Mercoledì 07 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì 

La spiritualità di questa settimana

Le Scritture di oggi hanno molto in comune con le sante che ricordiamo, Perpetua e Felicita.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 18, 5-9. 14-15
Lettura del libro della Sapienza

Poiché essi avevano deliberato di uccidere i neonati dei santi – e un solo bambino fu esposto e salvato –, tu per castigo hai tolto di mezzo la moltitudine dei loro figli, facendoli perire tutti insieme nell’acqua impetuosa. Quella notte fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà. Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli, intonando subito le sacre lodi dei padri. Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile.

SALMO Sal 67 (68)

Ha cura di noi il Dio della salvezza.

O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,
quando camminavi per il deserto,
tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio,
quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio d’Israele. R

Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio. R

Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte. R

VANGELO Mc 11, 12-14. 20-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Sapienza

La prima Scrittura è molto difficile e richiama i fatti dell’Esodo. Il riferimento è, anzitutto, al decreto del Faraone secondo il quale tutti i bambini maschi che nascevano agli Ebrei dovevano essere uccisi. Da questa strage, come sappiamo, scampò Mosè per la sua bellezza, colui che avrebbe liberato il popolo di Israele dalla dura schiavitù d’Egitto. Mosè è anche colui che avrebbe preannunciato le famose piaghe d’Egitto, compresa quella terribile decima piaga, quella della strage dei primogeniti, ultimo tremendo segno del cielo prima che gli Ebrei potessero partire per il loro esodo. Dunque due fatti terribili che alludono poi ad un segno di pace, di misericordia, di perdono. La notte che si squarcia perché la Parola diventi visibile, infatti, allude ad un altro Bambino, il Bambino Gesù, che viene nel mondo come rivelazione di Dio, come Parola di Dio che si incarna, anche per ricordare il rispetto della vita, l’attenzione ai piccoli e ai fragili, l’amore che occorre portare per ogni bambino che viene al mondo. Il libro della Sapienza è, quindi, un concentrato di tutte queste cose, che ci dicono come la fede riesce sempre a sintetizzare tutte le cose in poche righe e con pochi simboli.

Vangelo

Anche il Vangelo è difficile: il gesto del Signore non è il gesto stizzito di un uomo che si spazientisce, ma l’azione profetica di un uomo, il Figlio di Dio, che insegna a tutti quale grande efficacia possa avere la preghiera. Come il Signore insegna, la preghiera fatta con fede può tutto. Potrebbe, persino, sradicare un monte o far seccare un albero. Tutte azioni che noi non sappiamo fare! Forse perché la nostra preghiera è davvero molto limitata, molto fragile, molto semplice, molto povera. L’invito del Vangelo, quindi, quello ad osare di più nella preghiera, a credere di più nell’efficacia della preghiera, a rimetterci di fronte a Dio con le nostre intercessioni sapendo che non c’è nulla di più forte, non c’è nulla di più efficace, non c’è nulla di più concreto che l’orazione.

Per noi e per il nostro cammino

  • Che efficacia diamo alla preghiera?
  • Crediamo veramente nella sua forza?

Come accennavo le due sante alle quali vogliamo riferirci oggi sono davvero affini rispetto alle Scritture che abbiamo ascoltato. Perpetua e Felicita, una matrona e una schiava, ebbero sempre in grandissima considerazione la forza della preghiera. Con essa, sebbene di classi sociali differenti, si avvicinarono insieme al Signore, con essa affrontarono il martirio, venendo esposte agli animali. Felicita, secondo la tradizione, tre giorni prima di morire aveva dato alla luce in carcere la sua creatura. Come vedete le due sante ci aiutano a comprendere di più il significato della Parola di Dio. Pensiamo a Felicita: come avrà atteso le ore del parto, da sola, in carcere, mentre sa di dover morire per la sua fede? Come l’avrà aiutata Perpetua, che assiste una giovane mamma che sa di dover lasciare subito la creatura che ha generato? Credo che la risposta sia solamente con la forza della preghiera. Fu la loro preghiera intensa e salda che permise di mettere al mondo un bambino con gioia anche in quelle misere condizioni; fu la preghiera forte e salda che spinse ad affrontare il martirio cariche della presenza di Dio; fu la forza della preghiera quella che permise loro di catechizzare, di parlare di Dio fino all’ultimo. Fu il rispetto sacro per la vita quello che spinse Felicita a partorire con speranza anche in quei giorni terribili e tristi.

Credo che ci siano moltissimi elementi, oggi, per fare davvero nostra questa Parola di Dio. Anzitutto anche noi, mentre siamo tra le giornate eucaristiche e l’inizio della Quaresima, siamo invitati a riflettere sull’efficacia della preghiera. Credo che quest’oggi, ancora una volta, tutti siamo invitati a guardare con fiducia al mistero di Dio che si fa vicino a noi e ci salva.

In secondo luogo credo che sia chiesto anche a noi di guardare con rispetto massimo alla vita e a pregare perché in questo mondo, dove non si genera più vita, possa esserci qualche luce, qualche riflessione, per capire che senza generare, siamo una società non solo morta ma, soprattutto, priva di speranza. Chiediamo al Signore questa grazia, per l’intercessione delle sante Perpetua e Felicita che oggi onoriamo e offriamo la nostra preghiera per vivere bene questo incontro quotidiano con la Parola e con il Sacramento Eucaristico.

2024-02-02T14:24:23+01:00