2 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
Percepiamo la data di oggi come fondamentale per il nostro anno pastorale: da sempre l’8 settembre, festa della Natività della beata Vergine Maria è la data in cui si inizia il cammino dell’anno pastorale. Non celebriamo la festa di Maria poiché, come penso sapete, di domenica non si celebrano né le feste dei santi e nemmeno quelle di Maria. Però credo che le scritture di oggi ci aiutino molto a ricordare questa festa ed anche a metterci nella disposizione di animo che ci aiuterà a vivere bene questo anno che inizia.
La Parola di Dio
LETTURA Is 63, 7-17
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia parlò, dicendo: «Voglio ricordare i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi. Egli è grande in bontà per la casa d’Israele. Egli ci trattò secondo la sua misericordia, secondo la grandezza della sua grazia. Disse: “Certo, essi sono il mio popolo, figli che non deluderanno”, e fu per loro un salvatore in tutte le loro tribolazioni. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé, tutti i giorni del passato. Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. Allora si ricordarono dei giorni antichi, di Mosè suo servo. Dov’è colui che lo fece salire dal mare con il pastore del suo gregge? Dov’è colui che gli pose nell’intimo il suo santo spirito, colui che fece camminare alla destra di Mosè il suo braccio glorioso, che divise le acque davanti a loro acquistandosi un nome eterno, colui che li fece avanzare tra i flutti come un cavallo nella steppa? Non inciamparono, come armento che scende per la valle: lo spirito del Signore li guidava al riposo. Così tu conducesti il tuo popolo, per acquistarti un nome glorioso. Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa. Dove sono il tuo zelo e la tua potenza, il fremito delle tue viscere e la tua misericordia? Non forzarti all’insensibilità, perché tu sei nostro padre, poiché Abramo non ci riconosce e Israele non si ricorda di noi. Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità».
SALMO Sal 79 (80)
Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Seduto sui cherubini, risplendi
davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. R
Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici
ed essa ha riempito la terra. R
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R
Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. R
EPISTOLA Eb 3, 1-6
Lettera agli Ebrei
Fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è degno di fede per colui che l’ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. Ma, in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.
VANGELO Gv 5, 37-47
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Ebrei
Il riferimento fondamentale delle scritture di oggi credo sia la frase finale dell’Epistola, dove noi abbiamo letto così: “la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo”. Il riferimento che l’autore pone è duplice. Per essere cristiani occorre:
- Conservare la libertà. Il riferimento è alla libertà del Battesimo, ovvero a quella che San Paolo, più volte, nei suoi scritti, chiama la libertà in Cristo. Libertà in Cristo è, anzitutto, la libertà dal peccato, che è il primo effetto del battesimo. Dunque il cristiano si concepisce come un uomo che è stato liberato dal peccato nella passione, morte e risurrezione del Signore, per questo la sua vita è una vita esemplare, uan vita che tende alle virtù, una vita che tende ad essere sempre più la vita di un figlio di Dio. La libertà dei cristiani è una libertà che si gioca sempre nella direzione del bene, nella ricerca costante del mistero di Dio da cui proviene ogni bene, nell’attenzione a ciò che Dio rivela di sé. In secondo luogo, il riferimento è alla libertà che diventa capace di edificare la Chiesa. Il secondo effetto del Battesimo è proprio questo: diventare membra vive della Chiesa, avendo cura di edificarla. La libertà del cristiano è, dunque, una libertà che cerca il bene degli altri e che si sa associare alla libertà di altri perché tutti si proceda, ciascuno nel proprio cammino, ma uniti insieme nell’unica famiglia dei figli di Dio. Ecco in cosa consiste la libertà del cristiano: da un lato la memoria del sacrificio di Cristo che libera dal peccato e che sostiene ciascuno nel cammino di ricerca del bene, dall’altro il desiderio di edificare insieme la Chiesa, la famiglia di tutti i credenti.
- Conservare la speranza. Questo riferimento ci è molto utile perché iniziamo un anno tutto dedicato alla speranza che, come sapete, è il tema che il papa ci ha assegnato per la riflessione e per le celebrazioni dell’anno giubilare. Qual è la speranza del cristiano? La speranza del Cristiano è Gesù Cristo, è il desiderio di vedere il suo volto, è il desiderio di conoscere il Padre. Questa è la speranza che guida il credente in tutto il suo cammino e in tutti i giorni della sua vita. Per questo potremmo dire che la speranza del credente è la vita eterna; è alla luce di questa speranza che ogni credente vive, compie le opere che la sua vita è in grado di sostenere, passa attraverso il mondo come testimone di questa speranza alla quale è chiamato ogni uomo.
Comprendiamo anche come le due cose siano strettamente unite insieme. Il cristiano che vive bene la libertà donatagli nel Battesimo, si dirige verso la vita eterna, meta del suo viaggio temporale, punto di arrivo al quale si sente invitato ogni giorno. La speranza dell’incontro con Dio dovrebbe essere la guida di ogni evento della vita quotidiana dei credenti. Proprio alla luce di questa speranza il credente vive e si comporta nel mondo come fedele discepolo di Cristo. Questa pagina della lettera agli Ebrei ci mostra un po’ l’aspetto che potremmo dire ideale della vita cristiana, perché la realtà è ben altra! Ce lo dicono le altre due scritture.
