Domenica 04 gennaio

Dopo l’ottava del Natale

Introduzione

Avvertiamo tutti di essere in una domenica di passaggio. Siamo già in vista dell’Epifania, siamo in mezzo a giorni festivi, forse oggi non è che ci aspettiamo gran che dalla Parola di Dio o dalla celebrazione della messa. Proviamo allora insieme a rileggere queste scritture, per capire cosa hanno da dirci e come possono farci vivere bene questo ultimo scorcio di feste natalizie preparandoci all’Epifania.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 24, 1-12
Lettura del libro del Siracide

La sapienza fa il proprio elogio, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria: «Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e come nube ho ricoperto la terra. Io ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. Ho percorso da sola il giro del cielo, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio. Fra tutti questi ho cercato un luogo di riposo, qualcuno nel cui territorio potessi risiedere. Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele”. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità».

SALMO Sal 147

Il Verbo si fece carne
e pose la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R

EPISTOLA Rm 8, 3b-9a
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, Dio, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi.

VANGELO Lc 4, 14-22
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

La sapienza

Rileggendo la prima scrittura mi verrebbe da chiedermi e vorrei che ciascuno di voi al tempo stesso si chiedesse:

  • Cosa è per me la sapienza? In che cosa consiste, per me, la sapienza?

Credo che più o meno tutti facciamo consistere la sapienza con quale erudizione, con qualche studio. Sapiente è chi ha fatto degli studi importanti, sapiente è chi ha vissuto un suo percorso di elaborazione di molte cose che lo ha portato ad essere, in un certo senso, superiore agli altri.

Oppure credo che molti facciano consistere la sapienza con chi ha raggiunto una sua saggezza di vita, un suo modo di vivere equilibrato, giusto, magari anche semplice ma autentico e vero. Credo che tutti abbiamo esperienza di qualche anziano che, per esperienza, ci sembra, appunto sapiente.

La risposta della Parola di Dio non va in questa direzione, ma indica Gesù Cristo come l’origine, la fonte e al tempo stesso il compimento di ogni sapienza. La sapienza non è qualcosa di astratto, non è qualcosa che si impara sui libri e che nemmeno viene dalla sapienza della vita; queste sono forme di sapienza che possono anche essere apprezzabili, ma non sono ciò che la Scrittura indica al suo interno. Sapienza increata è la sapienza di Dio che abita in Gesù Cristo che appare tra gli uomini. In questo modo il testo sacro lega insieme Dio che è increato ed eterno con l’apparire di Gesù nel mondo, nel tempo, nella carne umana. Potremmo dire così: la sapienza di Dio, la sapienza che si mostra nella creazione, la sapienza che regge i secoli eterni, è la sapienza che appare in Gesù, è la sapienza che si incarna in Gesù, è la sapienza che trova il suo coronamento nel Signore.

Se questa è la sapienza, allora diventa sapiente chi segue Cristo, diventa sapiente chi segue la sua vita, diventa sapiente chi si mette alla sequela del Signore che è la sapienza che si incarna.

Vangelo

Il Vangelo ci permette di proseguire questa meditazione. La sapienza che si incarna in Cristo, la sapienza che si rende visibile nel Signore Gesù, è la sapienza che parla, che rivela la parola, che si ferma nella sinagoga di Nazareth a pregare con l’altra gente.  Il gesto descritto dal Vangelo assomiglia moltissimo al nostro. Mentre gli Ebrei, il Sabato, si ritrovano nella sinagoga per accogliere ed onorare la Parola, noi ci raduniamo la domenica, per accogliere e venerare la Parola e per lasciare che la presenza stessa di Cristo, custodita nel Sacramento, sia alimento per le nostre vite. Le due cose non sono uguali, non sono sullo stesso piano, ma si assomigliano moltissimo. Dunque anche il vangelo ci dice che la sapienza che si è incarnata in Gesù si rende accessibile, si rende visibile, si rende vicina agli uomini attraverso il gesto consueto e semplice del trovarsi in chiesa, del leggere e approfondire le scritture, del vivere il Sacramento, possibilmente nella sua pienezza e cioè con la comunione eucaristica. Gesù nella sinagoga di Nazareth afferma con chiarezza: “oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” perché indica, nella sua stessa presenza, il compimento delle scritture antiche, le scritture dei profeti. Noi possiamo dire la stessa cosa perché abbiamo  la presenza eucaristica del Signore e perché, accostandoci ad essa, possiamo realmente vedere e capire che il Signore è presente nelle nostre vite, accompagna le nostre esperienze, si rende vicino a ciascuno di noi, si rende compagno di viaggio delle nostre anime. Così che anche noi possiamo dire che oggi, proprio in questa celebrazione, proprio in questo momento, si sta adempiendo quell’incontro con Cristo che salva l’anima, che allarga il cuore, che illumina la vita; è il nostro incontro con la sapienza di Dio che si rinnova domenica dopo domenica e non solo in queste feste natalizie.

