3 di Pasqua
Introduzione
Oggi viviamo la festa di Santa Croce che ci fa anche iniziare il mese di Maggio. Nel pieno del tempo pasquale vogliamo ancora guardare alla Croce del Signore attraverso la Sacra Spina per continuare a meditare sui misteri della nostra salvezza, aiutati anche dalla Beata Vergine Maria che, sempre, onoriamo come nostra patrona e protettrice.
La Parola di Dio
LETTURA At 28, 16-28
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia. Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena ». Essi gli risposero: «Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera sul tuo conto dalla Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male di te. Ci sembra bene tuttavia ascoltare da te quello che pensi: di questa setta infatti sappiamo che ovunque essa trova opposizione». E, avendo fissato con lui un giorno, molti vennero da lui, nel suo alloggio. Dal mattino alla sera egli esponeva loro il regno di Dio, dando testimonianza, e cercava di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalla legge di Mosè e dai Profeti. Alcuni erano persuasi delle cose che venivano dette, altri invece non credevano. Essendo in disaccordo fra di loro, se ne andavano via, mentre Paolo diceva quest’unica parola: «Ha detto bene lo Spirito Santo, per mezzo del profeta Isaia, ai vostri padri: “Va’ da questo popolo e di’: Udrete, sì, ma non comprenderete; guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!”. Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno!».
SALMO Sal 96 (97)
Donaci occhi, Signore, per vedere la tua gloria.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Giustizia e diritto sostengono il suo trono. R
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.
A lui si prostrino tutti gli dèi! R
Tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi. R
EPISTOLA Rm 1, 1-16b
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo! Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché della vostra fede si parla nel mondo intero. Mi è testimone Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunciando il vangelo del Figlio suo, come io continuamente faccia memoria di voi, chiedendo sempre nelle mie preghiere che, in qualche modo, un giorno, per volontà di Dio, io abbia l’opportunità di venire da voi. Desidero infatti ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perché ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. Non voglio che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi – ma finora ne sono stato impedito – per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra le altre nazioni. Sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma. Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.
VANGELO Gv 8, 12-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Vangelo
“Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre ma avrà la luce della vita”. La parola di Gesù che fa iniziare il Vangelo di oggi è ricca di un simbolo assolutamente centrale nell’intera Sacra Scrittura: la luce. La separazione della luce dalle tenebre è la prima opera secondo il racconto della creazione. Di lì, poi, è tutto un richiamo alla luce. Basti pensare all’Esodo, alla colonna di fuoco che guida Israele nelle notti nel deserto; oppure pensiamo all’esempio dei Giudici o dei Re di Israele, che vengono definiti luci, perché, con la loro riflessione, con il loro esempio, con la loro preghiera hanno edificato Israele, al pari di molti profeti. Anche i sapienti di Israele sono state delle luci per il cammino di tutto il popolo di Dio. La sapienza stessa di Dio è definita una luce. Potremmo dire che, in tutta la storia della salvezza, in tutta la rivelazione della Scrittura, la luce è certamente un elemento essenziale. Gesù applica anche a sé questa definizione. La sua vita è luce. La sua parola è luce. Luce che porta alla luce del Padre, la vera Luce che illumina ogni uomo. San Giovanni, ripensando anche alla Natività del Signore, ricorda questo momento come il momento di inizio della rivelazione di Dio, luce per tutte le genti. Come vedete, quindi, tutta la vita di Gesù è simboleggiata dalla luce.
Gesù dice anche chiaramente che egli non trattiene questa luce per sé, ma viene per donare la sua luce agli uomini. Chi accoglie questa luce, non cammina nelle tenebre. Altra espressione forte e classica della scrittura, dove le tenebre sono il simbolo di tutto ciò che è male, peccato, morte, insomma tutto ciò che è contrario a Dio. L’insegnamento del Signore è dunque molto chiaro: chi si allontana dalla fonte della sua rivelazione, che è sempre luce, va incontro indiscutibilmente a tutto ciò che si oppone a Dio e diventa un uomo che, alla fine, si perde.
