Settimana della 2 domenica di Pasqua
La spiritualità di questa settimana
Celebriamo oggi l’Annunciazione che, nel giorno giusto, il 25 marzo, non ha potuto essere celebrata poiché già nella settimana santa. Celebrare questo mistero con qualche giorno di ritardo ci dice quanto è importante questa festa alla quale la Chiesa non vuole rinunciare, creando così quel rimando tra Natale e Pasqua che la liturgia, sempre, ci fa gustare e celebrare.
La Parola di questo giorno
LETTURA Is 7, 10-14
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
SALMO Sal 39 (40)
Ecco, io vengo, Signore: per fare la tua volontà.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero». R
Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato. R
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea.
Esultino e gioiscano in te quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Il Signore è grande!»
quelli che amano la tua salvezza. R
EPISTOLA Eb 10, 4-10
Lettera agli Ebrei
Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”». Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
VANGELO Lc 1, 26b-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Vangelo
Che cosa avrà provato la Vergine all’Annunciazione? Come avrà vissuto gli istanti in compagnia dell’Angelo? Credo sia molto difficile dirlo, eppure il Vangelo ci dà alcune coordinate per capire bene quanto poteva essere nel suo cuore.
Maria ha gustato una presenza. Maria, donna di fede, donna abituata a sentir parlare degli Angeli, certo avrà provato una sorta di paura, di turbamento per una presenza amica ma pur sempre in grado di mettere paura. Paura che svanisce subito perché, su tutto, prevale quel senso di pace e di gioia che gli Angeli infondono. Maria, dunque, si è intrattenuta in atteggiamento di silenzio e di ascolto, ma anche di parola e di dialogo con l’Angelo, perché ha saputo far prevalere quel senso di pace e di amicizia che Gabriele infondeva.
Maria ha sostenuto un dialogo. Un dialogo fatto di ascolto e di parola, di paziente intesa ma anche di domande. Maria sa che con Dio si parla, con Dio ci si confronta. Ecco il perché di quelle domande che non hanno altro senso se non il chiedere come si realizzerà quella volontà che viene espressa e che viene accolta non solo con il massimo del rispetto ma come via per la realizzazione piena della propria identità, della propria umanità. Maria capisce che quel disegno portato alla sua conoscenza dall’Angelo sarà per lei il solo modo di realizzare tutta la felicità che Dio ha pensato per lei.
Maria ha riletto tutta la sua giovane vita. Si calcola che la Vergine poteva avere tra i 12 e i 14 anni quando l’Angelo Gabriele la visitò e le apparve. Certo una vita agli inizi, una vita giovanissima. Eppure Maria avrà riletto tutta la sua esistenza in quel momento, arrivando a capire quale grande compito le era chiesto e quale grande privilegio ed onore le toccava. Certo Maria non avrebbe mai potuto pensare a divenire la madre del Messia. Fu solo quell’illuminazione, quella parola che in lei si rendeva efficace, a donarle il coraggio per dire sì a quella proposta.
Maria ha saputo fidarsi di Dio. Maria ha fatto prevalere su ogni cosa il senso assoluto di affidamento a Dio. Ella sapeva benissimo che Dio realizza sempre la vita dell’uomo e, per questo, senza poi farsi troppe domande, ha dato il suo assenso, legando così il suo futuro a quello di Cristo e facendo in modo che la presenza di Cristo fosse anche la ragione intima e piena della sua gioia.
Maria ha sperimentato anche la solitudine. Non è un caso se la pagina dell’Annunciazione si chiude con la partenza dell’angelo. Non è un piccolo particolare, ma un modo con il quale l’Evangelista ci sta dicendo che Maria rimase poi sola a portare avanti tutto quello che aveva udito dall’Angelo. Avvertiva la forza di Dio, avvertiva la sua consolazione, eppure il peso della vita fu solo suo. Ella rimase sola, con quel segreto nel cuore, potendo contare solo sull’aiuto di Giuseppe. Maria sperimentò la fatica di rimanere sola ad affrontare qualcosa di inaudito, di grandioso. Sapendo che la sua solitudine era abitata da Dio, non si lasciò sconvolgere, ma seppe sopra ogni cosa portare a compimento quella promessa di vita alla quale era stata chiamata per grazia.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che anche il nostro cammino di fede possa nutrirsi con queste coordinate di lettura del testo.
Anche noi siamo chiamati a gustare una presenza. Questi giorni pasquali, nei quali celebriamo quest’anno questa festa, ci stanno dicendo che non siamo mai soli, che la presenza del Risorto ci accompagna, che la potenza dello Spirito di Dio veglia su di noi. Anche noi, quindi, siamo chiamati a gustare la gioia di questa presenza. La presenza della potenza di Dio che veglia su di noi e che ci sa richiamare ad un incontro con Dio capace di realizzare la nostra vita e le nostre aspirazioni.
Anche noi, però, siamo chiamati ad entrare in dialogo con Dio. Come Maria, anche noi siamo chiamati ad un dialogo intenso, forte, sempre nuovo. È il dialogo della preghiera, è il dialogo che possiamo vivere nella fede.
Anche noi siamo chiamati ad esprimere la nostra fiducia in Dio, quella fiducia in base alla quale, ogni giorno, dovremmo sperimentare la presenza del Signore nei nostri contesti più normali di vita.
Ma anche noi siamo immersi in quel mistero di solitudine che è la vita di ogni uomo. Anche noi, che pure abbiamo fede, che pure dialoghiamo con Dio, che pure abbiamo fiducia in Lui, sappiamo bene che rispetto a molte cose della vita siamo soli. Lo percepiamo anche rispetto a quell’isolamento che i credenti, spesso, vivono. Così che ne deriva un serio senso di solitudine che portiamo nel cuore.
Questa festa dell’Annunciazione ci invita a rimettere questo senso di solitudine nelle mani di Dio, come Maria, che vincendo ogni paura si è abbandonata nelle mani di Dio Padre, lasciando che fosse Lui a svelarle i successivi passi, man mano che sarebbero capitati.
Non sentiamoci soli. Lasciamo che anche nelle nostre vite prevalga il senso della presenza di Dio. Non solo vivremo così bene il mistero dell’Annunciazione che celebriamo, ma renderemo più vero il nostro cammino di fede.
e essere il tempo per dirci l’un l’altro cosa ha rappresentato per noi questa celebrazione, cosa abbiamo provato nel cuore in questi giorni, cosa è, per noi, la fede. Pasqua dovrebbe essere il tempo della fraternità che diventa comunicazione nella fede. Se la Quaresima è tempo per il silenzio, per la meditazione personale, per l’appropriazione interiore di ciò che ha fatto, di ciò che ha vissuto il Signore, Pasqua deve diventare il tempo per dire cosa abbiamo nel cuore, per dire cosa proviamo nei ricordi, per dire come viviamo, in comunità, tutto quello che è stato celebrato nella fede. Ecco cosa credo occorra fare.
Chiediamo al Signore, a Maria presente in quei giorni e in quel cenacolo, questa forza di fede, perché il nostro cammino conosca la gioia e la forza di una dimensione comunitaria del credere che rinnova i nostri giorni e rende più certa la nostra speranza.
Provocazioni dalla Parola
- Vivo bene queste coordinate dell’Annunciazione nel mio ritmo ordinario di vita spirituale?
- Avverto, in questi giorni pasquali in particolar modo, che non sono mai solo, ma che sempre il Signore mi accompagna?