Giovedì 04 gennaio

Giovedì prima dell’Epifania

La spiritualità di questa settimana

Questi giorni del tempo di Natale sono ancora una sosta sul mistero dell’Incarnazione prima di celebrare la grande solennità dell’Epifania, la manifestazione del Signore alle genti. Poiché lo scorso anno ho commentato i Vangeli di questi giorni, quest’anno rileggiamo insieme il profeta Daniele.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dn 7, 9-14
Lettura del profeta Daniele

In quei giorni. Daniele disse: «Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Continuai a guardare a causa delle parole arroganti che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare nel fuoco. Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita fu fissata fino a un termine stabilito. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto».

SALMO Sal 97 (98)

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne. R

Esultino davanti al Signore
che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA 2Ts 1, 1-12
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre nostro e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. Dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli, come è giusto, perché la vostra fede fa grandi progressi e l’amore di ciascuno di voi verso gli altri va crescendo. Così noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra perseveranza e la vostra fede in tutte le vostre persecuzioni e tribolazioni che sopportate. È questo un segno del giusto giudizio di Dio, perché siate fatti degni del regno di Dio, per il quale appunto soffrite. È proprio della giustizia di Dio ricambiare con afflizioni coloro che vi affliggono e a voi, che siete afflitti, dare sollievo insieme a noi, quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo, insieme agli angeli della sua potenza, con fuoco ardente, per punire quelli che non riconoscono Dio e quelli che non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Essi saranno castigati con una rovina eterna, lontano dal volto del Signore e dalla sua gloriosa potenza. In quel giorno, egli verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile da tutti quelli che avrànno creduto, perché è stata accolta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Per questo preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

VANGELO Lc 3, 23-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Il Signore Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innai, figlio di Giuseppe, figlio di Mattatia, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggai, figlio di Maat, figlio di Mattatia, figlio di Semein, figlio di Iosec, figlio di Ioda, figlio di Ioanàn, figlio di Resa, figlio di Zorobabele, figlio di Salatièl, figlio di Neri, figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmadàm, figlio di Er, figlio di Gesù, figlio di Elièzer, figlio di Iorim, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionam, figlio di Eliachìm, figlio di Melea, figlio di Menna, figlio di Mattatà, figlio di Natam, figlio di Davide, figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Sala, figlio di Naassòn, figlio di Aminadàb, figlio di Admin, figlio di Arni, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo, figlio di Tare, figlio di Nacor, figlio di Seruc, figlio di Ragàu, figlio di Falek, figlio di Eber, figlio di Sala, figlio di Cainam, figlio di Arfacsàd, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamec, figlio di Matusalemme, figlio di Enoc, figlio di Iaret, figlio di Maleleèl, figlio di Cainam, figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio.

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Daniele

Dopo l’interpretazione del sogno di Nabucodonosor, ecco una nuova visione. La visione ha due centri.

La visione del vegliardo è chiaramente un’immagine di Dio. Daniele esprime così la visione della vista di Dio: è la visione di un grande re. Ovviamente la visione è simbolica e sta a dire che Dio regna su ogni cosa, Dio è prima di tutte le cose, al di sopra di tutte le cose, oltre tutte le cose. Dio è colui che ha in mano ogni realtà e colui che la guida al suo compimento e alla sua perfezione. È una visione forte, che mette perfino paura. Daniele ha la consapevolezza che l’onnipotenza e la santità di Dio rendono il suo trono come inaccessibile. È un modo per dire che il mistero di Dio non lo potrà mai svuotare nessuno. È un modo per dire la signoria di Dio sulla storia.

La seconda parte della visione introduce questo “figlio d’uomo” che si avvicina al trono e che riceve “potere, gloria, regno”. È una chiara immagine messianica. Gesù Cristo è colui che riceve dal Padre il compito ma anche la forza per attuare il mistero della rivelazione. L’unione tra il Padre e il Messia permette a quest’ultimo di essere il rivelatore del volto del Padre perché vive con lui, abita con lui, proviene dall’interno del suo mistero. “Il suo potere è potere che non finirà mai, eterno, e il suo regno non sarà mai distrutto”. È la conclusione del profeta. A Nabucodonosor, imperatore più grande e più famoso della terra, uomo che non ha uguali, il profeta ricorda che anche lui sarà soggetto al logorio del tempo e che anche il suo tempo d’oro dovrà finire. Sarà un altro uomo, il Messia che proviene da Dio, a compiere ciò che non ha compiuto nessun uomo mai.

Per noi e per il nostro cammino

Molto opportunamente noi leggiamo questo brano in questo tempo perché, proprio alla luce del mistero dell’Incarnazione, possiamo capire che il venire di Cristo in mezzo agli uomini, la sua Incarnazione, è in vista di questo regno eterno che egli rivela e consolida. Punto fondamentale della predicazione del Signore è che ciascuno possa entrare in questo regno, ovvero possa avere con lui quella relazione di fede che apre al gusto e all’amore per l’eternità.

Siamo, ormai, sul finire di queste feste. Domani saremo introdotti nella festa dell’Epifania e, poi, subito dopo in quella del Battesimo del Signore che saranno, per noi, la chiusura delle feste natalizie. Credo che dovremmo seriamente chiederci cosa è stato questo Natale per noi. È stato solo occasione di raduno? È stato solo occasione per rivedere qualcuno che non vedevamo da tempo? Oppure è stata occasione di incontro con Cristo, occasione di conversione, occasione di ascolto di una Parola che è davvero nuova e salutare? Proviamo a chiedercelo veramente, per non lasciare che il Natale sia solo una ricorrenza e non, invece, una tappa di un cammino. Cammino al quale noi tutti teniamo e, per questo, siamo qui a celebrare la S. Messa e ad interrogarci.

Mentre ci dirigiamo verso il pieno compimento di queste celebrazioni e già in vista della Pasqua, che quest’anno sarà vicinissima, prendiamo seria consapevolezza della nostra identità di credenti che, dalle grandi feste natalizie, possono portare molto alla propria anima.

Custodiamo la Parola nel cuore per custodire la grazia di questo incontro che, nel Natale, si è rinnovato.

Provocazioni dalla Parola

  • Che Natale è stato per me?
  • Uscirò da questo Natale senza troppi cambiamenti o con qualche dono nel cuore?
  • La mia sarà una ripresa normale, accettata ma senza slanci, o sarà un sentire che Cristo mi accompagna nelle cose della vita?
2024-01-23T03:23:46+01:00