Commemorazione dei fedeli defunti – schema 1
La spiritualità di questa settimana
In questo giorno sentiamo più vicini i nostri morti. È una modalità certamente vera per celebrare questo giorno. In realtà i nostri cari ci sono sempre vicini ma, in questo giorno, sentiamo più viva la loro presenza, più vivo il loro ricordo, più intensa quella partecipazione alla comunione dei santi nella quale commemoriamo tutti i nostri defunti. In fondo, io credo, quello che noi tutti cerchiamo è un po’ di consolazione. Vorrei che, insieme, provassimo a chiederci: quale consolazione è riservata a questo giorno? Dal momento poi che siamo alla vigilia dell’anno giubilare tutto dedicato alla speranza, vorrei che ci chiedessimo: quale speranza deve mettere dentro di noi questa celebrazione?
La Parola di questo giorno
LETTURA 2Mac 12, 43-46
Lettura del secondo libro dei Maccabei
In quei giorni. Il nobile Giuda, fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.
SALMO Sal 129 (130)
Lavami, Signore, da tutte le mie colpe.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. R
EPISTOLA 1Cor 15, 51-57
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
VANGELO Gv 5, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna».
Maccabei
La prima speranza è quella che ci viene proposta dal libro dei Maccabei. Da sempre, presso tutte le culture, presso tutte le religioni, si è tentato di esprimere, in qualche modo, il rapporto tra i vivi e i defunti. Il libro dei Maccabei fa molto di più perché ci ricorda che la prima speranza da avere è proprio quella della preghiera, nella quale noi possiamo pregare e chiedere a Dio che le anime dei nostri cari siano presso di lui. Noi cristiani non ci limitiamo solo a questo aspetto, perché offriamo a Dio Padre per tutti i nostri cari non solo la nostra preghiera, sempre povera e incerta, ma lo stesso sacrificio di Cristo. La S. Messa celebrata a suffragio dei defunti dice questo: noi chiediamo al Padre di accettare il sacrificio di suo figlio attraverso il quale dare redenzione ad una precisa anima. Ecco l’importanza e il valore della celebrazione di suffragio, che invito tutti a sostenere e a raccomandare. I nostri cari non hanno bisogno di un qualsiasi ricordo: necessitano di un ricordo presso l’altare del Signore. È qui che si consuma per loro la redenzione e noi, partecipando al medesimo sacrificio di Cristo, nutriamo la nostra anima e, parimenti, ci prepariamo alla vita eterna, sostenuti dal medesimo atto di Gesù.
Corinzi
Una seconda speranza: la speranza della vita eterna. Paolo ci ha mirabilmente istruito: la nostra vita, che, umanamente, termina con la morte, non è l’ultima parola sulla vita di un uomo. Noi viviamo nella speranza della risurrezione. Non solo quella che riguarda l’anima, che è immortale e che si presenta al cospetto di Dio dopo il pellegrinaggio terreno. Anche il corpo è destinato alla risurrezione. Questo corpo con il quale facciamo ogni esperienza di vita, questo corpo del quale a volte usiamo bene altre volte lo maltrattiamo e lo trasciniamo in esperienze che non giovano alla vita, è il medesimo corpo che si presenterà davanti a Dio, partecipando alla risurrezione della carne. Ecco perché ha senso vivere bene questa esistenza, ecco perché ha senso prendersi cura del corpo. Questo nostro corpo non è destinato alla tomba, non è destinato alla corruzione ma, passando anche attraverso il tramonto, la corruzione, la sepoltura, è destinato a Dio. Questa è la speranza che siamo qui a celebrare. Se non avessimo fede nella vita eterna, sarebbe inutile anche la nostra preghiera. Noi siamo qui a dire che non siamo destinati alla morte. La morte è un passaggio per giungere alla vita eterna, che è la vera, l’effettiva, l’unica meta finale a cui tutti siamo indirizzati. È il grande respiro della vita. Noi abbiamo questa speranza e, per questo, vediamo tutte le cose alla luce di questa speranza di vita in Dio che dona un nuovo modo di vedere il tempo, la storia, la vita.
Vangelo
Questa è anche la speranza alla quale si riferiva Gesù, ricordandoci quelli che chiamiamo i “Novissimi”, cioè le realtà ultime dell’esistenza.
Alla morte, che è il primo di essi, segue il giudizio. Giudizio particolare, per ogni singola anima, nel momento stesso della morte; giudizio universale alla fine dei tempi, quando tutti gli uomini esistiti si presenteranno davanti a Dio per giungere a quella destinazione finale che è la vita eterna. Vita eterna beata, che è il Paradiso, il terzo dei Novissimi, o, purtroppo, vita dannata, lontananza da Dio che chiamiamo inferno. Il tema del giudizio non è un tema che deve mettere paura. Piuttosto riconosciamo in esso che Dio, svelando le segrete intenzioni dei cuori, metterà davanti alla sua misericordia ogni atto di peccato della vita dell’uomo, redimendolo, purché noi ci siamo riconosciuti già ora e, poi, anche nel giudizio finale, bisognosi della sua misericordia. Non ci salviamo da soli, non ci salviamo con i nostri meriti. Ci salviamo solo per la ricchezza del perdono di Dio. Ecco cosa vogliono dirci, nel loro insieme, nel loro complesso, i Novissimi.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che queste speranze, queste consolazioni dello spirito facciano bene a ciascuno di noi, non solo in questo giorno, ma, più in generale, nella nostra vita di fede. Siamo qui a dire che la nostra vita non trascorre mai da sola, non è mai priva dell’amore di Dio. L’amore misericordioso del Padre accompagna ogni nostro giorno. Questo stesso amore che diventa già ora perdono e redenzione, un giorno diventerà redenzione eterna. In questa redenzione eterna noi troveremo la pace. Quella pace del cuore che, spesso, manca alla vita, quella pace dell’anima che, spesso, non trova realizzazione nei nostri giorni fuggevoli, è la pace che troveremo nell’eternità, quando ci abbandoneremo definitivamente all’amore di Dio, non più da cercare, non più da sperare, ma da contemplare. Ecco come la speranza della vita eterna deve essere la speranza che riempie i nostri giorni e dona pace e ristoro ai nostri cammini. Noi siamo certi di questa verità perché essa si fonda sulla risurrezione di Cristo, al quale stiamo affidando i nostri defunti, oltre che noi stessi.
Viviamo così questo giorno, mettendoci a contemplare la vita eterna, credendo in essa, quasi anticipandola attraverso questa celebrazione dell’Eucarestia. Ogni volta che noi celebriamo questo Sacramento, mettiamo semi di speranza per la nostra vita e ci avviciniamo al Signore che sempre guida la nostra esistenza.
Così, mentre apriamo noi stessi a questa speranza, affidiamo a Dio i nostri defunti e ricordiamoci spesso di far celebrare la Messa in loro suffragio. Se avessero ancora bisogno di noi, il suffragio della S. Messa libererà le loro anime o andrà a vantaggio di coloro che sono ancora nell’attesa della liberazione eterna. Viviamo la comunione con Dio, così che la speranza della vita eterna possa essere sempre dentro di noi.