2 dopo la dedicazione – la partecipazione delle genti alla salvezza
Introduzione
- “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. Sembra l’esclamazione convinta di un uomo di fede, l’esclamazione di un uomo che sta lodando Cristo e che guarda, con vero spirito di fede alla vita eterna.
- È davvero così?
- Abbiamo anche noi qualcosa a che vedere con questa esclamazione?
La Parola di Dio
LETTURA Is 56, 3-7
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: “Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!”. Non dica l’eunuco: “Ecco, io sono un albero secco!”. Poiché così dice il Signore: “Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”».
SALMO Sal 23 (24)
Il Signore si rivela a chi lo teme.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno. R
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R
EPISTOLA Ef 2, 11-22
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
VANGELO Lc 14, 1a. 15-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. Uno dei commensali gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
Vangelo
La parabola di San Luca, che continua la serie di parabole che abbiamo letto nelle domeniche precedenti, è l’ultima di una serie di tre parabole. La prima: la parabola degli invitati che cercano i posti più importanti a tavola; la seconda, la parabola con la quale Gesù invita a cercare, tra i propri commensali, poveri e gente lasciata ai margini della società; e, ora, questa sul rifiuto degli inviti. Esistono altre parabile simili perché, come sappiamo, il Signore ha ripetuto diverse volte e in contesti diversi le sue predicazioni, sottolineando ora un aspetto, ora un altro. Cosa intende dire la parabola? Al centro del discorso del Signore sono le scusanti con le quali ciascuno degli invitati declina l’invito, convinto com’è che la situazione che sta vivendo diventa, di fatto, occasione giusta per declinare un invito. Così c’è chi declina l’invito per problemi o impegni di famiglia, chi per lavoro, chi senza nemmeno dire il motivo, ritiene più semplicemente che la sua situazione non permetta di accettare quell’invito. Il punto di vista della parabola è storico. Gesù si sta rivolgendo ad un gruppo di ebrei particolarmente orgogliosi di appartenere alla storia della salvezza che passa attraverso Israele e certi di essere tra coloro che mangeranno il cibo di Dio nel suo regno. Gesù intende scardinare la prospettiva: senza accoglienza del suo mistero, senza continuo rimotivare il proprio senso di partecipazione al banchetto di Dio, non ci sarà vita eterna, condivisione con Dio della sua stessa dimensione, vita beata in Lui. Poiché poi queste persone considerano irrimediabilmente perduti storpi, ciechi, zoppi, stranieri, ecco che gli inviti del padrone ricadono proprio su di loro. Come dire: chi ha avuto una vita difficile, chi ha avuto una vita apparentemente non degna di grandi cose, proprio costoro sono tra gli invitati più importanti del banchetto di Dio. È nella logica delle parabole che hanno preceduto questa narrazione: tutti siamo chiamati, ma con umiltà. Ecco il cuore della parabola che insegna ad occupare l’ultimo posto. Tutti sono invitati, specialmente chi è abbandonato in questa vita; ecco il cuore della seconda parabola. Un insegnamento chiaro che afferma che, presso Dio, tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza: per ottenere la salvezza eterna ora, in questa vita, occorre camminare con umiltà e speranza ma anche con impegno; nessuno ha il diritto di ritenersi già salvato! Le sorprese di Dio non finiscono mai di stupire! Se vuoi sentirti incamminato verso la salvezza eterna, trova il modo di interrogarti sul mistero di Dio, sulla sua presenza, sulla sua chiamata. Questo è ciò che più occorre, questo è ciò che sempre, bisogna mantenere vivo. Poiché poi la salvezza eterna non dipende tanto dalle opere che compie l’uomo ma dalla grazia di Dio che lavora in ciascuno, la parabola insegna ancora che solo lasciando ampio spazio a Dio che entra nell’anima proprio nel banchetto eucaristico, si raggiunge la salvezza eterna. Detto altrimenti: solo Dio è causa di salvezza. La salvezza viene a noi grazie a Gesù Cristo. L’accostarsi fedelmente a Lui, l’accostarsi fedelmente alla sua presenza, il ricevere frequentemente la sua forza, è causa di salvezza eterna per tutti coloro che credono.
Efesini
Su questo tema insiste particolarmente la seconda lettura che è una bellissima presentazione del mistero di Cristo. San Paolo spiega molto semplicemente che tra Dio e l’uomo esiste come una barriera, una separazione. Barriera dovuta non soltanto all’infinita grandezza di Dio che è totalmente altro rispetto all’uomo, ma, soprattutto, al peccato, cioè quella distanza che l’uomo mette tra sé stesso e Dio e che è liberamente scelta, barriera volontariamente costruita. Cosa abbatte questa barriera? Cosa abbatte questo muro di separazione? Solo il mistero di Cristo che viene nel mondo esattamente per questo, per abbattere questo velo di separazione e per immettere tutti alla contemplazione del volto di Dio nel tempo e alla comunione con lui nell’eternità. Ecco perché, per avere la speranza della vita eterna, per avvicianrsi a Dio nell’eternità, occorre avvicinarsi, adesso, al mistero di Cristo. Chi desidera approfondire questo incontro, chi si ciba del suo mistero, per tornare al linguaggio della parabola, si avvicina alla vita eterna. Avere la speranza dell’eternità, desiderare il banchetto eterno, è l’opera che Cristo compie in ciascun uomo, perché se è vero che tutti sono chiamati, occorre però saper approfittare di questa chiamata e lasciar lavorare la grazie di Dio dentro di noi.
