Domenica 08 febbraio

Penultima domenica dopo l’Epifania

Introduzione

Il calendario ci porta già alla penultima domenica dopo l’Epifania. Come sappiamo il rito ambrosiano ci fa vivere una grandissima attenzione alla quaresima, tanto che le due ultime due domeniche di questo tempo dopo l’Epifania ci aiutano già, con il tema della clemenza e del perdono, a metterci in sintonia con il tempo che comincerà tra 15 giorni.

Tuttavia oggi viviamo anche la giornata per la vita e la giornata del Cav che, tra l’altro, ricorda anche i suoi 80 anni di fondazione, in ritardo rispetto alla chiesa italiana che ha celebrato questa festa domenica scorsa e che noi trasliamo sempre a motivo della concomitanza con la festa di San Giulio e delle 40 ore. Abbiamo quindi tanti temi che si fondono insieme e che ci aiutano a riflettere.

La Parola di Dio 

LETTURA Bar 1, 15a; 2, 9-15a
Lettura del profeta Baruc

Direte in quei giorni: «Il Signore ha vegliato su questi mali e li ha mandati sopra di noi, poiché egli è giusto in tutte le opere che ci ha comandato, mentre noi non abbiamo dato ascolto alla sua voce, camminando secondo i decreti che aveva posto davanti al nostro volto. Ora, Signore, Dio d’Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome, qual è oggi, noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. Allontana da noi la tua collera, perché siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi. Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati, perché tutta la terra sappia che tu sei il Signore, nostro Dio».

SALMO Sal 105 (106)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie. R

Non si ricordarono della grandezza del tuo amore
e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per far conoscere la sua potenza. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido. R

Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo. R

EPISTOLA Rm 7, 1-6a
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

O forse ignorate, fratelli – parlo a gente che conosce la legge – che la legge ha potere sull’uomo solo per il tempo in cui egli vive? La donna sposata, infatti, per legge è legata al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è liberata dalla legge che la lega al marito. Ella sarà dunque considerata adultera se passa a un altro uomo mentre il marito vive; ma se il marito muore ella è libera dalla legge, tanto che non è più adultera se passa a un altro uomo. Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella debolezza della carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla Legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo.

VANGELO Gv 8, 1-11
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Vangelo

Il punto di partenza è dato dal Vangelo. La scena è molto nota. Abbiamo Gesù che si mette a insegnare

nel tempio, cosa molto frequente. Come è scritto egli “sedette” in mezzo alla gente, ovvero spese il tempo per loro, ascoltò le loro domande, si mise a rispondere con quella forma di insegnamento che contraddistingue la vita di Gesù. Tra quelle persone non c’è solo chi vuole ascoltare, non c’è solo chi desidera avere il suo insegnamento, ma c’è anche chi pretende di giudicare e di sovvertire l’ordine delle cose. Il caso è molto chiaro, dal momento che c’è una donna sorpresa in flagranza di adulterio. Non ci viene spiegato altro, ma sappiamo come vanno queste cose. Questa donna viene condotta da Gesù, per vedere cosa lui dica. In realtà non interessa ciò che accadrà alla donna che, nel cuore di queste persone è già stata giudicata e condannata. Si attenderebbe solo il via libera per la sua lapidazione. Chi porta questa donna da Gesù è più interessato di ciò che Gesù dirà, di ciò che Gesù farà, di come uscirà dalla situazione che, evidentemente, per la sua stessa fattispecie è già una situazione difficile. Se si conosce già il giudizio espresso sulla donna, si vuole dare un giudizio su Gesù.

Gesù lascia che le cose vengano proposte come desiderano. Smette di insegnare, smette di relazionarsi con le persone che ha intorno, apparentemente si astrae della scena, ma in realtà sta dando tutte le risposte che vogliono coloro che vorrebbero coglierlo in fallo e giudicarlo. Gesù scrive sulla sabbia che è lì nel tempio, sul suolo del cortile del tempio. Apparentemente è un gesto banale, silenzioso, quasi del tutto trascurabile. Non è così se noi cerchiamo di rammentare le parole della scrittura, soprattutto quelle del primo testamento. Se noi andiamo alla pagina della rivelazione della legge di Dio, se noi andiamo alla pagina dell’Esodo che ci narra dei comandamenti, leggiamo che essi furono scritti per tutto il popolo e dati a Mosè direttamente da Dio, che scrisse con il suo dito nella pietra quelle parole indelebili. È un’immagine, è un modo di scrivere, ma Gesù cerca di rifarsi proprio a quell’immagine che era scolpita nel cuore della gente e in particolar modo di coloro che vorrebbero accusarlo. Loro che si definivano i paladini della legge di Mosè, loro che si definivano i soli veri custodi di quella legge, ricordavano sicuramente come quelle tavole erano state date. Dunque Gesù sta rispondendo a chi ha portato quella donna in sua presenza. Se da un lato avrà scritto il comandamento sesto: “non commettere adulterio”, dall’altro avrà senz’altro scritto quello che lo precede: “non uccidere”. Così Gesù si dimostra profondo conoscitore della legge di Mosè, come voleva la gente che lo stava scrutando, ma, al tempo stesso, rivela molto di più. Rivela l’identità di Dio che ha dato quella legge perché l’uomo si astenga dal male ma quando, per fragilità, per ignoranza o per altra causa si piega al male, egli ricorda che Dio è Dio di clemenza, di misericordia e di perdono. Così egli non solo ricorda e insegna la legge a coloro che sono lì presenti, ma ricorda anche chi è il Padre, chi è Dio. Dio è il padre della misericordia e del perdono, colui che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. Così dice alla donna che rimane sola sulla scena dopo che tutti se ne sono andati. Tutti se ne vanno perché capiscono la parola di Gesù, capiscono il suo gesto, ricordano che proprio quella legge che loro difendono con forza, è la medesima legge che accusa ciascuno di loro, dal momento che nessun uomo è senza peccato. Gesù raccomanda alla donna “di non peccare più, almeno in quel genere di peccato, permettendo però a tutti di capire che Dio è Dio di perdono e di clemenza. Quella clemenza che gli uomini non sanno usarsi vicendevolmente, è, invece, l’essenza del mistero di Dio. Dio è perdono ed è clemenza nella sua essenza. Dio perdona tutto e tutti, basta riconoscere il proprio peccato, ammetterlo, darsi da fare perché ciò non accada più.

