Martedì 09 aprile

Settimana della 2 domenica di Pasqua – martedì

La spiritualità di questa settimana

Dopo il “recupero” della festa dell’Annunciazione, torniamo al lezionario tipico di questo tempo che ci fa leggere come lettura il libro degli Atti degli Apostoli.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 3, 1-8
Lettura degli Atti degli Apostoli

Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

SALMO Sal 102 (103)

Benedite il Signore nell’alto dei cieli.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R

Quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R

Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno domina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi. R

VANGELO Gv 1, 43-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Atti

Alcuni particolari della narrazione biblica sostengono il nostro cammino in questo giorno. Anzitutto è in primo piano il fatto che gli apostoli partecipano alla preghiera nel tempio. È l’ora nona, l’ora nella quale ci si avvia verso la fine della giornata, che sarà solo un’ora più tardi. Un’ora nella quale si incomincia a dare ampio spazio alla preghiera di ringraziamento a Dio per il giorno che è quasi tutto trascorso. Pietro e anche gli altri discepoli partecipano a questa preghiera. Non c’è problema sul fatto che sia nel tempio. Non c’è problema rispetto al fatto che si stia utilizzando uno spazio dove altri uomini, soprattutto, ma anche qualche donna, stanno pregando lo stesso Dio, sebbene in modo diverso.

Perché la vera novità che si percepisce nel discorso di Pietro, è quella di portare il nome del Signore a quest’uomo malato che viene risanato. È nel nome di Cristo che viene risanato un malato. È nel nome di Cristo che viene ridata la salvezza ad un uomo. È il nome di Gesù che incomincia a risuonare nel tempio. Cosa inaudita, che genera scalpore, che, subito, innesca la reazione fortissima del sinedrio. Eppure è il nome che non può essere taciuto, il nome che viene ormai predicato con forza grande.

Vangelo

Del resto il Vangelo parla chiaro. Il Signore aveva detto, nel momento addirittura della vocazione di qualche apostolo, che avrebbero un giorno compiuto segni e prodigi nel suo nome. Miracoli, se vogliamo, che sarebbero nati da quella forza di preghiera che il discepolo avrebbe sempre dovuto suscitare dal suo cuore. È in forza di quella preghiera fatta con fede che la realtà delle cose cambia. Gesù mantiene fede alla sua parola e dona ai discepoli di continuare la sua opera di salvezza, la sua opera risanatrice.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Vorrei che anche noi pensassimo a queste coordinate di fede che ci sono state date. Anzitutto vorrei che capissimo tutti che c’è un fiume di preghiera nel quale si inserisce anche la nostra preghiera. Un fiume di preghiera che non è solo la preghiera dei cristiani cattolici che sono diffusi in tutto il mondo, ma anche la preghiera degli ebrei, la preghiera di altre famiglie cristiane che, nel corso dei secoli, nel corso della storia, sono nate. Anche la preghiera di altri fratelli in umanità che cercano il volto di Dio, tanto quelli delle religioni orientali, quanto i musulmani. Noi siamo dentro un fiume di preghiera, che possiamo giudicare in diverso modo ma che, pure, porta la presenza di Dio sulla terra. Così non deve suonare strano che la nostra preghiera possa avvenire alla stessa ora e nello stesso luogo in cui altri pregano. La preghiera trova sempre forza anche nella preghiera degli altri. Anche se non è diretta a Cristo, anche se non è diretta al Padre. Qualsiasi forma di preghiera è da valorizzare, perché apre il cuore degli uomini a Dio e al suo mistero.

In questo fiume di preghiera il cristiano non perde la sua identità e sa far risuonare il nome di Cristo in modo unico, alto, dignitoso, solenne. La preghiera del cristiano differisce da tutte le altre per questo: non teme di far risuonare il nome del Signore che è risorto dai morti. In questo non ci riteniamo migliori di altri, ma sappiamo che ogni cosa prende forza proprio dal Signore che è risorto dai morti. Pur accettando e stimando seriamente altre forme di spiritualità, il cristiano non perde mai il suo essere orientato a Cristo da cui proviene ogni cosa e a cui è diretta ogni realtà creata.

È in questo modo che si realizza la vocazione di ogni uomo. Vocazione a far risuonare il nome di Dio, vocazione a rendere presente la sua persona, vocazione a rendere presente il gusto della fede. Direi che il credente che vive bene la risurrezione del Signore è chiamato a fare questo, a rendere sempre presente il nome di Cristo, anche con il solo modo di vivere e di comportarsi.

In questo tempo pasquale cerchiamo di fare questo, per continuare a valorizzare la spiritualità che unisce insieme molti uomini, pur nelle differenze di espressione. Annunciando il nome del Signore risorto, continui il nostro impegno di preghiera e di testimonianza cristiana.

Provocazioni dalla Parola

  • So valorizzare il fiume di preghiera nel quale sono immerso?
  • Faccio risuonare il nome di Cristo rendendomi suo testimone?
  • Come continua il mio impegno di preghiera in questi giorni post pasquali?
2024-04-04T18:40:45+02:00