Martedì 06 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – martedì

La spiritualità di questa settimana

In questo secondo giorno feriale continuiamo a leggere i testi di questo tempo, oggi illuminati anche dalla presenza dei martiri di cui facciamo doverosa memoria.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 17, 1-2. 5-7. 20 – 18, 1a. 3-4
Lettura del libro della Sapienza

I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare; per questo le anime senza istruzione si sono ingannate. Infatti gli ingiusti, avendo preteso di dominare il popolo santo, prigionieri delle tenebre e incatenati a una lunga notte, chiusi sotto i loro tetti, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna. Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce, neppure le luci più splendenti degli astri riuscivano a rischiarare dall’alto quella notte cupa. Appariva loro solo una massa di fuoco, improvvisa, tremenda; atterriti da quella fugace visione, credevano ancora peggiori le cose che vedevano. Fallivano i ritrovati della magia, e il vanto della loro saggezza era svergognato. Soltanto su di loro si stendeva una notte profonda, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti; ma essi erano a se stessi più gravosi delle tenebre. Per i tuoi santi invece c’era una luce grandissima. Desti loro una colonna di fuoco, come guida di un viaggio sconosciuto e sole inoffensivo per un glorioso migrare in terra straniera. Meritavano di essere privati della luce e imprigionati nelle tenebre quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli, per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge doveva essere concessa al mondo.

SALMO Sal 104 (105)

Proclamate fra i popoli le opere del Signore.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore. R

Li fece uscire con argento e oro;
nelle tribù nessuno vacillava.
Distese una nube per proteggerli
e un fuoco per illuminarli di notte. R

Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.
Ha dato loro le terre delle nazioni
e hanno ereditato il frutto della fatica dei popoli,
perché osservassero i suoi decreti
e custodissero le sue leggi. R

VANGELO Mc 10, 46b-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Sapienza

Il libro della Sapienza ci offre una pagina che, potremmo dire, è un’esaltazione di Dio. Di fronte all’uomo sempre peccatore, Dio avrebbe potuto annientarlo, oppure lasciare che egli giacesse nel suo male, senza dare qualsiasi segno della sua presenza e del suo amore. Dio non fa così ma interviene, per l’antico Israele, con prodigi. Ecco il ricordo dell’Esodo, della colonna di nube che di giorno guida il popolo e che diventa, di sera, luce infuocata, per rendere visibile la sua presenza. Questi prodigi sono però storici, datati, sono dentro la storia di un popolo e la sua cultura. Ora, dice il sapiente, Dio non illumina solo i suoi, Dio è padre di tutti e, quindi, si preoccupa del cammino di tutti. Come? Donando la legge! È la “legge”, ovvero l’insieme di tutti gli insegnamenti di Dio, ad essere luce per tutti i popoli che avranno fede. È l’insegnamento di Gesù ad attrarre verso la vita eterna e ad essere un faro che illumina l’esistenza di ciascuno. Se dunque, da un lato, abbiamo il ricordo di fatti precisi dell’Esodo, dall’altro abbiamo la chiara affermazione che Dio interviene sempre a favore di tutti con la sua bontà che non ha confini.

Vangelo

Il Vangelo è la traduzione con il segno di un miracolo di quanto il sapiente antico ha appena affermato. Abbiamo un uomo, un uomo cieco, quindi uno che ha l’esistenza “rovinata”, difficile. Quest’uomo è un uomo che ha una sua fede, tanto che quando sente di Gesù inizia ad urlare perché desidera essere visto. Il Signore non solo lo vede, non solo lo vuole vicino, ma concede anche quello che il cieco necessita sopra ogni cosa: la vista. Vista che non è solo quella del corpo, non è solo quella fisica, ma è soprattutto quella dello spirito. Il cieco riceve quella illuminazione interiore che diventa occasione per ricominciare un cammino, ricominciare propriamente a vivere. Come leggiamo nella conclusione del brano, il cieco si mette a “seguire” Gesù. Come i discepoli che sono, appunto, per eccellenza gli uomini della sequela. L’illuminazione di cui parlava il sapiente antico è dunque in atto in ogni opera del ministero di Gesù. Quello che il sapiente antico aveva intuito diventa palese con Gesù. I prodigi antichi che erano a favore del popolo di Israele, diventano ora prodigi a vantaggio di tutti. Tutti i credenti possono essere illuminati dalla parola e dai gesti che Gesù compie.

Per noi e per il nostro cammino

  • Viviamo anche noi questa illuminazione interiore?
  • Lasciamo davvero che il Vangelo sia guida e punto di riferimento costante dell’esistenza?

La Parola di Dio ci dice questo: non solo dobbiamo guardare i prodigi antichi con ammirazione, ma con un certo senso di rammarico che ci fa chiedere: “Perché queste cose non avvengono più?” Noi dobbiamo guardare alla Parola che ci illumina non con quei segni e con quei prodigi fisici di cui ci parla la Scrittura, ma con quei segni che abbiamo nel cuore o che vediamo nel cuore degli altri e che sono comunque segreti, interiori, cose che poi, certo, possono anche essere comunicate a voce, ma solo dopo un allenamento preciso a riconoscere questi “segni” e a lasciarci guidare da essi. Certo non vedremo segni eclatanti come quelli di Gerico, ma il cuore di un fedele che si apre al Signore è il segno più importante della sua presenza, del suo amore, del suo essere accanto a noi e a tutti i piccoli della terra che cercheranno salvezza nel suo nome. Ecco perché oggi, tutti dobbiamo chiederci se ci lasciamo guidare da questa illuminazione, perché potrebbe anche essere che, pur vivendo un cammino di fede, pur essendo cristiani da sempre, non arriviamo poi alla sperimentazione di tutto questo.

Ci sono arrivati, invece, i santi martiri di cui oggi facciamo doverosa memoria. Essi che, per la loro vita, per la loro fede, seppero credere in Dio, riuscirono anche a fare in modo che la luce che li aveva attratti alla fede fosse loro sostegno e loro consolazione nell’ora del martirio. La loro luce fu il ripetere la speranza che il Vangelo aveva donato a tutti e morirono lasciando che il nemico infierisse su di loro, pur di vedere la salvezza in atto. La loro morte divenne anche testimonianza per altri, perché furono in grado di seguire in tutto e per tutto la legge del Vangelo. È di questi esempi che anche noi abbiamo bisogno se vogliamo che la fede abbia ancora molto da dire al mondo di oggi.

2024-02-02T14:24:37+01:00