Lunedì 07 dicembre

Settimana della 4 domenica di Avvento – Lunedì – Sant’Ambrogio

Iniziamo questa quarta settimana di Avvento con due feste solenni: Sant’Ambrogio, patrono della Diocesi di Milano e della stessa città e l’Immacolata. Cerchiamo anzitutto in loro la sapienza che ci sta guidando in tutti i giorni di questo Avvento.

Siracide

 Sir 50, 1a-b (cfr.); 44, 16a. 17ab. 19b-20a. 21a. 21d. 23ac; 45, 3b. 12a. 7. 15e-16c
Lettura del libro del Siracide

Ecco il sommo sacerdote, che nella sua vita piacque al Signore. Fu trovato perfetto e giusto, al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione. Nessuno fu trovato simile a lui nella gloria. Egli custodì la legge dell’Altissimo. Per questo Dio gli promise con giuramento di innalzare la sua discendenza. Dio fece posare sul suo capo la benedizione di tutti gli uomini e la sua alleanza; lo confermò nelle sue benedizioni. Lo glorificò davanti ai re. Sopra il turbante gli pose una corona d’oro. Stabilì con lui un’alleanza perenne e lo fece sacerdote per il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria, esercitare il sacerdozio e benedire il popolo nel suo nome. Lo scelse fra tutti i viventi perché offrisse sacrifici al Signore, incenso e profumo come memoriale.

La sapienza del sommo sacerdote.

La carica di Sommo Sacerdote era una delle più alte istituzioni di Israele. Tutto, nel grande tempio di Gerusalemme, dipendeva da lui. Carica prestigiosa per la quale molti uomini hanno dato tutto: attenzione, zelo, spiritualità profondissima… Carica ambita e per la quale molti altri hanno compiuto azioni immorali, pur di arrivarvi o di mantenerla. Il potere, sempre, fa gola e, a volte, corrompe. Carica, di per sé, già in uso anche prima del tempio. Con Mosè, con Aronne, quando si istituisce il sacerdozio in Israele, compare anche questa carica. Il libro del Siracide ci offre una riflessione sapienziale sul tema.

Ecco il Sommo Sacerdote che piacque al Signore”. Storicamente si tratta di Simone II, figlio di Onia, persona sconosciuta a tutti noi! La sua esaltazione prodotta dal Siracide diventa l’esaltazione del sommo Sacerdote in genere e, cristianamente, viene riletta come l’esaltazione di ogni uomo di Dio che vive per il Signore.

Al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione”. A cosa “serviva” il Sommo Sacerdote? Il suo compito era quello della preghiera di intercessione per tutto il popolo di Dio. È una bellissima visione e descrizione del sacerdozio. Il sacerdote è colui che intercede presso il Signore per i peccati di tutto il popolo.

Egli custodì la legge dell’Altissimo”. È un’altra definizione bellissima del sommo Sacerdote: egli è costituito tale per custodire la legge di Dio e per spiegarla a coloro che si perdono nell’errore o, sopraffatti dalle cose della vita, la dimenticano.

Dio fece posare sul suo capo la benedizione di tutti gli uomini e l’Alleanza”. È un’altra bellissima definizione del Sommo Sacerdote. Poiché egli cerca Dio, poiché cerca la Sua legge e rinnova il Suo essere perennemente presente nel popolo che si è scelto, il Sommo sacerdote dona a tutti la benedizione di Dio. Il frutto della sua preghiera non è solo per lui, ma è per tutti. La benedizione che implora travalica ogni confine e si estende a tutti gli uomini. Egli è il tramite della misericordia di Dio.

