Settimana della quarta domenica di quaresima – Venerdì
Introduzione
Anche in questa settimana non vogliamo perdere l’occasione del nostro quaresimale del venerdì per rileggere in modo sintetico le Scritture che la liturgia ci rivolge, traendone per noi un insegnamento da vivere in questi giorni di Quaresima che riceviamo come una benedizione da Dio. Anche oggi diamo un tema alla nostra meditazione.
La Parola di questo giorno
Le letture sono disponibili sul libretto del vespero
Meditazione
La preghiera ascoltata da Dio feconda la vita dell’uomo
La realtà della preghiera conosce diverse sfaccettature. Sia nel primo che nel secondo Testamento troviamo molti insegnamenti sul tema della preghiera, insegnamenti che siamo chiamati a fare nostri, a vivere per il nostro cammino cristiano. Ovviamente in Quaresima il richiamo alla preghiera diventa ancora più forte e ancora più importante e anche noi veniamo predisposti in chiesa per dare ancora più valore alla preghiera comunitaria, specie, poi, nel giorno di venerdì, che richiama più da vicino la realtà della preghiera in questo giorno nel quale non celebriamo l’Eucarestia, preghiera massima della comunità cristiana.
Il tema è affrontato molto bene già dalla prima lettura, dove Mosè cerca di ricordare al popolo che tutto quello che avviene nell’Esodo e tutto quello che avverrà nella terra della promessa, accadrà proprio perché Dio ascolta il suo popolo. Tutta l’epopea della liberazione e tutto ciò che è seguito, così come tutto ciò che è ancora ignoto e che accadrà nella terra della promessa, avverrà perché Dio ascolta sempre il suo popolo. Così quando la preghiera viene ascoltata, la vita fiorisce, come accadde ad un popolo deportato e schiavo di riconquistare la libertà e l’autonomia piena.
Più bella ancora la seconda lettura, che insegna che la preghiera accorata commuove gli uomini di Dio e anche Dio stesso. Così la preghiera di questa donna di Sunem, che non chiede mai niente, che non osa nemmeno alzare lo sguardo verso Dio per domandare ciò che le occorre. Ebbene proprio lei è protagonista di una preghiera unica: la preghiera che sa fare una mamma quando le muore un figlio. Così questa donna con il suo gesto, il gesto di recarsi dal profeta anche in un tempo in cui non sarebbe opportuno, o il gesto di afferrargli i piedi per sfogare tutto il suo dolore, diventano l’attestato di una preghiera del cuore che non ha uguali. Preghiera che commuove il profeta, che lascia che questa donna esprima tutto il suo dolore, ma che lo muove poi anche ad una forma di intercessione unica, che ottiene il risultato: riavere sano e salvo il bambino. È una lettura bellissima che insegna che la preghiera commuove anche Dio, quando è fatta con fede e con intensità.
Preghiera che pure è fatta sempre senza vedere Dio. Lo diceva molto bene la terza lettura. Nemmeno un uomo del calibro di Mosè, nemmeno un profeta del suo stampo, poté vedere il volto di Dio. Il che significa che la preghiera deve sempre esprimere affidamento. Non esiste un diritto di ottenere da Dio quello che ci sembra giusto chiedere. Esiste, invece, un diritto ad essere ascoltati. Per questo la preghiera è sempre momento di affidamento, momento di espressione di fiducia, momento di attenzione unica, grande da rivolgere a Dio, così che Dio si rivolga, per così dire, all’uomo. Dio è sempre rivolto all’uomo. Come dice lo stesso Signore Gesù, egli sa bene di che cosa abbiano bisogno gli uomini ancor prima che glielo chiedano. La preghiera serve a noi, non serve a Dio. Serve a noi a prendere coscienza dei nostri bisogni, della nostra limitatezza, della necessità di aiuto da parte di Dio che abbiamo. È questa la preghiera che viene accolta e ascoltata: la preghiera di affidamento, la preghiera di fiducia, la preghiera di speranza. In questo anno giubilare tutti siamo invitati a crescere in questa forma di preghiera che dilata il cuore dell’uomo e lo mette in comunione con il cuore di Dio.
Preghiera che, come insegna anche la quarta lettura, chiede una purificazione del cuore, per essere vera. È sempre vero che il cuore dell’uomo è molteplice. Loda Dio, ma poi si rivolge anche a cose contrarie a Dio. C’è sempre un po’ di commistione nel cuore dell’uomo tra sacro e profano. C’è una parte di noi che vorrebbe tornare a Dio sempre, ma anche una parte di noi che si oppone a questo ritorno, alla supplica del suo nome. Samuele insegnava che è necessaria una purificazione del cuore, per esprimere una preghiera che sia lode di Dio e attestazione della nostra fiducia in Lui.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Vivo questa forma di preghiera che sa commuovere il cuore di Dio?
Forse, dobbiamo riconoscerlo, la nostra preghiera è molto più limitata. Intanto non è sempre costante, non è sempre profonda, non è sempre sincera. La nostra preghiera spesso nasce da un cuore non purificato, che tiene insieme molte cose, che pretenderebbe di tenere insieme molte realtà diverse. La nostra preghiera giunge a Dio quasi dopo che le abbiamo tentate tutto, spesso è una preghiera che assomiglia a una scaramanzia, qualche volta ha addirittura la pretesa di essere esaudita. Tanto che, se non accadono le cose che vorremmo accadessero, ce la prendiamo perfino con Dio e diventiamo assolutamente incapaci di fare una verifica del nostro cuore. Credo che la nostra preghiera, per questi motivi, è spesso infantile, distratta, una preghiera che non sa bene come esprimersi.
L’insegnamento della Scrittura di oggi ci ricorda che la preghiera è vera quando viene dal cuore e quando sa rimettersi di fronte a Dio. È proprio per noi, specie in questo anno giubilare. Noi abbiamo bisogno di una preghiera spontanea, ma che sappia essere vera e di una preghiera che ci sappia far riconoscere umili. Oggi siamo troppo sicuri di noi stessi. Vorremmo cavarcela, in tutte le occasioni, senza Dio. Ricorriamo a Dio solo quando siamo disperati. Dio ci ascolta, certo, come le Scritture insegnano, ma se la preghiera non è costante, se la preghiera non è continua, non diventerà mai adulta. Noi abbiamo bisogno di ricorrere a Dio tutti i giorni, con un atteggiamento del cuore davvero penitente e umile, l’umiltà di uomini, di donne che sanno che senza Dio non possiamo fare nulla. Questo deve essere il richiamo che viviamo. Questo deve essere l’insegnamento che portiamo a casa in questo giorno di Quaresima. Dio ci ascolta quando, umilmente, rimettiamo il nostro cuore nelle sue mani. Allora la nostra vita può diventare feconda. Allora la nostra vita può conoscere davvero cosa significhi saperci rimettere nelle mani di Dio, per ottenere i suoi benefici e la sua benedizione. Facciamoci quindi umili, per saper esprimere quella preghiera che feconda la vita e la rende santa.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
Nel silenzio contemplo la croce di Cristo esprimendo a Dio la mia preghiera del cuore.