Venerdì prima dell’Epifania
La spiritualità di questa settimana
Oggi è giorno di vigilia. Lo è in modo particolare, perché la solennità dell’Epifania è una delle più grandi feste liturgiche dell’anno. Lo ricorderà in particolar modo la liturgia di questa sera, solennissima, ma anche la Messa di questa mattina è del tutto singolare, come vedete, con una sola lettura del Nuovo Testamento. Sorretti anche dalle letture del profeta Daniele che abbiamo letto nei giorni scorsi, entriamo in comunione con questo testo della lettera a Tito, per vivere bene queste ore di attesa prima della grande celebrazione.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA Tt 3, 3-7
Lettera di san Paolo apostolo a Tito
Carissimo, noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.
SALMO Sal 71 (72)
Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
Lo servano tutte le genti. R
VANGELO Gv 1, 29a. 30-34
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Tito
Potremmo rileggere questo testo alla luce della domanda che ci ha tenuto compagnia nel tempo di Avvento e che abbiamo cercato di mettere come premessa a quelle meditazioni: chi è l’uomo? Chi è il credente?
Paolo risponde con certezza e con forza. L’uomo, di per sé, è “un insensato, un disobbediente, uno schiavo di ogni sorta di passioni e di piaceri”. È un ritratto piuttosto duro ed impietoso, eppure noi riconosciamo che queste parole sono vere. Lo vediamo benissimo. Quando non c’è luce spirituale nell’uomo, quando un uomo è lasciato in balia di sé stesso, quando un uomo vaga da solo, ecco che, spesso, sprofonda in tutto questo genere di cose. In realtà nemmeno il credente ne è immune, dal momento che anche il credente si ritrova ad essere schiavo di tante cose della vita che sono poi i nostri peccati. Schiavitù che, anche con tutto il nostro impegno, non riusciamo mai a debellare veramente.
Il cristiano è come uomo immerso in queste cose. Ma c’è un’altra immersione che gli dona la consapevolezza della fragilità della vita e della forza che viene da Cristo. È l’immersione del Battesimo. Scriveva San Paolo: “con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito, egli ci ha giustificati per sua grazia, perché diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna”. Parola fortissima e assolutamente comprensibile. Noi sappiamo molto bene che la nostra natura è fragile, sottoposta a mille cose, mille tentazioni, mille peccati. Eppure sappiamo molto bene che da tutto questo ci ha salvato Cristo che, proprio nel Battesimo, apre a noi la speranza della vita eterna e schiude alla nostra vita un orizzonte diverso da quello che noi potremmo avere se ci basassimo solo sulle nostre forze e sui nostri preconcetti di vita.
Per noi e per il nostro cammino
Noi leggiamo questa parola perché, nella Chiesa antica, l’Epifania era una delle grandi date battesimali. Così, anno dopo anno, non solo si preparavano i catecumeni ad essere immersi nel fonte battesimale, ma si permetteva ai battezzati di riprendere in mano il loro percorso, di ricordare quello che per loro era stato fatto, di accedere a quella grazia che li aveva già rigenerati alla grazia della vita eterna. Questa prospettiva vale anche per noi. Noi siamo già stati battezzati e siamo qui, prima di celebrare la grande festa dell’Epifania, proprio con questo sentimento: vogliamo vivere ancor più e ancor meglio la nostra grazia battesimale per essere sempre più certi del percorso che stiamo facendo. Per noi l’Epifania dovrà essere un momento nel quale prendere grande consapevolezza del nostro Battesimo e degli effetti che ne derivano. Anticipando il Vangelo di domani, potremmo dire che il Battesimo ha fatto di noi un regno di cercatori di luce, come i Magi. Luce da cercare dentro di noi, nella Parola, nell’incontro con Cristo che è dato dal Sacramento. È a queste condizioni che noi potremo celebrare e vivere bene la festa che ci sta davanti! È a queste condizioni che noi tutti potremo illuminare il nostro percorso facendo così in modo che il Natale e tutte le altre feste dell’anno liturgico non passino invano, ma siano davvero occasione di crescita spirituale e di rilancio in avanti del nostro cammino.
Provocazioni dalla Parola
- Che cosa significa, per me, fare memoria del Battesimo?
- Come vivrò la festa di domani?
- Come riprenderà, per me, il cammino?