6 di Pasqua
Per introdurci
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- Che cosa significa rendere testimonianza alla fede?
Forse il concetto che abbiamo è un po’ scipito! Forse non sapremmo nemmeno bene cosa dire, perché non ritentiamo molto importante o molto urgente dare testimonianza alla fede. A noi basta venire a messa, dedicarci a qualche opera buona, se possibile fare un po’ di carità. Cosa occorre fare di più? E perché, poi, occorre dare testimonianza alla fede? Proviamo a chiedercelo in questa domenica che ci porta verso la fine del tempo di Pasqua, ma anche giorno nel quale viviamo la festa di Santa Croce, giorno nel quale mettiamo al centro delle nostre celebrazioni la reliquia di Sacra Spina.
La Parola di Dio
LETTURA At 26, 1-23
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, fatto cenno con la mano, si difese così: «Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi difendere oggi da tutto ciò di cui vengo accusato dai Giudei, davanti a te, che conosci a perfezione tutte le usanze e le questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. La mia vita, fin dalla giovinezza, vissuta sempre tra i miei connazionali e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; essi sanno pure da tempo, se vogliono darne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto secondo la setta più rigida della nostra religione. E ora sto qui sotto processo a motivo della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. A motivo di questa speranza, o re, sono ora accusato dai Giudei! Perché fra voi è considerato incredibile che Dio risusciti i morti? Eppure anche io ritenni mio dovere compiere molte cose ostili contro il nome di Gesù il Nazareno. Così ho fatto a Gerusalemme: molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con il potere avuto dai capi dei sacerdoti e, quando venivano messi a morte, anche io ho dato il mio voto. In tutte le sinagoghe cercavo spesso di costringerli con le torture a bestemmiare e, nel colmo del mio furore contro di loro, davo loro la caccia perfino nelle città straniere. In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con il potere e l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii una voce che mi diceva in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? È duro per te rivoltarti contro il pungolo”. E io dissi: “Chi sei, o Signore?”. E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perséguiti. Ma ora àlzati e sta’ in piedi; io ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparirò. Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, a cui ti mando per aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l’eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me”. Perciò, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste, ma, prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di pentirsi e di convertirsi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. Per queste cose i Giudei, mentre ero nel tempio, mi presero e tentavano di uccidermi. Ma, con l’aiuto di Dio, fino a questo giorno, sto qui a testimoniare agli umili e ai grandi, null’altro affermando se non quello che i Profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, che cioè il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti».
SALMO Sal 21 (22)
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fratelli.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra. R
Davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. R
Io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». R
EPISTOLA 1Cor 15, 3-11
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
VANGELO Gv 15, 26 – 16, 4
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».
Vangelo
Il Vangelo ci chiede di partire da una consapevolezza: per essere testimoni della fede occorre lo spirito di Dio. Noi tutti abbiamo già ricevuto molte volte il dono dello Spirito. Fin dal primo giorno della nostra vita di fede, ovvero quello del Battesimo, ma, poi, in molti altri giorni della vita. Alcuni solenni, come ad esempio quello della S. Cresima, altri più ordinari, come ogni festa di Pentecoste nella quale noi, annualmente, chiediamo il dono dello Spirito per noi e per la nostra esistenza. Dunque abbiamo già lo Spirito di Dio.
A cosa serve lo Spirito del Padre? Anche su questo tema il Vangelo è molto preciso: serve per conoscere meglio Cristo, serve perché noi tutti possiamo meglio ricordare la vita di Cristo e vivere meglio l’appartenenza a Lui. Lo Spirito del Padre è, dunque, quel dono che ci immette nella vita in Cristo e, per questo, ci fa poi essere suoi testimoni.
Gesù è anche molto preciso sul tema di che cosa sia la testimonianza da dare al suo nome. Anzitutto Gesù dice che consiste nel non scandalizzarsi se il “mondo”, ovvero gli uomini intesi nella loro globalità, non accettano la testimonianza di fede resa dal credente. Gesù sta anche parlando di sé. Sa bene che la sua testimonianza non è stata accolta e non sarà accolta da tutti. Nemmeno ciò che realizzerà nei giorni della Pasqua sarà accolto da tutti. Gesù non teme l’opposizione che si realizzerà contro di lui e, per questo, invita anche il discepolo a non temere la incomprensione a cui andrà incontro proprio in forza della testimonianza cristiana che darà. Il credente sopporta anche questo, memore di come non è stata accolta la testimonianza dello stesso Signore Gesù.
In secondo luogo, il credente che non si scandalizza, non si lascia nemmeno fermare. Egli rimane fermo, certo nella sua professione di fede. Non si preoccupa se il “mondo” non si converte, non si dà pensiero se il mondo non lo segue. Il credente continua con perseveranza il suo compito, senza lasciare che nulla possa arrestare la sua testimonianza. Gesù, parlando poi agli apostoli, li ha anche invitati a non temere la repressione violenta della fede, e a sopportare anche la forma più atroce di persecuzione. Il credente perseverante costruisce anche in questo modo la sua storia di santità.