Infine l’insegnamento del Signore, ci dice anche che ci sarà un’altra luce alla quale potremo attingere: la luce dell’eternità. Chi cammina adesso, nel tempo, con la luce di Cristo che illumina le cose, si avvicina a quella Luce che non muore e che è la luce di Dio. Nella dimensione di Dio, anche noi godremo di questa luce infinita che rende vera ogni cosa. Dunque non si tratta solo di camminare adesso nella luce del vangelo, ma anche di avere quella luce di vita eterna che diventa la meta, il fine della vita, il punto di attrazione di tutte le cose a sé. In sintesi, come vedete, tre insegnamenti che si completano l’uno con l’altro. Tutta la vita del Signore è rivelazione di questa luce ma, soprattutto, infine, il suo mistero pasquale. È la sua passione, la sua morte, la sua discesa nel sepolcro e la sua Risurrezione che sono luce. Luce che attira a sé ogni uomo, luce donata per ogni uomo, luce che completa l’antica rivelazione ed immette già nel tempo dell’eternità. Un insegnamento complesso, se vogliamo, ma tutto riunito sotto questo unico simbolo che è il grande traino anche per le altre scritture che hanno San Paolo come soggetto.
Atti
ue tratti diversi della vita di San Paolo vengono portati alla nostra attenzione. San Paolo che si lascia illuminare dal Signore, negli Atti, la prima pagina che abbiamo accostato. Paolo riconosce che c’è stata una illuminazione fondamentale e centrale nella sua vita, ed è stata l’illuminazione dell’incontro con Cristo. Questo è stato il momento più bello, più forte, culminante di tutta la sua esperienza spirituale. San Paolo dice con molta chiarezza che il suo ministero riflette la luce ricevuta. Senza la presenza di Cristo, senza la rivelazione di Cristo, sarebbe stato un altro uomo. La sua esperienza sarebbe stata completamente differente da quella che, invece, è stato in grado di fare. Questa illuminazione personale è quella che Paolo condivide con tutti ma, come abbiamo sentito, non viene ripresa da tutti allo stesso modo. Alcuni lo ascoltano volentieri e si interrogano sulla propria fede, aderendo alla rivelazione di Cristo. Altri si chiudono alla rivelazione di Paolo e credono che la sua parola non sia assolutamente luce. È il mistero della libertà dell’uomo che è chiamato a decidersi di fronte alla rivelazione di Cristo. È per questo che San Paolo non può far altro che constatare come la Parola di Dio divide, come aveva detto lo stesso Signore Gesù. La libertà è un grande mistero! È nella libertà che noi tutti possiamo scoprire la fede o chiuderci ad essa.
Romani
L’altro versante delle scritture è quello della lettera ai Romani. Paolo, lo abbiamo sentito, si dice desideroso di venire in questa comunità cristiana che è già presente nell’Urbe, che non è di sua fondazione. Il motivo per cui Paolo desidera questo incontro è molto semplice. Da un lato egli vorrebbe essere consolatore di questa comunità, dall’altro lato vorrebbe sentirsi consolato dal cammino di fratelli nella fede che possono, con il loro esempio, sostenere il suo cammino di apostolo ormai maturo e carico di molte esperienze. Una circolarità bellissima: l’apostolo che segue fedelmente il Signore è luce per altri credenti; gli uomini e le donne di una comunità cristiana sono luce anche per chi porta la fede, sono segno di speranza per l’apostolo missionario, sono segni di ciò che Dio dice all’uomo e, per questo, illuminano.
Per noi e per il nostro cammino
- Come viviamo noi questa illuminazione?
- Cosa comprendiamo noi di questo mistero?
Credo che possiamo fare riflessioni molto diverse in questa domenica.
