Domenica 06 dicembre – 4 di Avvento – L’ingresso del Messia

4° Domenica di Avvento

La sapienza di chi scruta i segni dei tempi, la sapienza dei figli del regno che sanno mettere mano alla conversione, come pure quella di chi cerca luci per il tempo in cui vive, ci introducono nel quarto atteggiamento di sapienza che vogliamo cogliere: la sapienza dell’accoglienza.

Isaia

Is 16, 1-5
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Mandate l’agnello al signore della regione, da Sela del deserto al monte della figlia di Sion. Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa saranno le figlie di Moab ai guadi dell’Arnon. Dacci un consiglio, prendi una decisione! Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno; nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi. Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore. Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia».

1 Tessalonicesi

1Ts 3, 11 – 4, 2
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Fratelli, voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Vangelo

Mc 11, 1-11
✠ Lettura del vangelo secondo Marco

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

Vangelo

Partiamo, come sempre, dal Vangelo, con le diverse forme e i diversi segni di accoglienza.

Accogliere un’indicazione. È il primo atteggiamento di accoglienza di cui ci veniva riferito. Sono i discepoli ad accogliere l’idea di Gesù di celebrare la Pasqua a Gerusalemme, sono loro ad accogliere le indicazioni che il Maestro vuole donare per la festa più importante di tutto Israele, sono loro a darsi da fare per dare compimento a quelle scelte. L’accoglienza dell’idea dell’altro è indice di libertà, di attenzione e diventa, in qualche modo, essa stessa sapienza. La sapienza di chi si sa confrontare con gli altri, la sapienza di chi sa accogliere idee e suggerimenti. Accogliere un’indicazione è anche segno di un’altra sapienza: quella dell’obbedienza. Sapienza che il discepolo ha imparato stando con il Signore. Obbedienza, cioè adesione della propria libertà alle indicazioni e ai progetti nei quali si intravede la realizzazione anche del proprio bene.

Accogliere la sfida di un confronto. Gesù, nel dare le indicazioni ai discepoli, li aiuta anche a capire che ci sarà un confronto da sostenere, ci sarà chi chiederà spiegazione dei loro gesti e del loro prendere un animale non appartenente ai loro beni. C’è un vero atteggiamento di sapienza nell’accogliere ciò che dice l’altro, ciò che sostiene l’altro, come pure c’è una sapienza più grande con cui rispondere: quella sapienza che invita a considerare il piano di Dio, quella sapienza che invita a comprendere come, anche nel gesto banale di slegare un asino, ci sia una  richiesta specifica di Dio che, per farsi accogliere dagli uomini, ha bisogno anche di quell’asino.

Accogliere con libertà. C’è una sapienza anche nel “lascia fare”, come veniva detto nel Vangelo. Sono gli uomini e le donne di Gerusalemme che lasciano che i discepoli facciano come ha detto il Signore; sono i discepoli che lasciano fare, agli abitanti di Gerusalemme, ciò che hanno nel cuore per accogliere il Signore; ma è anche Gesù che accoglie i gesti di benevolenza e le manifestazioni di amore che vengono riservate alla sua persona. C’è sapienza grande in queste forme di accoglienza che vengono messe in atto, sia da parte degli abitanti di Gerusalemme, che dei discepoli, che dello stesso Gesù.

C’è l’accoglienza di una città intera, che sembra muoversi come un corpo solo, un’anima sola, anche se sappiamo bene che non è così e che ci sono coloro che si distaccano dal Signore ed anzi preparano un rifiuto totale alla sua persona e alla sua predicazione.

C’è, infine, l’accoglienza del tempio. Una realtà grandiosa e stupenda, un soggetto inanimato. Il tempio se ne sta lì, con i quei portici, con le sue costruzioni, con i suoi doni votivi di cui la liturgia ci ha già parlato… è il tempio che accoglie Gesù, quasi custodendo un segreto che ancora nessuno conosce: il segreto della sua Pasqua che sarà stato al centro della preghiera di Gesù con il Padre prima della sua realizzazione.

Diverse forme di accoglienza, ciascuna delle quali parla di una sapienza.

Isaia

Discorso di sapienza che continua nel profeta Isaia. Il carme è storico e ricorda l’invito di Moab a mettersi sotto la protezione di Israele, al quale è richiesta la sapienza dell’accoglienza per coloro che hanno ricevuto una dura sconfitta: “sii per loro rifugio di fronte al devastatore”. Questa accoglienza deve essere fatta fino alla venuta di un giudice “sollecito nel diritto e pronto alla giustizia” e cioè di un re disposto a mettere mano alle difficili realtà sociali del tempo, pronto a rimettersi in gioco per ridare libertà a coloro che sono stati oppressi.

Questo carme storico viene riletto alla luce della venuta del Messia. Chi è questo re sollecito per la giustizia che ritornerà a dare speranza a tutti? È il Cristo, ci dice San Girolamo che si è espresso per primo sull’interpretazione messianica di questo testo. Accogliere il Cristo che viene significa poter godere di questa sua pace, di questa visione di benedizione sul mondo, sugli uomini, accolti da Dio perché si sono accolti gli uni gli altri nel momento più difficile, nel momento del bisogno.