Perchè la Parola dimori in noi

Così anche a noi, in questa domenica, viene richiamato che Dio è vita, Dio è perdono, Dio è clemenza. Messaggio che si sposa benissimo con quello di questa giornata che ci è data perché noi possiamo riflettere sul senso della vita e su come siamo tutti chiamati a sostenere e a difendere la vita.

Il messaggio dei vescovi, tutto dedicato ai bambini, ci dice chiaramente che esistono delle fattispecie che diventano per noi tutti occasione di peccato contro la vita:

  • Quando i bambini vengono asserviti agli interessi dei grandi;
  • Quando i bambini vengono fabbricati in laboratorio per sopperire alle difficoltà della natura e sempre secondo il desiderio e il gusto degli adulti;
  • Quando ai bambini viene sottratto il diritto di nascere;
  • Quando i bambini diventano strumento di rivalsa nelle cause di divorzio e separazione;
  • Quando i bambini vengono rapiti per le adozioni e per le operazioni di pulizia etnica;
  • Quando vengono coinvolti in migrazioni pericolose a causa della povertà e dell’indigenza;
  • Quando i bambini vengono indottrinati a causa delle ideologie imperanti;
  • Quando i bambini vengono maltrattati anche dai loro stessi genitori,

si ravvisano tutte quelle dimensioni di peccato di cui parlavamo. Certamente alcune di queste cause sono molto lontane da noi, ma se provate a ripensarci, vedete che alcune di esse sono proprio presenti nella nostra società e non lontano da noi ma anche nella nostra città e nella nostra comunità cristiana.

Di più, dal momento che i vescovi dicono anche che: “dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti, persone e comunità, dando spazio ad una ricerca egoistica e violenta dei propri interessi”. Parole che noi sentiamo come pesantissime ma che non possiamo non dire altro che vere.

Nell’anno in cui stiamo riflettendo e discutendo moltissimo di relazioni, scopriamo che se le relazioni si imbarbariscono e si impoveriscono è anche a causa dell’aver perso quel senso della vita e quella giusta attenzione alla difesa della vita che, invece, dovrebbe appartenere al cristiano. Oltre a ciò, i vescovi ci ricordano che “l’imperante cultura individualistica non si esprime soltanto nella crisi della generatività ma riguarda progressivamente anche la capacità degli adulti di mettersi a servizio dei più piccoli”. Altre parole forti con le quali i vescovi ci ricordano che la vita non va solo generata, ma va anche curata, accudita. Se il problema della generatività riguarda solo una parte di noi, il problema del servizio ai piccoli, le varie emergenze educative con le quali abbiamo a che fare, il problema della trasmissione della fede e dei suoi valori, riguarda proprio tutti. Magari non direttamente come singoli ma almeno come comunità.

I vescovi ci ricordano anche che noi nel giorno in cui celebriamo il battesimo di un bambino ci impegnano come comunità intera ad essere accoglienti e ad essere solidali nel formare quell’anima che viene rigenerata nel fonte battesimale. Mi domando davvero se ne abbiamo la percezione, dal momento che anche il battesimo viene sempre più percepito come festa di famiglia e sempre meno come rito comunitario che chiede attenzione a tutta la comunità ecclesiale.

Ci è dunque chiesta una doppia conversione: una difesa della vita nel senso di difesa della cultura della generatività, cosa che riguarda tutti come Chiesa, ma, poi, anche una conversione culturale che aiuti a non vedere il bambino come un disturbo, un impegno, ma come uan grazia da accogliere con rispetto, custodia, dono.

Gesù che scrive sulla sabbia e che ricorda a tutti noi che Dio è il Dio che ama la vita, che suscita la vita, che difende la vita, ricordi anche a noi tutti a che cosa siamo chiamati e come dobbiamo vivere questa responsabilità.

Sulla scia di questo discorso dei vescovi, così bello e profondo, che vi invito a cercare e a leggere, vi richiamo, poi, anche i contenuti delle altre scritture, che ci stanno aiutando a capire che quando ci si allontana dal Signore ecco che tutto sfiorisce, quando ci si riavvicina al Signore, tutto, in qualche modo, diventa nuovo. Anche le cose che ci sembrano terminate, rotte, senza vita, tornano a noi in qualche modo recuperate, rifiorite, capaci di schiudere di nuovo una promessa e una forza di vita. Perché Dio è amante della vita. Sempre. Con tutti, oltre qualsiasi errore degli uomini.

2026-02-04T08:16:19+01:00