eccelso è il Signore.

Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre. R

Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria. R

Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra? R

VANGELO Lc 9, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Giosuè

Si rimane “senza coraggio”, “viene meno il cuore” davanti agli Israeliti. Perché? Perché gli abitanti di Gerico rimangono senza coraggio di fronte ad un popolo raccogliticcio, che arriva da 40 anni di deserto, che non ha esercito, che non ha città, che non ha apparenza? Come si fa ad avere paura di un gruppo di persone che, con rispetto parlando, assomigliano di più ad un gruppo di profughi che ad un popolo? Lo spiegava molto bene la lettura. Chi vede il popolo di Israele che attraversa il Giordano perché le acque si fermano, chi vede che si raccolgono dei ciottoli per fare memoria e per ringraziare Dio, comincia a capire che c’è qualcosa di straordinario che opera per loro. Chi vede capisce che non è un popolo forte o intelligente, o migliore degli altri, ma c’è una forza non naturale che abita in lui, che risiede in lui, che permette a questo popolo di fare cose improponibili e impensabili per altri popoli. Il cuore viene meno e il coraggio sparisce perché si capisce che non c’è confronto! A dirlo sono gli abitanti di una delle primissime città della storia. Una città che, quando giunge Israele come popolo raccogliticcio ha già secoli di lustro! Una città che è uno stato, che ha un suo re, che ha un suo esercito. Il confronto è impari. Eppure questa città, con tutto quello che può vantare, con tutta la sua gloria non può far altro che temere. Temere chi viene nel nome di Dio. A non temere è Israele, in virtù e per la forza della fede. Dio che opera prodigi sta in mezzo a loro e condurrà, ancora una volta, la sua storia.

Vangelo

Anche Gesù ha coraggio. Ci vuole coraggio a fare una domanda così brutale ai propri amici: “La gente chi dice che io sia? Voi chi dite che io sia?”. Coraggio perché uno deve aspettarsi qualsiasi risposta. Così come Gesù, difatti, se la aspetta. E ci vuole coraggio a rispondere. Forse non tanto alla prima domanda: basta riferire ciò che si ascolta. Ma la seconda domanda richiede qualcosa di personale, di compromettente, di unico. Pietro trova, come al solito, il coraggio. Quel coraggio che lo porta a buttarsi, quel coraggio che lo porta ad esprimersi, costi quel che costi. Quel coraggio di chi sa che si sta rimettendo nelle mani del Signore e, per questo, osa rischiare. Pietro ha coraggio perché dice quello che sente, come sempre, senza mettere troppi freni o troppi controlli. Sa bene che la sua spontaneità verrà premiata. Non sa che, invece, quella profezia di cui è depositario, chiederà anche a lui di entrare nella stessa logica. Logica di donazione, logica di vicinanza, logica dell’ultimo posto. Cosa che, come sappiamo molto bene, Pietro faticherà molto ad accettare.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Le provocazioni sono molte. Anche noi, per primi, quando rileggiamo questo Vangelo, siamo invitati a chiederci chi è Gesù Cristo per noi. La risposta non è facile e nemmeno scontata e, soprattutto, non rimane costante nel tempo. Può essere che ci siano tempi di fede molto forti e tempi in cui la figura di Cristo non ci dice nulla. Dunque trovo che sia giusto chiederci quale momento stiamo vivendo adesso, chi è Cristo adesso per noi. È la prima provocazione che le Scritture donano.

Ma dobbiamo anche farci un’altra domanda. Dobbiamo chiederci se anche noi sappiamo vedere dove Cristo si mostra, oggi, nella storia. La prima lettura ci ha detto che Dio, sempre, si fa vedere con segni da coloro che vogliono vederlo. Non tutti, però, di fronte agli stessi segni rispondono al medesimo modo. C’è anche chi, di fronte ad evidenti segni di fede, lascia cadere la provocazione e si spinge in altri lidi. Anche a noi è possibile questo. Anche a chi ha un cammino di fede profondo e strutturato è sempre possibile vivere quella difficoltà della fede che ci porta lontano dal Signore. Ecco perché, anche oggi, la Parola ci provoca sulla vigilanza e sul nostro stesso senso di fede. Chiediamo al Signore la grazia di lasciarci guidare e di camminare dove Lui vorrà. Ma chiediamo, soprattutto, la grazia di saperlo riconoscere e di saperlo testimoniare perché tutti si appassionino a quella grande ricerca di Dio che è il cuore della vita.

Provocazioni dalla Parola

  • Chi è Cristo per noi in questo momento di vita?
  • Dove vediamo i segni della presenza di Dio nel nostro mondo?
2024-06-30T16:43:55+02:00