Mercoledì 03 dicembre

Settimana della 3 domenica di avvento – mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Ci sono diverse angosce nella vita dell’uomo. Ci sono diverse angosce nella vita di tutti noi, perché il credente non ne è risparmiato. C’è certamente anche Un’angoscia che salva”.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 12, 1-7
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli. Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti». Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle.

SALMO Sal 102 (103)

Allontana da noi le nostre colpe, Signore.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R

Quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R

Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere. R

PROFETI Sof 1, 1. 14-18
Lettura del profeta Sofonia

Parola del Signore che fu rivolta a Sofonia, figlio di Cusì, figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda. «È vicino il grande giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: “Amaro è il giorno del Signore!”. Anche un prode lo grida. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebra e di oscurità, e giorno di nube e di caligine, giorno di suono di corno e di grido di guerra sulle città fortificate e sulle torri elevate. Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perché hanno peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e la loro carne come escrementi. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli. Nel giorno dell’ira del Signore e al fuoco della sua gelosia tutta la terra sarà consumata, poiché farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra».

VANGELO Mt 15, 10-20
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Riunita la folla, il Signore Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo».

La Scrittura

Fatti un bagaglio da esule…

Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi…

Quando un cieco guida un altro cieco…

Sappiamo bene che i profeti compiono azioni simboliche, ovvero azioni che sembrano dire una cosa ma sottintendono un altro significato più profondo. Ezechiele viene invitato a farsi un bagaglio da esule. Sempre ci sono stati i migranti. Sempre ci sono state persone che hanno dovuto lasciare la casa, la patria, le proprie sicurezze. Sempre ci sono stati uomini, donne che hanno dovuto lasciare le loro comodità e le loro certezze e partire per qualcosa di ignoto. Talvolta sono gli uomini che si sono scelti questa vita per tentare la fortuna, per vivere meglio, per ricongiungersi ai propri cari. Tante volte sono state scelte imposte da altri uomini. L’esilio ha colpito in modi diversi moltissimi sventurati. Anche il profeta è invitato a farsi uno di loro. Si deve fare un piccolo bagaglio, raccogliticcio, per poi prendere la via che lo porta lontano dalla sua casa, dalla sua città, dalla sua patria. Ovviamente questo avviene non solo perché il profeta deve condividere questa condizione con chi già la vive. La sua azione ha un valore simbolico. Egli deve testimoniare, in questo modo, la tristezza di Dio. Dio soffre perché rifiutato. D’altronde l’uomo che vive lontano da Dio è un uomo che si condanna all’infelicità, alla solitudine anche se in mezzo ad altri uomini, alla dispersione. Chi va in esilio o chi si allontana dalla propria casa, vive un’angoscia grande.

Anche Sofonia parlava di angoscia grande. Quella che può sperimentare un cieco, che non sa dove va. Il cieco vive una grande precarietà della vita. Può intuire, può tentare di sondare, può chiedere ma sta di fatto che il suo non vedere lo mette sempre in una situazione problematica, una situazione di difficoltà. Questa condizione, che può essere solo intuita da chi non è cieco, è l’angoscia che capiterà a tutti coloro che non avendo fede, sentiranno di avere una vita che si disperde, che non va da nessuna parte, che è come la condizione che sperimenta un cieco quando non sa dove andare.

Questa angoscia è presa a modello anche da Gesù. Quando uno è cieco ha bisogno di una guida. Ha bisogno di un altro uomo che indichi dove andare o i pericoli che si stanno correndo. Ovviamente siamo nell’epoca in cui degli ausili moderni non si sa nulla… Era questa una scena abbastanza abituale almeno nella grande Gerusalemme. Qui i ciechi erano condotti al tempio da amici o parenti per chiedere l’elemosina. Era quello il loro “lavoro”. Non è certo possibile che un cieco guidi un altro cieco. La loro cecità, messa insieme, diventa più pericolosa, non costituisce certo un aiuto. Quando un cieco si fa aiutare da uno che è come lui, il male comune diventa condizione di pericolo maggiore e certezza di fallimento.

Per noi e per il nostro cammino di fede

L’angoscia ci prende per molte cose della vita. Può essere che siamo angosciati per il futuro. Ci sono molti che si lasciano angosciare dal tema della salute. Per altri ad essere fonte di angoscia è il lavoro. Poi, certo, ci sono molte altre condizioni che procurano angoscia. Per qualcuno sono proprio i rapporti in famiglia, per altri quelli fuori dalla famiglia. Ci sono tante angosce diverse rispetto a tempi diversi della vita ed anche a responsabilità diverse che capita di avere o che si scelgono. Se, in qualche tempo di angoscia, uno si lascia consolare da un altro angosciato, capisce bene che la loro angoscia diventa contagio l’uno per l’altro, non certo aiuto vicendevole! Le angosce condivise potrebbero diventare come la situazione di un cieco che si lascia guidare da un altro cieco. Come dice Gesù, c’è il rischio che tutti e due cadano.

Ma cosa accade per la fede? Accade che non si provi quasi mai angoscia. Pochi, certo, si mettono a riflettere seriamente sulla salute della propria anima, sulla salvezza eterna. Pochi sanno avere quell’unica “angoscia che salva”. Certo la vita eterna non deve essere fonte di angoscia ma di seria preoccupazione direi di sì! Gesù non ci vuole angosciati per le cose della fede, eppure il richiamo alla responsabilità del cammino è pressoché costante. Dovremmo cercare di capire. Ci sono cose per cui ci angosciamo che, pur nella loro importanza, sono sempre cose limitate. Per l’unica cosa che salva, per l’unica cosa che dovrebbe contare, non c’è nessuna fretta, non c’è nessun darsi da fare concreto, o, se c’è, è molto limitato.

Cosa fare? Le Scritture ci stanno dicendo che occorre una seria domanda, occorre un serio darsi da fare. Senza angoscia, per carità, ma senza nemmeno quel quietismo che diventa immobilità. Così pure come occorre lasciarsi condurre da chi è pratico di vie dello spirito, per non assomigliare, appunto, ad un cieco che va a chiedere consiglio, aiuto, guida, ad un altro cieco. Sarebbe una cosa mostruosa! Sarebbe il massimo dell’insipienza!

Così, ormai a metà del cammino di Avvento e verso la fine dell’anno giubilare, la Chiesa ci raggiunge con un ulteriore appello a prendere sul serio il pensiero della vita eterna e il cammino che ci deve condurre alla meta suprema della vita di ogni uomo. Chiediamo al Signore questa forza di decisione, per non lasciare che il non pensare alle cose eterne spenga in noi l’interesse che la vita eterna dovrebbe, invece, sempre donarci.

Chiediamo anche oggi alla Vergine Maria, mentre vogliamo guardare alla prossima festa dell’Immacolata, aiuto e protezione, perché possiamo sempre essere attenti a quella manifestazione dello Spirito che deve condurre noi tutti verso la vita eterna. Senza nessuna angoscia, ma consapevoli che senza mettere mano alla nostra dimensione interiore, non vivremo pienamente questa vita che il Signore ci ha donato e nella quale ci conserva a lode e gloria del suo nome.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Quali angosce sono presenti nella mia vita?
  • Cosa faccio per risolverle? Da chi mi lascio aiutare?
  • Chi mi aiuta e chi aiuto io per le domande di fede che devono condurmi alla vita eterna?
2025-11-29T08:34:14+01:00