Isaia
Anzitutto il profeta Isaia che, come avete sentito, rivolgeva a Dio una preghiera accorata e intensissima. Il profeta lamenta che Dio sia quasi insensibile alla preghiera dell’uomo. È l’impressione che sempre, molti uomini, hanno. Il profeta, però, va alla sorgente del problema. Perché sembra quasi che la preghiera sia inascoltata? Perché sembra davvero che Dio sia insensibile alla preghiera? Perché l’uomo non cerca Dio, salvo quando si trova in estreme necessità. Soprattutto, come dice il profeta, il cuore dell’uomo è lontano da Dio e si reca da Lui solo in momenti del tutto particolari della propria esistenza. Per tornare alla lettera agli Ebrei potremmo dire che l’uomo vive la libertà non come invito a cercare il volto di Dio ma come possibilità di allontanamento da Lui, e non vive la speranza, se non come estremo grido in momenti di solitudine o di ansietà. Eppure il profeta aveva questa preghiera bellissima che diceva a Dio: “non forzarti all’insensibilità!”. È come se il profeta dicesse a Dio: tu conosci l’uomo, l’hai creato tu! Sai che l’uomo è debole, sai che è solo un soffio, sai che è sempre e perennemente in una tentazione di lontananza da te che è vissuta, poi, in molti modi diversi. Ma tu, Dio ami l’uomo! Non sei mai insensibile al suo grido! Essere silenziosi di fronte alla preghiera dell’uomo, anche quando proviene solo nel momento del bisogno, non è da Dio! preghiera bellissima che, davvero, ci fa capire che Dio non è mai in atteggiamento di lontananza dagli uomini. Dio è sempre disposto all’ascolto, anche quando l’uomo non lo merita. Dio è sempre pronto all’ascolto, e la sua parola è sempre richiamo per l’uomo smarrito. Tocca all’uomo cercare di viverla come possibilità di recupero della libertà intesa come determinazione al bene e non come autoreferenzialità o chiusura nei confronti di Dio stesso.
Vangelo
Anche la predicazione di Gesù è un po’ negativa, eppure ritrae molto bene ciò che l’uomo fa. “Voi cercate di riceve gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio”. sono parole che non hanno bisogno di grandi commenti, perché tutti le comprendiamo, tutti le capiamo. L’uomo è sempre in cerca di qualche glorificazione, di qualche lode, di qualche cosa per cui possa ricevere un complimento, un riconoscimento dagli altri. Nella vita, sembra dire Gesù, molti uomini cercano solo di compiacere sé stessi e ricercano solo quelle realtà nelle quali possono affermare la propria identità. Credo che queste parole siano più che mai attuali, anche per ciascuno di noi. Gesù dice ancora: nessuno cerca la gloria di Dio, ovvero nessuno cerca di vivere quella libertà che si determina nella ricerca del bene, nell’esercizio delle virtù per l’edificazione della Chiesa, nel sostegno e nel costante riferimento alla speranza cristiana. Anche queste sono parole che noi comprendiamo assai bene e che scopriamo vere anzitutto per noi stessi. Noi vediamo bene che è davvero così anche per noi. Noi cerchiamo di fare qualcosa di buono, cerchiamo di realizzare qualcosa che ci permetta di essere, in qualche modo, ricordati. Non cerchiamo propriamente quella libertà che sostiene la speranza cristiana.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che queste indicazioni siano essenziali e utilissime per il nostro cammino di fede e, soprattutto, come dicevo, per l’anno pastorale che inizia. Cosa siamo chiamati a fare in questo anno pastorale? Siamo chiamati a fermarci, a riflettere sul senso delle cose, a fermare anche il consueto ripetersi delle attività, per dare un senso a ciò che facciamo, alla libertà che viviamo e alla speranza che siamo tutti chiamati a coltivare. Il monito del vescovo, che ci dice che un possibile slogan per l’anno pastorale è: “basta!”, ci ricorda che quest’anno dovrebbe corrispondere, come ogni anno giubilare, ad un momento in cui si sospendono anche alcune cose perché si possa dare tempo all’anima. Dare tempo all’anima vuol dire trovare finalmente uno spazio per coltivare il senso della libertà secondo la fede. Ovvero significa coltivare la libertà come frutto del proprio impegno battesimale. Anche noi abbiamo una libertà che si deve determinare nei confronti del bene. Anche noi abbiamo una libertà che deve dirigersi, incessantemente, vero l’esercizio delle virtù.
- La nostra libertà fa questo? L’anno pastorale che inizia vorrà essere un momento in cui dare più spazio all’interiorità per coltivare il bene?
Vorrei che poi ci chiedessimo anche noi:
- abbiamo il desiderio di coltivare la speranza cristiana? Scopriamo in noi il desiderio di vivere all’insegna di quei valori che ci sospingono verso la visione del volto di Dio?
Se diciamo “basta!” ad una visione della vita che consiste nella ripetizione delle cose, in una ripresa degli impegni di sempre senza che pensiamo al loro significato, allora troveremo spazio per coltivare la speranza cristiana e per vivere l’esercizio della libertà che edifica. Così che impareremo a non cercare più solo di darci gloria gli uni gli altri, ma cercheremo ciò che veramente viene da Dio, sostiene il cammino comune, edifica la società.
Maria, che invochiamo sempre come nostra protettrice, in questo giorno dedicato alla sua natività sostenga il nostro impegno e guidi ciascuno di noi alla realizzazione di quella beata speranza che è la visione del volto di Dio.