venerdì 07 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La spiritualità di questo giorno

In questo giorno vogliamo anche accompagnare, con la nostra preghiera e la nostra amicale vicinanza, i giovani della Diocesi, tra cui anche un folto gruppo dei nostri giovani, che sono in partenza per Barcellona. Le due letture bellissime di oggi ci parlano delle durezze che precludono il cammino e la comunione.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 10, 1-4. 15-19
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall’Egitto. Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: «Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo». Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: «Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide». Tutto Israele se ne andò alle sue tende. Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

SALMO Sal 105 (106)

Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie. R

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a una statua di metallo;
scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia erba. R

Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
meraviglie nella terra di Cam,
cose terribili presso il Mar Rosso. R

VANGELO Lc 11, 46-54
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approva te le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Cronache

Nella lettura abbiamo ascoltato la durezza di cuore del re Roboamo che chiude qualsiasi possibilità di comunione con la delegazione del re Geroboamo che veniva con intenzioni di pace e di riconciliazione. Questa durezza di cuore spacca il regno per sempre. È per la durezza del cuore di quest’uomo che la gente decide di staccarsi da lui. Così il testo insegna che la mancanza di ascolto, la durezza del cuore, il puntiglio, non vengono mai da Dio e dividono sempre. Spesso queste realtà, che fanno parte della vita dell’uomo, vengono prese come invito alla chiarezza ma, poi, finiscono per ferire e per rendere il cammino di tutti difficile o, addirittura, impossibile.

Vangelo

Anche nel Vangelo si parlava di durezza. C’è la durezza dei custodi della legge, dei custodi della fede che diventa durezza che allontana, chiusura del cuore che mette molti in condizione di non voler più appartenere alla fede. Gesù è il contrario di questa durezza, perché la sua è sempre vera premura che illumina, accoglie, conforta, ascolta. Il che non significa che non ci siano più regole per la fede! Il Signore stesso è molto preciso in proposito e molti suoi interventi sono tutti in favore anche delle regole della fede. Regole da rispettare, regole da vivere, ma con cuore! Ecco perché il Signore insegna a rispettare le regole, ma senza indurire il proprio atteggiamento. Il Signore sa che qualsiasi indurimento umano porta alla rottura e alla divisione. Sa anche che ogni regola che viene spiegata con amore, invita al rispetto e all’unione. Ed è per questo che egli vive e si comporta in modo tale da poter far comprendere a tutti che solo questa unione di amore vince.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche noi tutti ci rivediamo in queste parole. Ci rivediamo perché tutti siamo a conoscenza di cose di questo genere. Anche noi conosciamo durezze di cuore che diventano chiusura, anche noi abbiamo sperimentato o abbiamo fatto vivere durezze che poi sono diventate occasione di rottura, di allontanamento, di incomprensione, anche se, magari, erano partite da qualcosa di buono e certo non avevano questa intenzione. Le Scritture di oggi ci dicono che qualsiasi forma di irrigidimento non viene da Dio. Eppure tutti ne abbiamo! Qualsiasi forma di incomprensione è contraria allo Spirito! Eppure tutti viviamo anche queste esperienze! Ecco perché queste letture ci invitano intanto ad una profonda revisione del nostro atteggiamento. Forse dovremmo tutti imparare a chiedere perdono per le chiusure del cuore, per le incomprensioni che generiamo, per le rotture che poniamo in essere. Poi ci invitano a metterci alla scuola di Gesù che, con il suo modo di fare, di parlare, di intendere le cose, diventa principio di pace, di riconciliazione, di vicinanza all’uomo, di maestro che diventa solidale con gli altri. Anche questo insegnamento va già nella linea di quella chiarificazione dell’identità del cristiano a cui vorremmo dare ampio spazio il prossimo anno pastorale. Il cristiano è uomo di comunione, di pace, di riconciliazione. Non è uomo di solitudine, non è uomo di silenzio, non è uomo di puntigli. È uomo che, anche nelle cose difficili, cerca sempre quello che unisce, quello che permette di vedere le cose in comune, quello che rende bello il cammino. Di tutti.

2026-07-31T12:20:31+02:00