Isaia
Per sostenere la speranza e per dare a tutti ulteriore senso al proprio cammino di fede, ecco, infine, la lettura del profeta Isaia che, con grande forza, ci ha detto che a nessuno è mai lecito disperare della salvezza eterna. Se è vero che tutti sono invitati, tutti si devono sentire chiamati. Se è vero che a tutti è promessa la salvezza eterna, a tutti è chiesto di arrivare a questa santità di vita. Basandosi non sulle proprie forze, non sulle proprie abilità, ma sulla grazia di Dio, sul suo amore, sul suo perdono. Potremmo dire, parafrasando ancora la parabola, che non ci sono scuse! Tutti sono invitati! Non partecipa della salvezza eterna solo chi si autoesclude da essa. La grazia di Dio, infatti, è per tutti, coinvolge tutti, sostiene tutti.
Per noi e per il nostro cammino spirituale
Stiamo vivendo alcuni giorni di ricchissima spiritualità. Abbiamo celebrato la festa dei santi, che ci ha ricordato che tutti siamo chiamati alla santità. Abbiamo celebrato la ricorrenza di tutti i defunti, che ci ha detto che tutti i nostri defunti, affidati alla misericordia di Dio, otterranno il perdono delle proprie colpe in vista della visione del volto di Dio. Questa domenica vuole renderci ancora più consapevoli di questa verità ma, al tempo stesso, vuole ricordarci che noi tutti siamo responsabili del nostro cammino di salvezza. Valgono per noi tutti gli insegnamenti della parabola:
- Anche noi non diamo mai per scontata la salvezza. Non pensiamo di salvarci solo per il fatto di essere cristiani. Anzi, è vero il contrario, ma a noi è chiesta una responsabilità maggiore perché conosciamo la rivelazione del mistero di Dio, conosciamo il senso della sua venuta e della sua parola. Stiamo attenti, quindi, a pensare che, poiché siamo di formazione cristiana, abbiamo la salvezza a portata di mano! Certamente per tutti noi la parabola diventa anche un invito a curare la salute della nostra anima. Molti, come spesso ho detto, non si interessano della salvezza eterna. Questo è uno dei grandi problemi della nostra epoca. La prima grazia da chiedere oggi è, quindi, questa: impariamo a non dare per scontata la salvezza; impariamo a lavorare per la salvezza eterna dell’anima.
- Impariamo anche noi che il centro della salvezza è Gesù Cristo e, soprattutto, quella preghiera che è la “sua” preghiera, la sua azione di salvezza dentro di noi, ovvero la celebrazione dell’Eucarestia. Partecipare alla Messa non è solo pregare, non è solamente ricevere la sua parola, non è solo questione di vivere un rito. Celebrare la S. Messa è già sentirsi invitati alla grazia del regno, è già, in qualche modo, un prendere parte alla vita eterna. L’Eucarestia è pegno di vita eterna e non solo forza per il presente. Ecco perché tutti noi, con il nostro partecipare alla S. Messa, non solo stiamo immettendo una forza singolare per i nostri giorni, ma stiamo anche anticipando qualcosa della vita eterna in noi.
- Nel sentirci invitati al banchetto della grazia, viviamo la responsabilità di viverlo con interiore partecipazione. Non è solo la presenza che salva, ma l’attenzione che possiamo mettere in esso, grazie alla nostra partecipazione spirituale. La seconda grazia da chiedere è quindi questa: chiediamo di avere una partecipazione alla S. Messa non formale, non distaccata o distratta, ma consapevole del valore che essa riveste nel cammino spirituale di ciascuno di noi.
- Ricordiamo anche noi che tutti sono invitati alla vita eterna e, ora, anche alla S. Eucarestia, attenzione a non essere noi per primi coloro che approfittano delle scuse ben note per sottrarsi all’impegno della salvezza eterna. Se è vero che la salvezza eterna è grazia, è altrettanto vero che occorre la nostra partecipazione e la nostra collaborazione. La fedeltà alla celebrazione è parte integrante della salvezza eterna. la Messa non è un obbligo, un precetto, un dovere. Dovrebbe essere un modo con cui noi rinnoviamo la nostra appartenenza a Cristo e, rinnovati dal dono che riceviamo, impariamo a vivere con maggior intensità i giorni che ci vengono dati.
- Nel sentirci invitati al banchetto della grazia, ricordiamo che tutti sono invitati alal conoscenza di Cristo. Dipenderà molto dal nostro esempio di cristiani quanto altri potranno accostarsi alal fede o, al contrario, distogliersi da essa. In queste settimane, che hanno al loro centro il tema missionario, cerchiamo davvero di essere sempre più attenti alla responsabilità che grava su ciascuno di noi.
Questa domenica ci proietta anche verso la fine dell’anno liturgico che celebreremo domenica prossima con la festa di Cristo Re. Ci aiuti il Signore, in questi giorni feriali, a camminare sempre attendendo la salvezza che viene solo da Lui.