Tessalonicesi

San Paolo rilegge in termini cristiani quali sono gli atteggiamenti di sapienza che ci sono nel cuore di chi ha accolto il mistero di Dio. Chi ha scelto Dio come guida del proprio cammino coltiva la sapienza dell’accoglienza, che consiste nel rispetto del parere degli altri e delle loro intenzioni. È sapienza di accoglienza il ricercare sempre un comportamento degno di ammirazione da parte di tutti, sapendo che nulla sfugge a Dio, Signore dei cuori. È sapienza il cercare di progredire sempre più nel cammino di santità. Chi ha accolto la fede come dono non rimane incantato, ma si dà sempre da fare per rendere il proprio cammino sempre più intenso e ricco di speranza. Chi ha accolto la fede come dono accoglie anche le “regole” della fede, quelle che San Paolo stesso, come maestro, ha lasciato nella comunità di Tessalonica. Sono queste regole a dire la sapienza di un cammino: “voi conoscete quali regole vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù”. La sapienza cristiana consiste anche in questo: l’accoglienza di una regola di vita chiara e precisa, di un codice di comportamento, dice la bontà di un cammino.

Provocazioni di sapienza:

Forme di sapienza che si esprime nell’accoglienza che fanno riflettere anche noi.

Saper cogliere ciò che gli altri pensano, saper rispettare pareri differenti, anzi, andare in cerca e suscitare pareri differenti, sembra essere proprio il cuore della proposta cristiana. Dalla fraternità che si realizza in Cristo deriva quella sapienza di ascolto, di comprensione, di accompagnamento che diventa una ricchezza sulla quale continuare a lavorare per tutto il corso di un’esistenza.

Accogliere la sfida di un confronto, specie quando si fa serrato, diventa anch’essa una forma di sapienza del battezzato. La sapienza cristiana non chiede mai al cristiano di abbandonare il mondo in cui vive, piuttosto ricorda che fecondare il mondo con la Parola di Dio, è fonte di sapienza più che mai vera ed autentica.

Accogliere con bontà, talvolta lasciando fare, talvolta richiamando una regola è il vero compito del cristiano, che non distoglie mai gli occhi dal Signore e dalla sua presenza e, per questo, continua ad agire in conformità con il battesimo ricevuto.

La sapienza dell’accoglienza ci ricorda anche che, nell’accoglienza di chi è oppresso ed infelice, c’è una ricchezza grande, che può capire solo chi apre le porte del cuore ad un’accoglienza umana calorosa che intende tutelare il povero, il debole, il disagiato, l’offeso, l’escluso.

Infine c’è anche la sapienza di recarsi in un luogo sacro, come è il luogo dove si esprime la fede, per lasciare che sia il luogo stesso ad accoglierci e a custodire quella parola segreta che è la preghiera di ciascuno, il dialogo intimo dell’anima con Dio, che ha anche bisogno di spazi sapientemente architettati per lasciare che ognuno esprima il proprio dialogo con Dio e la propria preghiera.

L’atteggiamento di sapienza richiesto:

è allora quello di praticare tutte queste diverse forme di accoglienza, ben sapendo che in ciascuna di esse è già iscritto un atteggiamento di sapienza grande e vero.

Soprattutto vorrei che, in questa domenica, al di là del richiamo personale dell’uomo o dell’altro aspetto che ciascuno di noi è invitato accogliere, ci fosse il tempo per pensare a quell’accoglienza che la Chiesa offre a ciascuno di noi. È per questo che ciascuno è affezionato alla propria parrocchia, perché sa che quello è il luogo dove Dio ci ha accolto molte volte e sa che quelle mura hanno custodito la nostra preghiera, quella che in momenti difficili o in momenti di gioioso ringraziamento abbiamo elevato al Signore.

È questa la sapienza con cui curiamo ogni nostra chiesa e che ora ci ha permesso di ultimare il restauro di San Giulio, la chiesa centrale che deve essere un po’ il punto di riferimento anche delle parrocchie sorelle, che devono trovare in essa un luogo di condivisione, di ascolto, di accoglienza, come si addice alle chiese matrici.

Preghiera alla Sapienza:

Signore Gesù, tu che ci inviti a praticare e a condividere diverse forme di accoglienza, ricordaci che solo nel sentirci sempre accolti da te troveremo la forza per vivere le diverse forme di accoglienza che tu ci chiami a praticare nel tuo nome. Signore Gesù guidaci alla sapienza di una accoglienza vera e reciproca, perché sappiamo essere sempre uomini e donne dello Spirito, pronti ad accogliere il tuo mistero che rinnova la sua presenza tra noi, per accoglierci poi gli uni gli altri, animati da spirito di vera carità e compassione. Così sia.

2020-12-04T22:21:36+01:00