Domenica 08 marzo

Di Abramo

Introduzione

  • Quali sono le relazioni che, nella tua vita, non hanno esito positivo?
  • Che posto occupano nella tua vita?

Questa domenica, forse la più difficile dell’intero percorso quaresimale, ci aiuta a riflettere anche su questo aspetto determinante della vita: le relazioni che non hanno esito positivo.

La Parola di Dio 

LETTURA Es 34, 1-10
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità». Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te».

SALMO Sal 105 (106)

Salvaci, Signore, nostro Dio.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie,
non si ricordarono della grandezza del tuo amore. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti.
Ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R

Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Li affidò alla misericordia
di quelli che li avevano deportati. R

EPISTOLA Gal 3, 6-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, come Abramo «ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia», riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che «il giusto per fede vivrà». Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse». Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

VANGELO Gv 8, 31-59
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Vangelo

Le relazioni di Gesù che non hanno avuto esito positivo sono molte nel vangelo, potremmo anche chiamarle così: le relazioni fallimentari di Gesù. Basta ricordare il giovane ricco, i giudei di cui si parla oggi nel Vangelo ma, come vedremo anche nelle prossime due domeniche, anche tra chi assistette al miracolo del cieco nato o alla risurrezione di Lazzaro, ci fu chi ebbe a non capire, chi ebbe ad opporsi al Signore e alla sua rivelazione di amore anche in quelle occasioni. Dato già estremamente interessante: non tutte le relazioni del Signore hanno avuto un buon fine. Non tutte le relazioni del Signore sono state perfette. Anche il Signore ha vissuto relazioni fallimentari o, per lo meno problematiche. Dato interessante perché ci ricorda che anche noi sperimentiamo tutto questo, viviamo la difficoltà di alcune relazioni che non portano da nessuna parte, siamo in mezzo a rapporti che diventano difficili o nascono già, in qualche modo, pieni di difficoltà.

Il Vangelo di oggi ci dice a quale condizione una relazione risulta positiva e, quindi, quando risulta fallimentare.

Una relazione risulta fallimentare quando non ha stabilità.

La prima caratteristica messa bene in luce dal Vangelo è questa: quando una relazione non ha una sua stabilità non può portare da nessuna parte. Batate bene: il Signore, parlando a gente di fede come lo siamo anche noi, ricorda che non si tratta di una stabilità qualsiasi, ma della stabilità rispetto alla sua parola. Come dire che, per un credente, tutto trae luce dal mistero di Dio. Quindi ci si allontana da questo mistero, in qualche modo, ci si espone con maggior rischio ai problemi della vita, alle difficoltà dell’esistenza, al logorio del tempo, alla cattiveria degli uomini che rovina tutto. Dunque qualsiasi aspetto della vita dell’uomo che non parte e non trovi una stabilità nella sua parola, risulta essere fallimentare o, per lo meno, problematico.

Una relazione risulta fallimentare quando non porta alla verità.

La seconda indicazione è ancora più preziosa. Le relazioni, tutte le relazioni, proprio perché devono avere questa loro stabilità, o portano alla verità o, quando si allontanano da essa, perdono tutto il loro senso e la loro ragion d’essere. La relazione con l’altro è data perché insieme ci si possa incamminare verso la verità che è Dio. la Scrittura è oltremodo chiara su questo punto fin dalle sue primissime pagine. Quando c’è questo amore per la verità, quando c’è questo desiderio di verità, allora ci si radica sempre più nel mistero di Dio e tutto diventa possibile.. quando ci si allontana dal mistero del Dio vero, tutto perde senso, perché senza il suo amore, non si può vivere nulla di quell’amore al quale siamo stati chiamati.

Una relazione risulta fallimentare quando non conduce alla libertà.

La terza indicazione. Qualsiasi relazione deve far crescere nella libertà coloro che la vivono, quando non c’è libertà non c’è nemmeno possibilità che la relazione sia ampia, significativa, vera. Una relazione non riduce mai la dignità dell’altro, tantomeno la cancella o attenta, in qualsiasi modo ad essa. Tanto più una relazione è libera, tanto più è vera. Meno amore, meno gusto per la libertà si respira in una relazione, meno essa è vera e meno sarà sinonimo di quell’amore con cui Dio, in Cristo, guarda ad ogni uomo.

Una relazione risulta fallimentare quando ha qualcosa di demoniaco.

Con molta forza il Signore ritorna sul contenuto che già abbiamo messo a tema nella prima domenica di quaresima. Quando ci si allontana dalla radice di Dio, principio e causa di ogni cosa, quando non c’è amore per la verità e per la libertà, ecco che, in qualche modo, si asseconda il disegno del demonio, ovvero si entra in quella relazione con lui, della quale abbiamo già parlato, che distrugge ogni cosa, che divide, che non vuole che gli uomini vadano d’accordo, che si oppone a qualsiasi tentativo di conciliazione, di concordia, di chiarimento tra le parti. Non assecondare il gusto per la ricerca della verità e della libertà, staccarsi pericolosamente dalla Parola di Dio che tutto illumina e tutto attira a sé, significa solo entrare in una relazione sempre più stretta e sempre più forte con il demonio.

Una relazione risulta vera solo quando si inserisce nell’amore di Cristo e, per questo, diventa eterna.

