Settimana della 4 domenica dopo l’Epifania – Giovedì
La spiritualità di questa settimana
Oggi celebriamo la memoria di San Paolo Miki e dei suoi compagni, martiri. Siamo di fronte ad un caso di martirio avvenuto in Giappone, dove il cristianesimo era penetrato attraverso la Compagnia di Gesù. Esortati all’apostasia, vista la loro resistenza, furono tutti crocifissi come il Signore. Paolo Miki, dalla croce, ebbe parole di esortazione al martirio, di sopportazione della sofferenza, di rinnovata adesione a Cristo Signore. Li veneriamo come esempio di rettitudine, ma anche come esempio raro di accettazione del martirio ad imitazione esatta della Croce di Cristo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 36, 24-28
Lettura del libro del Siracide
La bellezza di una donna allieta il volto e sorpassa ogni desiderio dell’uomo. Se sulla sua lingua vi è bontà e dolcezza, suo marito non è un comune mortale. Chi si procura una sposa, possiede il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio. Dove non esiste siepe, la proprietà viene saccheggiata, dove non c’è donna, l’uomo geme randagio. Chi si fida di un agile ladro che corre di città in città? Così è per l’uomo che non ha un nido e che si corica là dove lo coglie la notte.
SALMO Sal 127 (128)
Benedetta la casa che teme il Signore.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene. R
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa. R
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! R
VANGELO Mc 6, 33-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Siracide
Il Siracide ci permette di continuare la riflessione di ieri sulla figura della donna. È una bellissima attestazione di fiducia nelle qualità delle donne ciò che il Sapiente descriveva, perché, come abbiamo sentito, definiva la donna come principio della stabilità di un uomo. Se volete le immagini sono quelle del tempo, se volete sono legate alla stabilità della casa, della famiglia. Forse anche qualcuno tra voi troverà queste parole retrograde, segnate dal peso del loro tempo, inevitabilmente confinate in un passato che non c’è più. Certamente ci può anche essere qualcosa di vero, del resto ogni autore sacro riflette il suo tempo. Eppure io credo che ci sia qualcosa di vero eternamente nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, perché è verissimo che i sentimenti di un uomo necessitano di pace, di tranquillità, di composizione delle diverse dinamiche che, naturalmente, si sperimentano. Il valore di questa Parola di Dio, dunque, mi sembra questo. Se manca la stabilità degli affetti, in qualche modo, tutta la vita viene compromessa. Se manca la stabilità delle emozioni, dei sentimenti, delle relazioni, inevitabilmente si perde tutta la qualità della vita, propria e delle persone che sono coinvolte.
Vangelo
Qual è il principio di stabilità di ogni cosa, secondo i cristiani? Dove si attinge stabilità di vita, secondo il pensiero cristiano? La centralità di ogni percorso è data dall’Eucarestia. Ce lo diceva con particolare forza il Vangelo. A quelle persone che, evidentemente, avevano anche numerosi problemi pratici, tra cui quello della fame, il Signore Gesù offre il segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Come sappiamo bene dal Vangelo questo miracolo non intende essere la risposta a costo zero del problema della fame. Piuttosto indica dove cercare quella stabilità di vita che è necessaria a ciascuno. Vera e propria stabilità di vita si ha solo nella S. Eucarestia, che diventa il principio attorno al quale aggregare tutta l’esistenza, sia nei suoi aspetti più spirituali che in quelli più materiali.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Ancora una volta siamo stati messi di fronte ad una risposta chiara per tutti.
Dove la vita di un uomo attinge forza e ottiene un suo principio di stabilità? Per noi credenti nell’Eucarestia. Che non vuol dire solo nella celebrazione della S. Messa, ma anche nel rapporto con il Signore eucaristico. Rapporto che si alimenta di adorazione, di sosta silenziosa dinnanzi al Sacramento, al quale affidare i propri pensieri, le proprie intenzioni, anche i propri dubbi e le proprie difficoltà. Il dialogo privato con il Signore riceve poi il suo coronamento nella ricezione della comunione che diventa alimento che sostiene la vita dell’uomo.
Dove le emozioni di un uomo trovano la loro composizione? Dove è possibile dare ordine ai sentimenti che l’uomo avverte dentro di sé e che rischiano di aggirarsi raminghi? Solo nella S. Eucarestia. Un uomo diventa più santo quando si mette dinnanzi al Signore e mette tutte le sue emozioni, ciò che avviene dentro di sé anche in un campo complicato come quello dell’amore, del rapporto uomo/donna, nelle mani di Dio, lasciando che sia la fede, con i suoi principi, con le sue illuminazioni, a dirigere il pensiero di un uomo, i suoi atti, le sue decisioni.
Dove un uomo trae forza perfino per il martirio? Dove San Paolo Miki e i suoi compagni hanno tratto la forza per seguire il Signore fino alla crocifissione? Solo, appunto, nella Santa Eucarestia, che è stata il loro alimento quotidiano nei giorni difficili della vita. È il “pane che viene dal cielo” che ha attirato al cielo coloro che si erano resi conformi, in tutto, a ciò che celebravano nella fede.
Così sarà anche per noi. Se l’Eucarestia sarà davvero il centro di ogni nostra azione di fede, avremo l’occasione di conformarci in tutto al Signore, nella fede, negli affetti, nelle cose più generali della vita. Ciò che abbiamo vissuto settimana scorsa nelle solenni giornate eucaristiche dovrebbe confermarci in tutto questo.
Provocazioni
- Quale richiamo per me da questa Parola?
- L’Eucarestia diventa davvero il principio di discernimento dei miei affetti?
- Come mi sento sostenuto dalla Santa Eucarestia in ogni aspetto pratico della mia vita?