Sabato 04 aprile

Veglia Pasquale

Per introdurci

È curioso! È curioso il modo in cui il Vangelo che leggiamo in questa Santa Veglia, dopo tutto il percorso di catechesi che le Scritture ci hanno fatto fare, tratta delle relazioni.

La Parola di questo giorno

I LETTURA Gn 1,1-2,3a
Lettura del libro della Genesi

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». / E Dio creò l’uomo a sua immagine; / a immagine di Dio lo creò: / maschio e femmina li creò. / Dio li benedisse e Dio disse loro: / «Siate fecondi e moltiplicatevi, / riempite la terra e soggiogatela, / dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò.

SALMELLO Cfr. Sal 88,12.2
Tuoi sono i cieli, Signore, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene.
V. Canterò senza fine le tue grazie,
con la mia bocca annunzierò
la tua fedeltà nei secoli.
Tu hai fondato il mondo e quanto contiene.

ORAZIONE
Preghiamo.
O Dio, potenza perenne e luce senza tramonto, guarda con amore allo stupendo mistero della tua Chiesa e serenamente attendi, secondo il tuo disegno eterno, all’opera della salvezza umana; il mondo intero ammirato contempli che l’universo abbattuto e decrepito risorge e si rinnova, e tutto ritorna all’integrità primitiva in Cristo, da cui tutto prese principio.
Per lui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

II LETTURA Gn 22,1-19
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme.
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

SALMELLO Cfr. Sal 49,14.1
Offri a Dio un sacrificio di lode e
sciogli all’Altissimo i tuoi voti.
V. Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra; e tu
sciogli all’altissimo i tuoi voti.

ORAZIONE
Preghiamo.
O Dio, Padre dei credenti, che, offrendo a tutti gli uomini il dono della tua adozione, moltiplichi nel mondo i figli della promessa e nel mistero battesimale rendi Abramo, secondo la tua parola, padre di tutte le genti, concedi ai popoli che ti appartengono di accogliere degnamente la grazia della tua chiamata.
Per Cristo nostro Signore. Amen

III LETTURA Es 12,1-11
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, con la testa, le zampe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato, lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!”».

CANTICO Cfr. Dn 3,52.54.57.77.85
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
R. Amen.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
R. Amen.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
R. Amen.
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
R. Amen.
Benedite, sorgenti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
R. Amen.
Benedite, servi del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
R. Amen.
Benediciamo il Padre, e il Figlio, e lo Spirito Santo,
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
R. Amen.

ORAZIONE
Preghiamo.
O Dio di infinito amore, che hai comandato al tuo popolo in Egitto di cibarsi dell’agnello, la cui immolazione per tuo dono avrebbe ridato la libertà perfetta, salva anche noi nel Sangue di Cristo, che è il vero agnello pasquale, perchè, liberati dalla schiavitù del demonio, nella verità e nella giustizia possiamo fedelmente celebrare la nostra Pasqua nel Signore risorto.
Per lui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

IV LETTURA Es 13,18b-14,8
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Gli Israeliti, armati, uscirono dalla terra d’Egitto. Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto prestare un solenne giuramento agli Israeliti, dicendo: «Dio, certo, verrà a visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa». Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del deserto. Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco, per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.
Il Signore disse a Mosè: «Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achiròt, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Sefòn; di fronte a quel luogo vi accamperete presso il mare. Il faraone penserà degli Israeliti: “Vanno errando nella regione; il deserto li ha bloccati!”. Io renderò ostinato il cuore del faraone, ed egli li inseguirà; io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!». Ed essi fecero così.
Quando fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che cosa abbiamo fatto, lasciando che Israele si sottraesse al nostro servizio?». Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. Prese seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re d’Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata.

CANTICO DI MOSE’ Es 15,1-3.18.19c-21
Allora Mosè e gli Israeliti
cantarono questo canto al Signore e dissero:
“Voglio cantare al Signore,
perchè ha mirabilmente trionfato:
cavallo e cavaliere
ha gettato nel mare.
Mia forza e mio canto è il Signore
egli è stato la mia salvezza.
E’ il mio Dio: lo voglio lodare,
il Dio di mio padre:  lo voglio esaltare!
Il Signore è un guerriero,
Signore è il suo nome.
Il Signore regni
in eterno e per sempre!”.
Gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo
al mare. Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne,
prese in mano un tamburello: dietro a lei uscirono le donne con i tamburelli e con danze. Maria intonò per loro il ritornello:
“Cantate al Signore,
perchè ha mirabilmente trionfato”.