La prima: continuiamo a guardare al mistero della Pasqua del Signore per trarre luce per il nostro modo di vivere. In effetti potremmo chiederci perché un vangelo così difficile anche in una domenica che deve esprimere la gioia pasquale. Oppure potremmo chiederci perché, appena terminata la contemplazione della Croce che abbiamo vissuto per tutta la quaresima, dobbiamo riprendere in mano questa contemplazione. La risposta è unica ed è molto semplice: perché questo è il mistero cardine della nostra fede. Ecco allora il motivo di questa festa della Santa Croce, o della Sacra spina che veneriamo come reliquia nella nostra comunità. Abbiamo anche esposto la Sacra Spina tutti i venerdì di quaresima per ricordarci di questo tesoro prezioso che abbiamo e che deve diventare, per noi tutti, un richiamo. Un richiamo alla parola di Dio, da custodire con cura. Un richiamo alla vita del Signore, da venerare come vita autentica alla quale dobbiamo conformarci. Un richiamo di luce. Vorrei che la festa di Santa Croce servisse a questo! Vorrei che la festa di Santa Croce fosse un momento dell’anno nel quale noi tutti percepiamo con forza il richiamo ma anche il fascino che la Croce deve esercitare su ciascuno di noi.
In secondo luogo, ricordiamoci che anche noi, come singoli fedeli, siamo chiamati ad essere luce. Più che mai in questo tempo, credo sia detto a ciascuno di noi che il cristiano deve essere il più coerente possibile con il mistero che celebra. Siamo in un tempo in cui il mondo giudica tutto, anche la fede. Non possiamo dare nulla per scontato e, soprattutto, non dobbiamo dare nulla per noto. Tutti abbiamo bisogno di ricordarci di essere luce per illuminare gli altri. Credo che su questo punto faremo molto bene a stare tutti attenti e a fare in modo che in noi ci sia posto per la Parola di Dio, da conservare e custodire con vera attenzione.
In terzo luogo, ancora una volta in questo tempo di Pasqua, ci viene detto quanto sia importante camminare e vivere con una comunità. Senza questa comunità, senza altri uomini e donne che vivono con noi la fede, senza il richiamo costante di coloro che vogliono bene a Cristo, non ci sarebbe cammino comune, sostegno dato a tutti perché il cammino di fede che diventa luce possa essere condiviso.
Vorrei aggiungere altri due motivi di riflessione e di gioia in questo giorno. La nostra comunità è in festa per don Tullio che da 60 anni serve la Chiesa con il suo servizio alla teologia, alla dottrina, allo studio. Credo che la Chiesa di Milano debba molto a don Tullio per quello che ha fatto formando generazioni di sacerdoti ma anche credenti laici e per il contributo dato allo studio della teologia che rimane punto di riferimento anche per gli studiosi di oggi.
Infine, credo che entriamo in una settimana assolutamente particolare, la settimana del conclave e domenica prossima potremmo anche essere qui, forse, già con il nuovo papa. Al di là dei tempi, credo che sia una bellissima immagine di Chiesa quella che stiamo tutti ricevendo. Immagine che ci aiuta a capire come ci sia una comunione, un’idea di servizio, un modo di essere dei Cardinali che plasma tutta la realtà ecclesiale. Anche loro, per noi tutti, in questo momento del tutto particolare, sono luce che aiuta a camminare. Chiediamo al Signore la grazia di scoprire la sua luce, per essere, a nostra volta, come delle piccole luci che sanno però rischiarare la vita degli altri.
Chiediamo questa grazia per intercessione della Vergine Maria che veneriamo e celebriamo come regina e madre in questo mese di Maggio.
Per una revisione di vita giubilare
Così vi raccomando oggi di partecipare al Giubileo della comunità pastorale, per trarre speranza dall’esempio degli altri, per dare speranza a chi ci vedrà, a chi la speranza non l’ha più. Ecco cosa vi raccomando, perché il Giubileo non sia solo una realtà marginale, ma ci tocchi anche nelle cose concrete del modo di vivere la fede.