Pasqua di Risurrezione
Introduzione
Siamo di nuovo qui. Nella Chiesa che, in questi ultimissimi giorni è cambiata spesso e che, oggi, porta i segni della festa e accoglie con i segni della solennità. È il mondo dei segni che ci dice che è Pasqua. È il segno stesso della Chiesa che ci dice che oggi siamo accolti per festeggiare il Risorto che è presente in mezzo a noi. E’ proprio a partire da questi segni di festa che noi tutti siamo invitati a riflettere sulla relazione con il Risorto, a partire dalla splendida figura di Maria di Magdala.
La Parola di Dio
LETTURA At 1, 1-8a
Lettura degli Atti degli Apostoli
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi».
SALMO Sal 117 (118)
Questo è il giorno che ha fatto il Signore;
rallegriamoci e in esso esultiamo.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. R
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R
EPISTOLA 1Cor 15, 3-10a
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.
PRIMA DEL VANGELO
Lodate il Signore nell’alto dei cieli,
lodatelo, angeli tutti:
oggi il Signore è risorto,
oggi ha redento il suo popolo. Alleluia, alleluia.
VANGELO Gv 20, 11-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Vangelo
Il Vangelo mette bene in luce i passi di questa relazione.
La relazione cercata. Anzitutto Maria cerca una relazione con Cristo morto. Lo sappiamo. Il suo è un andare mesto. Il suo è un andare privo di speranza. Il suo è un andare per compiere il rito di unzione di un morto come va fatto, come i padri hanno detto, perché il venerdì santo non c’era stato tempo di farlo. Maria fa questo: si mette in relazione con il corpo del Cristo morto e, per questo, al mattino presto, va al cimitero portando olii aromatici. È la relazione cercata.
La relazione inaspettata. Dentro questo schema, ecco, però, un’altra relazione, inaspettata. Ecco i due angeli che stanno seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi dove era stato posto il corpo del Signore, quasi ad esprimere il senso di una custodia. Quasi a vegliare di continuo, in perpetuo quella lastra di pietra sulla quale era stato posto il corpo del Signore Gesù. Quasi a voler dire che quella tomba vuota, quella tomba aperta, quella tomba i cui sigilli sono stati infranti, dovrà essere il segno da non perdere, il segno da custodire se si vuole entrare in relazione con colui che la occupava. Sono essi che cercano una relazione con questa donan mesta e piangente: “Donna, perché piangi, chi cerchi?” è la loro domanda. Ovvero: che relazione stai cercando di avere? Con chi vuoi relazionarti di nuovo? Cui Maria di Magdala risponde con precisione: “hanno portato via il mio Signore non so dove lo hanno posto”. Come dire: hanno portato via il mio cuore, hanno portato via colui che è stata la ragione della mia vita, hanno portato via quello che, per me, è stata la persona che mi ha permesso di riempire di senso i miei giorni. Non fa nomi. Maria dice solo che la relazione con Colui che cerca è stata l’unica vera relazione importante della vita: è il “mio Signore”. Quasi detto in senso possessivo, quasi detto in senso di fortissima appartenenza. Maria vuole comunque mettersi in relazione con quel corpo che ha dato senso ai suoi giorni senza senso. È la relazione inaspettata.
La relazione con uno sconosciuto. Mentre accadono queste cose ecco quest’uomo che si avvicina, quest’uomo che viene scambiato per il giardiniere dalla stessa Maria. Ed è curioso che ella non sappia riconoscere il Signore Gesù. Con affabilità, con gentilezza, Maria si relaziona anche a lui, dicendo una cosa senza senso: “se l’hai portato via tu dimmi dove l’hai posto ed io andrò a riprenderlo”. È del tutto privo di senso quello che viene espresso, una cosa che lei, da sola, non potrà mai fare. Parole che, però, dicono tutta la fermezza di Maria. Il venerdì santo, la morte, la sepoltura in quella tomba non fermeranno mai la sua relazione con il Risorto. C’è molto di più oltre tutto quello che è accaduto. Lei vuole dirlo a tutti. È la relazione di Maria con uno sconosciuto.
La relazione ricomposta. È solo quando Gesù la chiama per nome, è solo quando Gesù dice con il suo tono di voce il suo nome che Maria, finalmente, comprende. Comprende chi ha di fronte, comprende chi è quel misterioso uomo che le sta parlano. È solo allora che Maria comprende la bellezza di una relazione che si ricompone non nel senso che lei stessa avrebbe voluto e sperato. Lei voleva un corpo di un morto da ungere, ha di fronte il corpo di un vivo che è addirittura trasfigurato. Tanto da non essere riconosciuto. Lei voleva un corpo da toccare, ora ha molto di più: ha il Signore con cui parlare, con cui relazionarsi, da cui essere ascoltata, amata, accolta. Tanto da non volerlo più perdere. Tanto da non volerlo più lasciare. Tanto da volersi attaccare ai suoi piedi per non correre il pericolo di sentirsi, di nuovo, sola ed abbandonata. È la relazione ricomposta.