ORAZIONE
Preghiamo.
Moltiplica, o Dio onnipotente ed eterno, la discendenza promessa alla fede dei patriarchi e accresci il numero dei tuoi figli, perchè la Chiesa veda in larga parte adempiuto il disegno universale di salvezza nel quale i nostri padri hanno fermamente sperato.
Per Cristo nostro Signore. Amen

V LETTURA Is 54,17c – 55,11
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: / «Questa è la sorte dei servi del Signore, / quanto spetta a loro da parte mia. / Oracolo del Signore. / O voi tutti assetati, venite all’acqua, / voi che non avete denaro, venite, / comprate e mangiate; venite, comprate / senza denaro, senza pagare, vino e latte. / Perché spendete denaro per ciò che non è pane, / il vostro guadagno per ciò che non sazia? / Su, ascoltatemi e mangerete cose buone / e gusterete cibi succulenti. / Porgete l’orecchio e venite a me, / ascoltate e vivrete. / Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, / i favori assicurati a Davide. / Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, / principe e sovrano sulle nazioni. / Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; / accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano / a causa del Signore, tuo Dio, / del Santo d’Israele, che ti onora. / Cercate il Signore, mentre si fa trovare, / invocatelo, mentre è vicino. / L’empio abbandoni la sua via / e l’uomo iniquo i suoi pensieri; / ritorni al Signore che avrà misericordia di lui / e al nostro Dio che largamente perdona. / Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. / Quanto il cielo sovrasta la terra, / tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, / i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. / Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo / e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, / senza averla fecondata e fatta germogliare, / perché dia il seme a chi semina / e il pane a chi mangia, / così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: / non ritornerà a me senza effetto, / senza aver operato ciò che desidero / e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

SALMELLO Cfr. Sal 71, 18-19a.1.6
Benedetto il Signore, Dio di Israele:
Egli solo compie prodigi.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre.
V. Dio, da’ al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
egli scenderà come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre.

ORAZIONE
Preghiamo.
Dio onnipotente, unica vera speranza del mondo, con la parola dei profeti hai preannunciato gli avvenimenti di salvezza che oggi si compiono; ravviva nel tuo popolo, riconciliato con te, il desiderio del bene poichè, se tu non la ispiri, la virtù nei tuoi fedeli non si accresce.
Per Cristo nostro Signore. Amen

VI LETTURA  Is 1,16-19
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: / «Lavatevi, purificatevi, / allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. / Cessate di fare il male, / imparate a fare il bene, / cercate la giustizia, / soccorrete l’oppresso, / rendete giustizia all’orfano, / difendete la causa della vedova. / Su, venite e discutiamo / – dice il Signore –. / Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, / diventeranno bianchi come neve. / Se fossero rossi come porpora, / diventeranno come lana. / Se sarete docili e ascolterete, / mangerete i frutti della terra».

CANTO Sal 41,2
Come la cerva anela ai corsi d’acqua
così l’anima mia a te, Signore!

ORAZIONE
Preghiamo
O Dio, che accresci sempre la tua Chiesa chiamando nuovi figli da tutte le genti, custodisci nella tua protezione coloro che fai rinascere dall’acqua del Battesimo.
Per Cristo nostro Signore. Amen

oppure (se vi sono battezzandi)

Dio onnipotente ed eterno, guarda con bontà ai tuoi servi che si avvicinano con desiderio all’inizio della nuova vita, come la cerva assetata anela alle fonti delle acque; e fa’ che nel sacramento della fede trovino la loro salvezza.
Per Cristo nostro Signore. Amen

ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE
Cristo Signore è risorto
R. Rendiamo grazie a Dio

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA
Dio onnipotente ed eterno, che sei mirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perchè comprendano e riconoscano che, se fu prodigio grande all’inizio la creazione del mondo, prodigio ancora più adorabile e grande nella pienezza dei tempi è il compimento della nostra salvezza nell’immolazione pasquale di Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

LETTURA At 2,22-28
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro parlò al popolo e disse: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: / “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; / egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. / Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, / e anche la mia carne riposerà nella speranza, / perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi / né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. / Mi hai fatto conoscere le vie della vita, / mi colmerai di gioia con la tua presenza”».

