Giovedì 04 febbraio

Settimana della quarta domenica dopo l’Epifania – Giovedì

Vangelo

Mc 6, 33-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Non vogliamo certo trascurare il brano del Siracide che ci sta tenendo compagnia in tutto questo tempo dopo l’Epifania e tuttavia, a motivo delle giornate eucaristiche che stiamo celebrando, credo sia opportuno partire dal Vangelo.

Credo che tutti conosciamo molto bene il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci in questione, che può essere commentato da diversi punti di vista. Oggi vorrei farvi notare la dimensione di passaggio tra la spiegazione delle Scritture che il Signore sostiene e promuove e il gesto del miracolo a cui il Signore ammette tutti coloro che erano presenti quel giorno, in quel luogo.

Gesù ha coinvolto i discepoli e la folla in una grande catechesi, potremmo dire, in un momento di più abbondante spiegazione della Parola di Dio e in un momento di attrazione al Padre. È stata un’opera significativa del suo ministero e la gente lo ha premiato. Si è lasciata condurre dal Signore, si è fidata, lo ha ascoltato. Gente povera se, come diceva l’evangelista, davano l’impressione di essere come “pecore che non hanno un pastore”. Gesù se ne accorge, sa che non hanno avuto molti richiami alla fede, alla bellezza del mistero di Dio, alla comprensione della sua vicinanza di amore. Sono anime che sono state cresciute con la paura di Dio, anime alle quali sono stati imposti molti doveri della fede, anime che, anche se non capivano, si sono dovute sottomettere a quello che dicevano i grandi della fede del loro tempo.

Gesù non fa così, se ne prende cura, si ferma a spiegare, fa loro comprendere che ciò che conta non è il sottomettersi ad un obbligo, ma il capire che l’amore di Dio chiama alla conversione. Questa catechesi, però, non basta. Non basta all’uomo, che ha bisogno di sostegni per credere, non basta a Gesù, che sa bene che quelle parole aprono una breccia nel cuore della gente, ma poi il cammino deve proseguire.

Ecco allora il passaggio fondamentale del Vangelo: il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. È un gesto, è un segno, è un richiamo. Il Signore Gesù richiama come, nel cammino di fede, centrale non sia la parola, la catechesi, la spiegazione, ma quel gesto che sarà, dopo la sua Pasqua, sarà Eucarestia, rendimento di grazie sul pane, sul vino, sulle cose della vita per mettere al centro di tutto la sua persona che, con infinita carità e compassione, accompagna l’uomo nelle sue vicende umane, nel suo percorrere tutta la terra, e il suo essere accanto ad ogni uomo e ad ogni donna di ogni tempo. È il valore della centralità della S. Eucarestia che è proposto anche a noi in questi giorni.

Siracide

Sir 36, 24-28
Lettura del libro del Siracide

La bellezza di una donna allieta il volto e sorpassa ogni desiderio dell’uomo. Se sulla sua lingua vi è bontà e dolcezza, suo marito non è un comune mortale. Chi si procura una sposa, possiede il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio. Dove non esiste siepe, la proprietà viene saccheggiata, dove non c’è donna, l’uomo geme randagio. Chi si fida di un agile ladro che corre di città in città? Così è per l’uomo che non ha un nido e che si corica là dove lo coglie la notte.

Così come è centrale l’insegnamento del Siracide. Il Sapiente sa che il cuore dell’uomo non è fatto per essere solo. Chi rimane da solo rischia di perdersi, di rincorrere qualsiasi genere di richiamo che sia promettente per la vita, o di cadere in qualsiasi devianza che sembra aprire il cuore dell’uomo, anche se solo apparentemente. Ecco perché il Sapiente invita l’uomo ad accompagnarsi con una donna. La sua non è solo riflessione sull’esperienza, ma è proposta di fede, è recupero della teologia biblica della Genesi. Poiché così è previsto da Dio, secondo il piano della creazione. Anche il Siracide va letto in parallelo con la logica del Vangelo, ovvero la logica della Parola che lascia posto ai segni. Come un uomo che vive senza affetti è come un uomo che non ha nido, un uomo che è un “girovago sentimentale”, così un uomo che non cerca i segni con cui Dio si presenta all’uomo rischia di essere un “girovago spirituale”.

Per noi:

In questo secondo giorno delle giornate eucaristiche, credo che tutti siamo invitati a fermarci, ancora una volta, davanti al Signore, per poter vivere bene questo desiderio di rimanere in Lui.

Credo che tutti siamo invitati a interrogarci su quanto noi siamo dei “girovaghi spirituali”: leggiamo questo e quell’altro autore; partecipiamo a questa e a quest’altra manifestazione, o pellegrinaggio, o riunione; viviamo questa e quest’altra partecipazione ad un gruppo, ad un movimento o altro ancora… ma credo che tutti siamo invitati a non fermarci alla superficie di tutto questo e a trovare la nostra stabilità proprio davanti alla Santa Eucarestia.

Oltre ai luoghi dove noi troviamo il nostro nutrimento spirituale, che sono tutti buoni secondo la tradizione di ciascuno, tutti dobbiamo avere un centro di vita di fede. Questo centro è l’Eucarestia. Noi siamo qui per riconoscerlo e per imparare che niente può sostituire la centralità di questo sacramento al quale vogliamo fare riferimento e al quale vogliamo sempre rimanere attaccati. Senza avere questo centro, noi diventiamo proprio come dei girovaghi spirituali. Con questo centro a cui riferirci, ogni tradizione, esperienza, proposta può diventare buona e può condurci ad un amore sempre più autentico per Dio e ad un rispetto sempre più vero per la Santa Eucarestia.

Cosa significa mettere al centro di tutto l’Eucarestia? Certamente significa avere a cuore la celebrazione, il più spesso possibile e non solo la domenica, ma non solo questo. Chi ama l’Eucarestia mette al centro anche la visita al Santissimo Sacramento, la sosta di preghiera silenziosa e orante davanti al tabernacolo, come pure il mettersi in atteggiamento di preghiera davanti all’Eucarestia ogni volta che è possibile. Tutti abbiamo bisogno di capire che il Signore è vivo e presente in mezzo a noi e la Santa Eucarestia è il modo concreto con cui noi possiamo percepirlo.

Chiediamo al Signore qui presente ed esposto solennemente in questi giorni di capire sempre e bene quanto sia importante riferirci sempre a Lui, che è l’origine e il centro di ogni cosa bella dell’uomo.

2021-01-28T16:48:24+01:00