La relazione condivisa. È Gesù che la ferma. Gesù che chiede di non essere trattenuto in senso possessivo. Quella relazione che lei sta sperimentando deve essere la relazione che anche altri potranno condividere, che anche altri potranno avere. Ecco l’invito: “va’ dai miei fratelli e dì loro…”. Non si può stare soli in quel cimitero. Non si può limitare quella relazione che non è destinata a lei sola, ma a tutti, ecco perché ella deve tornare sui suoi passi, lasciare lì i suoi unguenti, tornare nel cenacolo, dire a tutti quello che ha visto, coinvolgere tutti in una nuova relazione. Quella che lei ha appena sperimentato in modo del tutto sorprendente ed inaudito. È la relazione condivisa.
Perchè la Parola dimori in noi
Carissimi che senso ha per noi questa Pasqua? Che senso ha per noi tutti il rito che ci ha coinvolto in questi giorni? Che senso ha per noi la celebrazione che stiamo compiendo e che fa eco a quella che già nella notte abbiamo vissuto per annunciare che il Risorto è vivo e presente in mezzo a noi?
Io spero che abbia, per noi, il sapore di una relazione cercata. Spero che anche noi, nel venire qui questa domenica solenne e singolare, come possiamo fare ogni altra domenica, abbia questo senso: il senso di chi viene per cercare una relazione con Cristo. Veniamo da molte storie diverse, veniamo da molte storie che nemmeno conosciamo. Veniamo con una ricchezza umana che solo Dio conosce. Tutti cerchiamo la relazione con Cristo. Ecco che senso deve avere, per noi, la Pasqua. Il senso di una relazione cercata. Il senso di chi si domanda: cosa c’è tra la mia vita e la presenza di Cristo? Che legame c’è tra la mia esistenza e la presenza del Signore? credo che sia questo il primo e più importante modo per capire che siamo tutti nelle mani di Cristo Signore.
Spero che anche per noi abbia il sapore di una relazione che si ricostruisce. In questo anno, nel quale abbiamo cercato di dare grande spazio al tema delle relazioni, spero che tutti stiamo comprendendo che le nostre relazioni umane hanno qui la loro origine e da qui traggono la forza perché giungano alla loro maturazione. Se noi cristiani perderemo di vista questo punto di visione, perderanno vigore e forza tutte le relazioni. Noi siamo qui per ricostituire la nostra relazione con Cristo perché tutte le altre nostre relazioni abbiamo un sapore diverso. Noi siamo qui a custodire la relazione con Cristo perché sappiamo poi ricostruire anche le altre relazioni della vita. Noi siamo qui a relazionarci con Cristo per dire a tutti che è possibile vivere in quella via nuova di relazione che Cristo risorto propone a tutti.
Noi siamo qui anche per condividere una relazione. Noi non siamo qui da soli, non siamo qui come singoli cercatori, non siamo qui con la nostra fede che si accosta semplicemente alla fede degli altri. Noi siamo qui per condividere, noi siamo qui per ascoltare insieme. Noi siamo qui per diventare sempre più comunione, comunità e, in comunione, rinsaldare quel vincolo che ci lega a Gesù Cristo e che, poi, lega tutti noi in relazione tra noi.
Vorrei che tutti capissimo che non dovremmo essere qui solo perché è una festa solenne. Vorrei che tutti fossimo qui per capire che è da questa comunione che, poi, discende ogni legame vero, bello, nobile, utile per continuare a camminare e a vivere in modo diverso sui sentieri che a ciascuno di noi sono proposti. Vorrei che fossimo qui, dopo tutto questo anno dedicato alle relazioni, per capire che è da questa sorgente alla quale noi possiamo alimentarci, che deve cambiare il nostro modo di relazionarci con gli altri. Senza partecipazione alla Pasqua, tutto può rimanere immutato. Con la partecipazione alla Pasqua, tutto deve cambiare. Se la Messa di questa mattina è solo il ritorno alle cose di sempre, se la celebrazione che stiamo compiendo è solo il ritorno ad una celebrazione piena dopo che, nei giorni scorsi, abbiamo fatto tutti i riti che occorreva fare per onorare la liturgia, abbiamo una visione molto ristretta della Pasqua. Noi non siamo qui a compiere un rito per obbedienza, ma siamo qui a lasciare che la Chiesa ci ricordi ancora che Cristo è risorto e che, per questo, deve cambiare tutto il nostro modo di vivere, di importare le cose, di condividere il tempo con gli altri. Noi siamo qui per dire che, nel nome di Cristo risorto, possiamo cambiare anche le nostre relazioni. Alla luce di Colui che ha dato la vita per noi, anche noi vogliamo imparare come dare la vita per gli altri. Questo è il segreto di chi custodisce le sue relazioni in Cristo.
Chiediamo, allora, insieme, questa grazia, così che la cura per la relazione con l’altro sia illuminata da quello stesso Vangelo che ci ha parlato della morte di Cristo e della sua risurrezione
Nella consapevolezza che solo questa comunione rinnovata sarà, anche per altri, annuncio di speranza e chiamata alla condivisione della speranza e della fraternità.
Così sia.