In positivo, ci dice il Vangelo, ogni atto di amore e ogni relazione diventa eterno solo se inserisce nell’amore di Dio che è eterno. Tutte le relazioni governate dall’amore, se si radicano nella Parola di Dio, se hanno il gusto per la libertà e per la verità, sono destinate in qualche modo ad inserirsi nella vita eterna di Dio: ecco il tema di Abramo che tutti raccoglie nel suo seno, secondo la bella immagine biblica. Un modo, un’espressione, un’immagina per dire che tutto può diventare eterno solo se si radica nell’amore eterno di Dio. In quaresima noi siamo anche invitati a meditare su tutto questo, perché è solo nell’amore eterno di Dio, che nella Pasqua trova il suo culmine, che tutto acquista senso e dona speranza e fiducia.

Lettura

Così anche Mosè, nella prima lettura, ci ha detto che le relazioni possono diventare complesse l’immagine è quella della scrittura della “seconda copia” delle tavole della legge, dal momento che la prima venne immediatamente distrutta da Mosè appena sceso dal monte, dopo aver visto il peccato del suo stesso popolo che si è immediatamente staccato da Dio, ovvero da quel gusto per la verità e per la libertà di cui ha parlato il vangelo. Ecco Mosè che, dopo aver purificato il suo popolo, torna sul monte, si fa “ridare” altre due tavole della legge, per radicare sempre nell’amore di Dio ogni azione del popolo. Il riferimento ai comandamenti dice proprio questo: ogni aspetto della vita dell’uomo si radica nell’amore di Dio e nel suo stesso amore viene portato a compimento. Tutto ciò che rimane fuori da questo amore rischia solo di essere effimero.

Epistola

L’epistola, poi, ci ha confermato, ancora una volta, che l’uomo non è in grado, da solo, di vivere ogni aspetto della vita con quella purezza di sentimenti e di amore che è necessaria. È per questo che occorre sempre riferirsi al perdono di Dio, che rende giusto anche l’uomo peccatore. Dio, cancellando il peccato di ogni uomo, rende giusta l’anima di ciascuno e la riporta a camminare su quei sentieri di misericordia, di verità, di libertà che conducono alla vita eterna: all’uomo è necessaria una continua conversione perché si possa giungere a questa meta sperata.

Perchè la Parola dimori in noi

Quali sono le nostre relazioni che non vanno a buon fine? Cosa facciamo noi in questi casi?

Credo, per la nostra meditazione e come già accennavo, che il sapere che anche Gesù ha sperimentato questa fatica sia davvero consolatorio. È come se il vangelo ci dicesse che tutti facciamo esperienza della fatica delle relazioni e che tutti abbiamo a che fare con relazioni che non vanno a buon fine. Se nemmeno Gesù è riuscito a vivere tutte le relazioni portando ciascuna al suo compimento, vuol dire che è iscritto proprio nella natura stessa delle relazioni che ci sono sempre ostacoli, difficoltà, inciampi del cammino che non possiamo assolutamente evitare di vivere.

In secondo luogo, credo che tutti siamo chiamati a riprendere le indicazioni del Vangelo.

La prima è la più quaresimale, perché ci ha ricordato che, come credenti, siamo invitati non solo a credere ma anche a fare in modo che ogni cosa della vita parta da Dio e torni a Dio, cioè sia radicata in Dio, questo credo sia l’aspetto più carente al momento. Noi non facciamo partire ogni cosa da Dio perché non crediamo che tutto abbia senso in lui. Siamo molto attenti a distinguere le cose della fede da quelle della vita: le cose della vita hanno a che fare con noi, con gli altri uomini, ma non dipendono da Dio! questo è il pensiero più comune. Non è il pensiero del credente che, invece, dovrebbe ben sapere che ogni cosa si radica in Dio e da Dio trae il suo frutto. Ecco perché credo sia del tutto fondamentale che noi impariamo a sostare nel mistero di Dio e a riportare davanti a Dio ogni cosa della vita. Per far questo abbiamo bisogno di radicarci nella parola di Dio, quella Parola che continuiamo a richiamare a tutti.

In terzo luogo, l’amore per la libertà e per la verità. Provate a pensare a quante nostre relazioni non ci fanno vivere né l’una né l’atra cosa. Provate a pensare in quante relazioni noi non ci sentiamo affatto liberi e quante volte non lasciamo liberi gli altri. Anche nelle relazioni di famiglia. Come pure provate a pensare quante relazioni si basano proprio sulla falsità, sull’apparenza, su un modo di fare che è viziato fin dalle sue origini. Provate a pensare a quanto sia difficile perseverare nella verità e nella ricerca costante della libertà. Credo che a tutti vengono in mente relazioni di questo genere, nelle quali noi non lasciamo spazio ad altri né cerchiamo la verità come pure relazioni nelle quali queste realtà sono negate a noi. Il fronte è sempre duplice.

Infine, vi invito a pensare davvero che se non si mette tutto nell’amore di Dio, si perde quel richiamo all’eternità che la nostra vita necessita proprio per non legare solo al tempo alcune relazioni. È solo nell’ottica della risurrezione, è solo nell’ottica dell’eternità che alcune cose prendono corpo e che trovano il loro senso. È la logica della Croce alla quale ci stiamo avvicinando fin dal primo giorno di quaresima.

Ci aiuti e ci guidi il richiamo di Paolo: chiediamo perdono per quando le nostre relazioni non tendono alla radicalità in Cristo, alla libertà e alla verità.

Ci aiuti l’esempio di Mosè che, dopo la purificazione, ha cercato nuovamente di dare slancio proprio a quelle relazioni che stavano andando male.

Ecco il cuore della terza settimana di quaresima. Cerchiamo tutti insieme di vivere così questi prossimi giorni, così potremo prepararci alla Pasqua con amore più vigile, carità più fervorosa, amore per la verità decisamente più puro.

2026-03-06T14:11:12+01:00