Ottava di Pasqua – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Una settimana speciale. Come ogni grande festa, la Pasqua, che di tutte le feste della Chiesa è madre e punto di riferimento imprescindibile, ha una sua ottava. Otto giorni nei quali continueremo a riflettere sulla risurrezione del Signore, come dire che il mistero che stiamo celebrando è troppo grande, è troppo importante, è troppo complesso per essere celebrato di fretta e per avere una sola unica grande solennità di celebrazione. Occorre sostare, occorre illuminarlo da diversi punti di vista, occorre fare in modo che il mistero sia sempre e continuamente al centro della preghiera e della riflessione personale. È quello che faremo, giorno dopo giorno, aiutati dai testi biblici che ci vengono donati dalla Chiesa.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 3, 17-24
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni».
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo! R
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore
ed egli rispondeva. R
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona:
santo è il Signore, nostro Dio! R
EPISTOLA 1Cor 5, 7-8
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
VANGELO Lc 24, 1-12
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
La Scrittura
Chinatosi, vide soltanto i teli…
Vorrei che tutti, oggi, ci mettessimo al posto di Pietro. Pietro che ha avuto una parte importante nel contesto dell’ultima cena. Pietro che ha scelto di farsi lavare i piedi solo dopo che il Signore lo aveva rimproverato per il suo iniziale diniego. Pietro che aveva cercato di intendersi, poi, a tavola, con Giovanni, per cercare di capire chi era colui che avrebbe tradito il Signore. Pietro che si era mosso armato, con il Signore e con gli altri discepoli per andare al monte degli Ulivi. Pietro che, quell’arma, l’aveva anche usata, ferendo il servo del sommo sacerdote. Pietro che, poi, era sceso in casa di Caifa, con Giovanni e lì aveva rinnegato il Signore. Pietro che, nonostante tutto questo, non perde però il senso della comunione. Pietro che decide di ritornare al cenacolo, insieme con gli altri. Avrebbe potuto andarsene pieno di vergogna per quanto aveva fatto. Avrebbe potuto iniziare un viaggio verso la Galilea, verso casa sua, verso il “suo” lago. Nulla di tutto questo. Pietro rimane, sta nella comunione con gli altri.
Immagino, comunione fatta di silenzi più che di parole, di pianti, più che di dialoghi. Comunione di chi si stringe intorno a Maria. Cosa dire alla Madre che ha visto morire il Figlio in quel modo? Cosa poter dire come parola di consolazione? Credo nulla, solo il silenzio che si riempie di comunione deve essere stato ciò a cui tutti hanno teso, ciò che tutti hanno cercato di vivere e di garantirsi l’un l’altro. Pietro è qui, è in questo silenzio di comunione, silenzio che esprime comunione e che genera comunione.
È in questo silenzio che tutti coloro che sono nel cenacolo vengono raggiunti dalla prima voce della Maddalena e delle donne, quella che abbiamo sentito ieri, quella che annuncia che il Signore è vivo, che lei ha parlato con lui, che lo hanno visto radioso e pieno di luce.
Capiamo tutti il motivo per cui Pietro, insieme con Giovanni, si muove verso il sepolcro.
Lì ci aspetteremmo tutti, credo, qualcosa di straordinario. C’è pur sempre il primo degli apostoli, quello che deve reggere la Chiesa, quello che è a tutti gli effetti il Vicario di Cristo. Ci aspettiamo un’apparizione anche per lui, magari una parola di rimprovero e un incoraggiamento, un’indicazione per vivere bene quel compito che ora inizia. Niente di tutto questo. Egli arriva al sepolcro e vede solo i teli. Non ha visioni, non sente voci, non ha rivelazioni private. Solo dei teli che, ormai, non servono più. Dei teli piegati che sono dentro una tomba che è stata usata per pochi giorni. Ecco cosa trova Pietro al sepolcro, ed ecco cosa attende Pietro lì, nella tomba del giardino, dove avevano posto il Signore solo poche ore prima. Pietro tornerà dal sepolcro e dovrà dire che lui ha visto solo i teli. Non ha visto il Signore, non lo ha incontrato, non ha avuto rivelazioni. Ci sarà solo la testimonianza delle donne, per un poco ancora, alla quale aggrapparsi per iniziare a crescere nella fede della risurrezione. Ci vorrà ancora del tempo per capire ciò che è veramente accaduto e come quel segno diventi il segno di fede che tutti attendono.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che questo giorno sia proprio per noi.
Per noi che facciamo fatica a capire, che facciamo fatica a credere, per noi che qualche dubbio nel cuore lo conserviamo sempre.