SALMO 
Sal 117

Venite al Signore con canti di gioia.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

EPISTOLA Rm 1,1-7
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

VANGELO Mt 28,1-7
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

La relazione secondo le donne

È curioso che due donne, due che, secondo il costume del tempo, vengono ritenute fragili, povere, misere, bisognose di difesa, si aggirino per la città al mattino presto, quando è ancora buio, per uscire dalla città ed andare ad un cimitero. Non si fa. Non è cosa da donne.

È curioso che queste donne, nonostante il terremoto che avvertono, non scappino, non tornino indietro, non si mettano al riparo da qualche parte. È curioso che queste donne non abbiano nessuna delle reazioni che avremmo noi stessi.

È curioso che pure stiano lì, ferme, immobili all’annuncio dell’angelo. Ascoltano attente. Certo, hanno paura. È evidente: non è ancora del tutto chiaro, siamo in un cimitero, c’è stato un terremoto e appare un angelo. Si capisce che la paura è una reazione umana a tutto questo. Ma è ancora curioso che queste due donne si fermino, ascoltino attentamente, eseguano poi esattamente quello che l’angelo ha detto loro di fare. Con un’obbedienza pronta e immediata che sorprende. Esse devono andare di nuovo in città, ma solo dopo aver visto la tomba vuota. In città dovranno dire a tutti che devono tornare in Galilea, dove tutto è iniziato, perché possa riprendere quello che è stato interrotto con la sua morte.

Si riparte da qui, dalla richiesta di una comunione nuova. Quella comunione che è stata interrotta da ciò che è capitato, deve essere immediatamente ricostruita. Poiché quella relazione di comunione era nata in Galilea, occorre andare ancora nel luogo delle origini, quasi ritornare sui propri passi, rendere di nuovo quella comunione stabile non più con la presenza fisica del Signore, ma con la sua presenza spirituale, quella legata alla Santa Cena che era stata celebrata solo due giorni prima.

La relazione secondo le guardie

È curioso che le guardie collocate per custodire la tomba, abbiano paura e basta. È curioso che questi due, armati, forti, abituati ad intervenire anche con la forza fisica nelle situazioni difficili, stiano lì fermi, senza reazioni, quasi come tramortiti, diceva il Vangelo. È curioso che non sappiano cosa fare, loro che, se non altro, in occasione di calamità naturale avrebbero dovuto ben sapere cosa fare, come comportarsi, cosa dire, cosa consigliare alla gente. Invece se ne stanno lì, impalati, senza dire niente, senza fare niente, non capendo quello che avviene, folgorati dalla presenza angelica che, invece di diventare invito alla comunione e alla fede, diventa solo fonte di paura e di terrore. Tanto che dovranno fuggire per andare a raccontare e per ricevere nuovi ordini.

È curioso che, in fondo, dovranno fare la stessa cosa che dovranno fisicamente fare le donne: tornare a Gerusalemme. Ma mentre quelle saranno in una relazione di comunione e di amore con un gruppo di credenti, questi saranno solo dei subalterni che dovranno obbedire senza capire. Nessuna comunione, nessun amore, nessuna nuova visione. Rimarrà la paura e il desiderio di uscire, il più presto possibile, da una brutta storia.

Due modi diversi di partecipare ai medesimi eventi, due interpretazioni diverse dell’accaduto, due modi assolutamente distinti e distanti l’uno dall’altro per dire quello che è avvenuto e come è stato interpretato dal cuore.

Perché la Parola rimanga in noi

Carissimi qui presenti in questa Santa Notte di Pasqua, come tutti sapete ho dedicato tutto l’anno pastorale al tema delle relazioni e gli interventi sono ormai stati molti.

Qual è la meta verso la quale ci dirigiamo? Quale lo scopo di tutte queste riflessioni proposte a partire dalla Scrittura? Quale il filo rosso che abbiamo seguito e quale il frutto da cogliere?

