Sabato 07 settembre

Settimana della domenica che precede il martirio – sabato 

La spiritualità di questa settimana

Concludiamo questa settimana tutta dedicata alla speranza da coltivare e da vivere.  Domani non si celebrerà la Natività di Maria, dal momento che è domenica, festa che rimanderemo a lunedì, ma possiamo ormai ben dire che siamo ad anno pastorale iniziato.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 11, 18-24
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Porrete nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, perché siano numerosi i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, come i giorni del cielo sopra la terra, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro. Certamente, se osserverete con impegno tutti questi comandi che vi do e li metterete in pratica, amando il Signore, vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e tenendovi uniti a lui, il Signore scaccerà dinanzi a voi tutte quelle nazioni e voi v’impadronirete di nazioni più grandi e più potenti di voi. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, sarà vostro: i vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale».

SALMO Sal 94 (95)

Venite, adoriamo il Signore.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R

EPISTOLA Ef 2, 11-18
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

VANGELO Lc 17, 20-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. I farisei domandarono al Signore Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Deuteronomio

La pagina del Deuteronomio ci riporta ad uno degli usi più comuni degli ebrei osservanti che tutti conosciamo e che tutti abbiamo certamente visto. Il pio ebreo usa mettere un piccolo rotolo della Scrittura sul braccio, sulla gamba, oppure sulla fronte, quasi un pendaglio tra gli occhi o, ancora, sul cuore. È un segno fisico con il quale il pio ebreo vuole ricordarsi, ma anche ricordare ad altri, che la Parola di Dio guida i pensieri e le azioni della giornata. Certamente un uso liturgico, per dire, però, una realtà molto importante per la vita spirituale di ciascuno. Il richiamo ad una vita santa diventa anche promessa di benedizione per il tempo presente. Il pio ebreo è invitato a vivere bene il presente, perché Dio non lascia inascoltata la preghiera di chi a Lui si rivolge.

Vangelo

La pagina del Vangelo ricorda che questa spiritualità è vera anche per il cristiano. Il credente, tuttavia, non vive questa spiritualità solo per ottenere benedizione per i giorni presenti, ma in vista della vita eterna. Il cristiano fa della Parola di Dio una guida in attesa del ritorno del Signore, ritorno che egli attende non con la curiosità morbosa che anima, da sempre, alcuni uomini, ma con l’umile certezza che la vita dell’uomo è destinata all’incontro con Cristo. Incontro che si verificherà quando il Signore vorrà e come il Signore vorrà. Per questo il cristiano vive bene e con impegno il tempo presente, sapendo che tutto è destinato all’incontro con Cristo.

Efesini

Se il cristiano ha questa speranza, se il credente è dentro questa visione, è perché egli confida in Cristo, Colui che ha “svelato” il volto del Padre, Colui che invita continuamente ad unire insieme l’attenzione e l’interesse per la vita presente e la visione sul mondo futuro, la visione sul mondo che verrà. Cristo è Colui che ha amato la vita che ha condiviso con gli uomini ed ha insegnato a fare altrettanto, in attesa della Vita in Dio, promessa a tutti. Egli è come il velo che unisce questi due aspetti dell’esistenza: la temporalità e l’eternità. Seguire il suo insegnamento, credere nella sua rivelazione, è essere destinati a questa visione nella vita beata.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Abbiamo dedicato tutta questa settimana alla speranza. Lo abbiamo fatto seguendo soprattutto l’esempio di San Pietro. Credo che le Scritture di oggi ci aiutino a capire bene una preghiera che noi facciamo durante la celebrazione dell’Eucarestia, quando ripetiamo che noi compiamo il gesto del Signore “nell’attesa della beata speranza che venga il nostro salvatore Gesù Cristo”. Con queste parole noi intendiamo dire che siamo rivolti a questa speranza di vita, noi attendiamo il destino di gloria futura che ci è stato promesso in Cristo. Per far questo tutti noi abbiamo bisogno di credere alla sua presenza – ecco il Sacramento che celebriamo – e dobbiamo nutrirci di quella Parola che deve essere scolpita nel cuore, oltre che nella mente, perché è essa che ci guida verso questa beata speranza e verso la certezza della vita eterna.

Iniziare questo anno pastorale con queste certezze significa già essere rivolti verso il Giubileo che inizierà a Natale e che sarà tutto un anno dedicato alla speranza. Cerchiamo di imitare l’atteggiamento spirituale degli ebrei che ci è stato proposto dalla prima lettura, ovvero cerchiamo anche noi di avere nel cuore, nella mente e negli occhi quella Parola che è parola di verità e di vita eterna. Maria, che ci apprestiamo a celebrare nella sua Natività, ci guidi e ci benedica sempre e, soprattutto, sia per noi Madre della Speranza.

Provocazioni dalla Parola

  • Vivo questa speranza di cui ci hanno parlato le Scritture?
  • Come voglio vivere l’anno pastorale che mi sta davanti?
2024-08-29T21:55:09+02:00