Questo giorno è per noi che speriamo, in fondo, sempre in un miracolo, in una illuminazione, in qualcosa che apra gli occhi in modo repentino, certo, senza più oscurità. Per noi che, in fondo, speriamo sempre che si possa arrivare anche ad una indiscutibile comprensione dei fatti che diventano inoppugnabili e che vorremmo fossero dati con chiarezza a tutti.
Per noi che desideriamo tutte queste cose, per noi che vorremmo togliere la fatica del credere, è detta questa parola ed è dato questo segno. Anche noi siamo di fronte solo a dei teli vuoti, a dei teli piegati.
Anche noi siamo di fronte alle fatiche del credere e dei dubbi che esso genera perché abbiamo solo segni, punti di riferimento, indicazioni, ma non la chiarezza della luce, l’incontrovertibilità dei fatti.
Anche noi dobbiamo fare i conti con i teli piegati, con la tomba vuota, con quello che dicono gli altri, con la fatica del credere come Pietro.
Vorrei che chiedessimo a Pietro cosa lo ha aiutato, come ha potuto andare avanti nei giorni successivi, cosa lo ha spinto a non riprendersi in mano la sua vita e a fare quello che più aveva a cuore.
Credo che San Pietro ci risponda con queste verità.
La verità della comunione. Se Pietro è rimasto dove è stato, se Pietro ha continuato il suo impegno e la sua sequela, è stato solo per quel senso di comunione che, pian piano, aveva sviluppato e che, ora, era reso ancora più forte proprio dal Signore che aveva celebrato l’Eucarestia per loro. È il senso di comunione, è il desiderio di rimanere insieme agli altri che tiene Pietro in pista! È la comunione che è fatta anche di silenzio e di consolazione che tiene Pietro sui binari giusti, per continuare ad andare avanti, costi quello che costi!
In questa comunione brilla la verità dell’ascolto reciproco. Quell’ascolto di donne che continuano a dire cosa è avvenuto e, in questo modo, rischiarano la fede degli altri, la fede di tutti. Le donne, che si consolano l’una con l’altra e che sanno dire parole di consolazione autentica per coloro che sono lì nel cenacolo, sono il segno più forte di questa comunione che si sta sviluppando e che sta prendendo piede. Così tutti si ascoltano vicendevolmente, con i propri dubbi e con le proprie incertezze, con le proprie domande nel cuore e con le proprie verità da condividere. Tutti sono su questo piano, tutti sono in questo unico servizio di amore vicendevole.
La verità della speranza. In fondo Pietro e tutti gli altri stanno ardentemente sperando che quello che dicono le donne sia vero. Se lo augurano, ma, in un certo modo, anche lo sentono. Ed è per questo che vanno avanti, quasi con testardaggine, quasi con determinazione, fino a che non ritroveranno tutti quel Signore che credevano di avere perso e che, invece, non solo si mostra lì con loro, ma si mostra anche lì per loro.
Così deve essere anche per noi. Come si fa, oggi, a credere alla Pasqua? Solo dentro una comunione. Una comunione di persone che sanno credere, sperare, vivere, soffrire insieme. La Pasqua non è qualcosa che possiamo capire da soli. È solo dentro una visione comunitaria che si percepisce come stanno le cose. È solo dentro un continuo e reciproco confronto che si approfondisce il mistero. Ecco il primo richiamo per noi. Cerchiamo di rimanere forti, saldi, ancorati a questa comunione che dice a tutti la bellezza di un cammino che deve continuare a crescere in noi. Il tema della comunione ci riporta, quindi, a quell’intensità di relazioni su cui tanto abbiamo riflettuto nel corso di questo anno pastorale che, ora, entra nella sua fase finale.
Anche a noi è detto che è solo dentro un ascolto reciproco che nascerà per tutti la fede nella Pasqua. Ascolto reciproco dei propri dubbi, delle proprie difficoltà, delle proprie piccolezze e anche delle proprie mancanze. È solo dentro una condivisione di questo genere che troverà senso e significato il cammino della fede.
Così come è detto anche a noi che solo se la Pasqua accenderà e renderà sempre più radicata in noi la speranza, allora la celebrazione del mistero avrà un senso. Si celebra la Pasqua per sperare. Si celebra la Pasqua per continuare a vivere meglio il tempo che viene donato.
Ecco cosa penso che dica a noi questo primo giorno della settimana in Albis. Cerchiamo anche noi di farne tesoro e cerchiamo di rinfrancare la nostra speranza alla luce del Risorto.
Così sia!
Perché la Parola rimanga in noi
- Come vivo la mia testimonianza nelle relazioni difficili?
- Guardo con speranza a questa possibile testimonianza?