Due chiari principi che spiegano bene cosa significhi rendere testimonianza al Padre.
Epistola
Quale forza è data per sopportare tutto questo? Con quale forza si riesce a vivere la perseveranza, e, soprattutto con quale forza si riesce a resistere all’indifferenza che accompagnerà la testimonianza di fede del credente?
La risposta viene da San Paolo: è l’Eucarestia. La forza del credente consiste sempre e solo in questo, nel continuare a celebrare ciò che è stato ricevuto come dono, nel continuare a trasmettere anche ad altri la forza che viene da questo sacramento. San Paolo dona la sua testimonianza autobiografica. Anche Lui non era presente nel cenacolo, ma ha ricevuto l’Eucarestia come dono. È nella logica di questo dono che egli continua a trarne forza per sé ed è questa la forza che egli trasmette a coloro che formano la sua comunità. È solo l’Eucarestia la forza che suscita la perseveranza, dona coraggio nelle persecuzioni, permette di sopravvivere anche ai giorni più ordinari, quando sembra che non capiti niente di quello che la fede ha promesso. La forza dell’Eucarestia è la sola forza che il credente ha a disposizione per vivere bene la sua fede.
Atti
Anche la lettura esprime una testimonianza di Paolo. Nel racconto della sua storia spirituale, quando è ormai nell’ultima stagione della sua vita, Paolo lascia trasparire quale è stata la forza che ha permesso di sostenere tutte le lotte della fede, tutte le difficoltà che il ministero ha comportato, tutte le sofferenze che non sono mancate nei giorni comuni della sua storia. La forza dell’Eucarestia è anche la forza che lo ha unito a diverse comunità fin dal principio della sua conversione. Paolo non può non ricordare il ruolo svolto dalla comunità di Damasco che lo ha introdotto alla fede e accompagnato nei primissimi passi dopo il suo battesimo.
Per noi e per il nostro cammino
Così, come sempre, torniamo a quella domanda che abbiamo posto all’inizio della riflessione, per vivere bene questa domenica. Potremmo anche chiederci: perché fare le feste patronali? Perché venerare la reliquia della Sacra Spina?
La riposta non può che essere una sola: per dare testimonianza alla nostra fede. Per dare testimonianza della vitalità della nostra chiesa. Anche per noi, però, valgono le indicazioni del Vangelo: non dobbiamo scandalizzarci e dobbiamo perseverare.
Oggettivamente credo che sia un problema, oggi, resistere non tanto all’opposizione alla fede, che, dalle nostre parti, è molto blanda, quanto all’indifferenza religiosa, che è sempre più presente e sempre più sviluppata. Indifferenza religiosa che coinvolge tutti, specie i giovani ma non solo loro. Indifferenza che si esprime nel non tenere in alcuna considerazione i segni e i passi della fede, primo di tutto i sacramenti e la stessa Parola di Dio. Nell’indifferenza religiosa nella quale siamo immersi, vediamo che non ci si appassiona più ai cammini di fede e, meno che meno, ai Sacramenti.
A noi, come testimoni di fede, è chiesto di saper resistere all’indifferenza religiosa attraverso la pratica della fede e, soprattutto, come abbiamo sentito, attraverso la celebrazione della Santa Eucarestia. In questo senso le scritture di oggi diventano molto provocatorie, perché viviamo in un tempo in cui la fedeltà al Sacramento non è per niente sentita come una priorità o come una realtà importante per la nostra esistenza e per la nostra fede. L’abbandono del precetto domenicale è una realtà che coinvolge sempre più credenti e che non lascia indifferenti nemmeno noi. Per fare questo, per vivere l’appartenenza eucaristica, abbiamo necessariamente bisogno anche di una chiesa, di una comunità alla quale fare riferimento e nella quale sentirci inseriti costantemente. Ecco anche il senso delle celebrazioni rituali, come la festa patronale, come la processione, come il culto delle reliquie. Sono tutti eventi, sono tutte manifestazioni esteriori ma che servono a dire a tutti che ci sono anche dei richiami che diventano importanti per non perderci nel cammino, per non perdere la fede, per non smarrire il senso della testimonianza cristiana e il valore della perseveranza. È così che vi invito a vivere questa giornata con le sue manifestazioni di fede, ma anche questo mese di maggio, dedicato a Maria ma anche mese nel quale rinnoveremo il Consiglio Pastorale. Non sono adempimenti, non sono formalità ma momenti nei quali noi viviamo la nostra appartenenza ad una comunità.
Chiediamo a Maria, che veneriamo come Madre in questo mese di maggio, di continuare ad esserci vicino e di sostenere sempre la nostra testimonianza, anche contro quell’indifferenza religiosa che rischia di spegnere tutto e di conformare tutto.