Vorrei che ciascuno di noi percepisse la chiamata a mettersi in relazione con il Risorto. Una relazione vera, profonda, personale. Una relazione che è data anche dai modi con cui si celebra la fede. Ma c’è molto di più! Io vorrei che ciascuno di noi percepisse che il Risorto è presente sempre nella nostra vita. Vorrei che il frutto personale di questa Pasqua fosse il sapere che si è sempre alla presenza di Dio e che questa presenza accompagna tutto quello che dobbiamo fare, tutte le esperienze a cui dobbiamo prendere parte, tutto il nostro essere. Essere in relazione con il Risorto significa coltivare il senso della presenza di Dio.

Da questa relazione personale con il Risorto vorrei che nascesse una relazione di comunione sempre più profonda tra noi. Ci serve poco. Bastano due donne che insistano. Bastano due donne che richiamino. Bastano due donne che propongano. Qui, in comunità, abbiamo ben più di due donne che ci credono e che operano per la comunione. Vorrei fare appello a tutti coloro che credono nella comunione e nell’unità perché non si stanchino di camminare in questa direzione. Vorrei fare appello a tutti coloro che si sentono anche magari un po’ stanchi e un po’ sfiduciati perché, riprendendo una personale relazione con il Risorto, sappiano poi tradurre in gesti concreti il richiamo all’adesione alla vita bella di una comunità normale che cerca, con i suoi mezzi e consapevole dei suoi limiti, di operare nel nome del Risorto. Vorrei fare appello a tutti coloro che hanno un piccolo ruolo, una piccola responsabilità ad essere costruttori di questa comunione. Perché l’alternativa è rimanere fermi, come morti, come tramortiti. Non sperimentare la grazia del Risorto, significa appassire. Non credere nella forza della grazia della comunione, significa rinchiudersi nel castello della solitudine, delle relazioni che non sono, dell’inoperosità, della solitudine che non genera.

Per costruire questa relazione che si rinnova abbiamo a disposizione i Sacramenti. Il Sacramento dell’Eucarestia, che abbiamo sempre a nostra disposizione, che è per noi la presenza del Risorto, che è la forza dei singoli giorni in cui dobbiamo vivere. Noi abbiamo a disposizione tutto questo che è la grazia più grande alla quale possiamo accedere. È anche la grazia del Battesimo che questa stessa notte, tra pochi minuti, celebreremo. Noi accogliamo due famiglie che sono già in forte connessione con questa comunità. Noi accogliamo due piccoli per commuoverci di fronte al segno della vita che si rinnova. Noi accogliamo due anime, perché camminino con noi, in un serio invito ad essere sempre uniti ad una comunità che genera, che sostiene, che ama. Sono i segni che parlano. Come segno è la luce del cero pasquale, segno è il contesto di letizia e di grazia della veglia, segno è l’accoglienza di questa chiesa che apre a tutti le porte perché risuoni forte l’invito a custodire la relazione con il Risorto perché si restauri la relazione tra noi.

Questa è per noi la grazia pasquale da chiedere. Questa è per noi la forza pasquale in cui crescere.

Questo è l’invito al quale tengo, perché la cura per le relazioni che abbiamo espresso in tutto questo anno pastorale, continui ad illuminare i nostri passi comunitari.

Torniamo anche noi, simbolicamente, in Galilea.

La Galilea della semplicità: smettiamo di farci problemi dove non ci sono.

La Galilea della gioia: riscopriamo le relazioni come antidoto contro la forte solitudine che attanaglia anche noi.

La Galilea delle genti: ringraziamo per la ricchezza delle differenze che ci sono tra noi. La differenza di comunità che non è ostacolo alla comunione; la ricchezza di gruppi, associazioni, movimenti che devono stare insieme tutti nel nome di Cristo Risorto, senza parcellizzare la grazia che è data solo nella comunione; la ricchezza della diversità dei singoli, che non appiattisce il cammino.

La Galilea della conoscenza di Cristo: non ci sarà per noi credenti profondità delle relazioni umane se non guardando alle relazioni di Cristo che sono nate proprio in Galilea e che devono essere faro per tutti noi.

A tutti buon ritorno a questa Galilea di semplicità, di comunione, di accoglienza, di condivisione nella diversità. Solo così anche le relazioni di questa comunità cresceranno in modo sapienziale.

Sia lodato Gesù Cristo.

2026-04-14T23:37:41+02:00