Lo onorò con splendidi ornamenti”. Il Siracide è estasiato degli ornamenti liturgici che il Sommo Sacerdote Simone II riveste. Il sapiente capisce che lo splendore liturgico che il sacerdote cerca non è fine a sé stesso e nemmeno è gloria degli uomini che lo producono. Anche lo splendore dei paramenti, lo splendore liturgico è dono stesso di Dio e lode del Suo nome. Il Sommo Sacerdote riveste gli ornamenti più belli per dare lode a Dio e per esaltare il suo nome. Questo è lo scopo di ogni strumento liturgico che il Sommo sacerdote utilizza.

lo scelse tra tutti i viventi perché offrisse a Dio incenso e profumo come memoriale”. Ecco, in sintesi, il compito del Sommo Sacerdote: offrire a Dio il simbolo della preghiera – l’incenso – perché Dio si ricordi dell’uomo e l’uomo si ricordi di Dio. Il compito della liturgia solenne è proprio questo: permettere questo incontro tra Dio e l’uomo che il rito esprime.

Efesini

Ef 3, 2-11
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore.

Vangelo

Gv 9, 40a; 10, 11-16
✠ Lettura del vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ad alcuni farisei che erano con lui: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».

Sant’Ambrogio

Il nostro Arcivescovo, che ha scelto il Siracide come guida dell’anno pastorale, ci offrirà la sua riflessione sul nostro principale patrono. Noi possiamo rileggere qualche tratto della figura di Ambrogio proprio a partire dalle parole del sapiente. Sappiamo che Ambrogio venne eletto vescovo in un momento della vita nel quale egli era dedito a tutt’altro. Catecumeno, non aveva nemmeno ricevuto il Battesimo. Eppure Dio lo scelse – dice la tradizione con le parole di un bambino – e venne acclamato vescovo da tutto il popolo, allora diviso tra eretici e ortodossi.

Sappiamo che egli fu segno di riconciliazione. Intanto tra le diverse fazioni della Chiesa milanese di quel tempo, ma, poi, ovviamente con Dio. Egli si adoperò in ogni modo perché i fedeli riscoprissero il sacramento della riconciliazione, e utilizzò ogni istante della sua vita per piangere, insieme ai peccatori, i loro peccati. Non solo. Egli divenne anche principio di riconciliazione tra gli uomini, componendo le liti, intervenendo per sanare gli scismi e, anche in politica, operò riconciliazioni con gli imperatori.

Sappiamo che egli fece elevare alta la voce della Chiesa nella preghiera, divenendo lui stesso iniziatore di un rito che ancora oggi porta il suo nome e del quale andiamo del tutto gloriosi. Fu anche nel suo tempo che si cominciarono a cantare i salmi.

Ci è anche noto come egli custodì in tutto la legge dell’Altissimo, perché divenne grande conoscitore e grande commentatore della Scrittura, tanto da essere annoverato tra i dottori della Chiesa antica.

Sant’Ambrogio è una delle molteplici incarnazioni del Sommo Sacerdote secondo il Siracide e noi possiamo rileggere con queste parole tutta la sua scienza e tutto il suo intervenire per il bene della vita della Chiesa.

La sapienza ci invita a:

  • comprendere e stimare il valore della liturgia, gustandone tutte le espressioni;
  • essere noi stessi segno di riconciliazione tra gli uomini e con Dio;
  • conoscere, amare, custodire la Scrittura come fonte di ogni nostro dialogo con Dio.

Provocazioni di sapienza

  • Come vivo la liturgia e quanto conosco il rito ambrosiano?
  • La mia preghiera di intercessione è davvero fonte di benedizione per tutti? Mi ricordo delle esigenze della Chiesa e del mondo nella mia preghiera?
  • Questo Avvento, che è ormai per metà trascorso, mi sta facendo amare sempre più la Parola di Dio come fonte di spiritualità e luce per il mio cammino?

Preghiera alla Sapienza

Sant’Ambrogio, nostro grande patrono e protettore, dona alla Tua Chiesa, al Suo Vescovo, ai Suoi Sacerdoti e a tutto il popolo ambrosiano, quella sapienza che fu tua. Rendilo forte nella fede, custodisci il suo cuore perché non sia mai separato da Dio. Infondi le tue benedizioni su questa terra che fu tua, donale di riscoprire tutta la forza della tradizione che genera, ancora, nuovi cristiani. Sant’Ambrogio, patrono della nostra Diocesi, prega per noi.

2020-12-04T22:28:34+01:00