Sabato 07 febbraio

Settimana della 4 domenica dopo l’Epifania – Sabato

La spiritualità di questo giorno

La festa delle Sante Perpetua e Felicita è molto nota ed è anche molto antica. Da sempre la Chiesa ha onorato queste due donne, così diverse e così unite dall’unica fede e dal medesimo martirio. Una sola fede unisce una padrona e una schiava. Una sola fede unisce la tragedia di queste due donne, imprigionate proprio per la loro fede. Felicita divenne madre proprio in carcere e solo tre giorni prima di morire. Pensiamo al dramma di una donna che, nel momento più felice della sua vita, vede spegnersi tutto. Pensiamo a quali pensieri avrà avuto questa donna che sa che abbandonerà presto la sua giovane creatura. Così come anche Perpetua, nobile romana, già mamma di un bambino, si sarà fatta la stessa domanda. Eppure, per continuare la meditazione su Sant’Agata dell’altro giorno, esse furono donne forti, fortissime. Non ebbero paura di testimoniare la loro fede. Non ebbero paura di dire a tutti il vero motivo della loro prigionia, non ebbero timore di dire a tutti che ciò che conta, nella vita, è la fede. Non ebbero nemmeno paura di lasciare le vite che avevano generato ad altri. Esse, semplicemente, si affidarono a Dio e a Lui affidarono anche la vita dei loro figli. Due donne esemplari, che seppero tenere alto il valore della fede e che, per questo, sono apprezzabili anche come donne, come madri. Forse ci manca un po’ di questa forza, di questa fermezza, di questa solidità che, invece, le martiri ebbero oltre ogni misura. Anche sulla scorta della storia e della testimonianza di queste martiri, possiamo capire meglio le Scritture.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 25, 1-9
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè dicendo: «Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un contributo. Lo raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore. Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e bronzo, tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto, di bisso e di pelo di capra, pelle di montone tinta di rosso, pelle di tasso e legno di acacia, olio per l’illuminazione, balsami per l’olio dell’unzione e per l’incenso aromatico, pietre di ònice e pietre da incastonare nell’efod e nel pettorale. Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi».

SALMO Sal 96 (97)

Tu sei l’Altissimo su tutta la terra.

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Ascolti Sion e ne gioisca,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi, Signore. R

Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
egli custodisce la vita dei suoi fedeli,
li libererà dalle mani dei malvagi. R

Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo. R

EPISTOLA Eb 7, 28 – 8, 2
Lettera agli Ebrei

Fratelli, la Legge costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito.

VANGELO Gv 14, 6-14
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Esodo

Nel Primo Testamento, nell’Esodo, brilla il criterio di sapersi prendere cura della comunità come modo di testimoniare la fede e di avere a cuore Dio. Prendersi cura delle cose di Dio è un modo per attestare la propria fede. Mosè ne è certo e, mentre si vive e si scrive la storia della salvezza, questo modo appare già sufficiente per vivere bene la propria fede.

Vangelo

Il Vangelo porta a compimento la storia della rivelazione e la storia della salvezza. Ecco che il cuore di tutto non è prendersi cura delle cose di Dio, anche se questo rimane pur sempre un valore. Il cuore di ogni cosa è cercare il volto di Dio, il desiderio fondamentale di ogni vita deve essere quello di vedere il volto del Padre. Senza questo non si va da nessuna parte! Senza desiderio di Dio vengono meno i motivi per cui, poi, si fanno anche altre cose, come prendersi cura delle cose di Dio, degli strumenti e dei luoghi della fede. La cura per queste realtà deve riflettere il proprio amore per Dio e la ricerca del suo volto che si intende fare.

Ebrei

La lettera agli Ebrei ci ricorda il motivo per cui noi dovremmo fare con cuore generoso ogni cosa: servire Dio attraverso Gesù Cristo, il vero sommo sacerdote che sempre intercede per noi, sempre porta la nostra preghiera al Padre, sempre porta le intenzioni che ciascuno di noi esprime nel suo cuore. Nel suo sacrificio è già compresa ogni cosa, ogni realtà dell’esistenza, ogni offerta di generosa carità che gli uomini possono fare.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Perché le Sante Perpetua e Felicita sono di esempio a ciascuno di noi? Al di là delle opere che esse fecero, rimane chiaro che essere fecero ogni cosa per amore di Cristo. A Lui offrirono anche la loro sofferenza, il loro pensiero di essere madri che non avrebbero potuto preoccuparsi della situazione dei loro figli, ogni altro pensiero. Esse ebbero sempre in mente il sacrificio del Signore, che aveva dato loro la forza di scegliere la fede e di viverla, sebbene in contesti di avversità e di pericolosità. Perpetua e Felicita offrirono tutto, compresa la loro sofferenza e il loro martirio a Cristo, anche per intercedere per coloro che non avrebbero più rivisto in questa terra. Potremmo dire che esse si lasciarono immolare come sacrificio gradito a Dio, perché donne pienamente riconciliate con tutto, anche con la vita che, per loro, aveva riservato comunque un destino assai crudele.

Alle Sante di cui oggi facciamo doverosa memoria, affidiamo anche noi stessi e la nostra Chiesa, per ammirare dove può portare la fermezza e la grazia del Padre quando la volontà umana si accorda ad esse.

2026-01-31T22:33:46+01:00