Epistola

Perché questo incontro sia vero, però, occorre una scelta. La scelta per il bene, ci diceva l’Epistola, la scelta per quelle opere che permettono di avverare, nel vivo di ogni coscienza, la presenza dell’Altissimo. È scegliendo il bene che si permette alla Parola che è la sapienza incarnata di rimanere in noi, è operando per il bene che si permette alla presenza di Dio di operare nel vivo delle nostre coscienze. È scegliendo ciò che non è carnale che si permette alla sapienza di Dio di abitare in noi. Viceversa, diceva San Paolo con grande chiarezza, scegliendo le opere della carne, ci si allontana da questa sapienza che vuole abitare dentro di noi e non si rende la nostra vita trasparenza di Lui, trasparenza di Dio che è vento non solo per visitare l’uomo in senso generale ma per abitare nell’intimo di ogni coscienza, anche la nostra. San Paolo invita ciascun battezzato a prendere coscienza del fatto che lo Spirito abita già dentro di noi, questa certezza aiuta a vivere meglio il rapporto con la Parola e con il Sacramento che sono la presenza di Dio in noi.

Perchè la Parola dimori in noi

Siamo, dunque, in una domenica ponte, abbiamo detto. Intravediamo la fine delle feste natalizie che sarà l’Epifania. Forse alcuni di noi stanno anche tornando da qualche esperienza fuori porta. Ebbene proviamo a domandarci:

  • Cosa mi lascia questo natale?
  • Cosa ho imparato dalla celebrazione della presenza della sapienza di Dio che è Gesù Cristo che è stato il cuore di queste feste natalizie?

Vedete io credo che il discorso che questa parola di Dio ci dona e ci lascia, se non vuole essere solo un discorso astratto e che non ci tocca, debba farci ragionare e debba farci riflettere.

Il natale potrebbe essere stato anche per noi solo una serie di celebrazioni. Ne abbiamo avute tante e credo che la maggior parte di noi abbia potuto viverle tutte. Ma Natale è solo questo? Può essere davvero solo una serie di celebrazioni, solo una serie di memorie? Certo molti riducono il natale a questo e forse anche noi: di per sé non è così! Di per sé il natale non è circoscrivibile non è evento da racchiudere solo in una serie di celebrazioni. Il Natale è molto di più, è incontro personale con Cristo sapienza che si incarna. Per questo motivo vi ho invitato a chiedervi in che cosa consiste per voi la sapienza. Perché se è solo questione di studio o se è solo questione di sapienza di vita, allora probabilmente cercheremo di rinchiudere il natale solo dentro una serie di celebrazioni che, però, non toccano la vita.

Se il Natale, invece, è incontro con Cristo che è la sapienza dei miei giorni, allora sarà chiaro il compito. Convertirci, fare in modo che l’incontro con Cristo sia vero. Per fare questo l’unica via che abbiamo è quella di Paolo: cambiare modo di vivere, fare in modo che i comportamenti siano davvero un poco sempre più conformi a quelli di chi vuole mettere al centro delle sue esperienze Cristo. Se accade questo, allora il natale non è una celebrazione, ma un modo perché, ogni anno, possiamo imparare ad essere un poco più veri, un poco più autentici, un poco più cristiani.

Vi invito allora, mentre attendiamo l’ultima festa di questi giorni santi, ad entrare dentro di voi e a decidere se davvero volete cambiare qualcosa del vostro modo di vivere oppure se ci va meglio, se preferiamo continuare a celebrare dei riti che non mettono in discussione la nostra coscienza.

Se siamo di questa linea, probabilmente il cristianesimo sarà, per noi, solo una cosa esteriore, solo qualcosa di marginale.

Se, invece, non sarà così, allora il cristianesimo sarà qualcosa che ci ha toccato la vita, qualcosa che ci ha toccato il cuore, qualcosa che ci permette di cambiare.

Chiediamo questa grazia al Signore e continuiamo a cercare ristoro, sapienza di vita, sapienza dei nostri giorni

Così sia.

2026-01-09T09:57:31+01:00