Settimana della 1° domenica dopo il martirio – venerdì – Natività della beata Vergine Maria
Introduzione
Come tutti sappiamo oggi inizia il nuovo anno pastorale e noi vogliamo anzitutto esprimere la nostra comunione con il Vescovo che oggi consegna all’intera Diocesi la lettera pastorale che diventa guida del cammino di questo anno che si apre. Come ho già avuto occasione di dire, quest’anno deve essere per noi assolutamente singolare. Siamo nell’anno quindicesimo di fondazione della comunità pastorale e alcuni anniversari – io credo – meritano di essere osservati. Come facciamo, per esempio, per il matrimonio, o per altre realtà della vita che ci stanno particolarmente a cuore. Sono anniversari importanti non solo perché ci introducono a qualche festeggiamento – realtà di cui pure c’è bisogno per proporre una vita comunitaria che non sia solo frutto di idee e buoni pensieri – ma anche perché possono diventare occasioni di revisione, di rettifica, di progettazione di nuove fasi del cammino. Così vorrei rileggere questi testi biblici con voi, specialmente l’Epistola, per capire cosa possiamo chiedere all’intercessione della Beata Vergine Maria per il nostro nuovo anno pastorale.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ct 6, 9d-10; Sir 24, 18-20
Lettura del Cantico dei Cantici
Così dice la Sapienza. Essa è l’unica per sua madre, la preferita di colei che l’ha generata. La vedono le giovani e la dicono beata. Le regine e le concubine la coprono di lodi: «Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come un vessillo di guerra?». Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; in me ogni dono di vita e verità, in me ogni speranza di vita e virtù. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti, perché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele, e il mio ricordo perdura nei secoli.
SALMO Sal 86 (87)
Il Signore ha posto in te la sorgente della vita.
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose,
città di Dio! R
Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia.
Si dirà di Sion:
«L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R
EPISTOLA Rm 8, 3-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
VANGELO Mt 1, 1-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Romani
Il testo è molto noto e anche il linguaggio è tipicamente paolino. Specialmente in questa opposizione tra il termine “carne” e il termine “spirito”. Con il termine carne San Paolo indica tutto ciò che l’uomo può compiere, non necessariamente in modo immorale, ma allontanandosi da Dio. Spirito, al contrario, indica tutto ciò che è a favore di Dio, tutto ciò che proviene da Dio, tutto ciò che dilata l’anima e immerge direttamente nel mondo di Dio. Le due cose non stanno insieme, se si tende all’una si esclude automaticamente l’altra. Non è possibile alcuna commistione.
Questo testo va applicato, anzitutto, alla vita della Vergine Maria, che festeggiamo oggi. Poiché lei è l’Immacolata, cioè la concepita senza peccato, si capisce che anche la sua nascita fu singolare e mirabile da tutti i punti di vista. Ella, concepita senza peccato, non ebbe mai niente a che fare con il peccato, vivendo, anche in terra, una vita di cielo. È per questo che possiamo togliere dalla vita della Vergine qualsiasi riferimento a ciò che Paolo chiamava carnale e illuminare la sua esistenza con tutto ciò che è spirito e che viene da Dio. Lei è la “piena di grazia”, la “tutta pura”, la “nuova Eva”. Sono diversi i titoli con i quali si esprime la Parola di Dio per dire come la novità di vita ebbe origine nella Beata Vergine e come ella visse sempre in riferimento a ciò che è totalmente spirituale senza mai avere riferimento alcuno a ciò che è materiale.
In secondo luogo occorre notare che San Paolo si rivolge ai cristiani, a coloro che hanno creduto nel figlio della Vergine e che non sono né santi né immacolati, a coloro che hanno a che fare con il peccato, qualche volta in modo molto superficiale, qualche volta in modo molto profondo. È proprio ai credenti che San Paolo chiede di saper contemplare tutto ciò che porta al cielo per limitare tutto ciò che è nella logica carnale e per convertirsi a ciò che è spirituale. Questo passo è necessario se si vuole condurre già ora una vita di cielo. Tutto questo diventa possibile non grazie a sforzi sovraumani, ma grazie allo Spirito di Dio. Quello Spirito Santo che ha permesso alla Vergine di nascere senza avere alcuna relazione con il peccato, è il medesimo Spirito che permetterà all’uomo di operare in questa vita avendo il cuore rivolto al cielo, vera dimora, dove Dio attende ciascuno di noi e, accanto a Lui, la Vergine Santa che oggi veneriamo nella sua santa divinità.
Provocazioni di fede per il cammino
Cosa chiedere all’intercessione della Vergine mentre apriamo il nostro anno pastorale? Cosa chiedere perché abbiamo anche noi a vivere nella logica dello Spirito e non in quella della carne?
Ciascuno di noi avrà molte cose personali da chiedere e avrà molte preghiere da affidare alla Vergine. Vorrei però che insieme ci chiedessimo cosa chiedere alla Santa Vergine se ci pensiamo come comunità, se ci pensiamo come Chiesa, se ci pensiamo come realtà pastorale che, nel corso del tempo, tenta di vivere il Vangelo.
Credo che questi 15 anni di vita comunitaria siano inevitabilmente stati segnati da una logica “carnale”. Mi pare che ciascuna comunità abbia cercato di vivere le realtà tipiche del suo passato. Certo c’è stata anche una notevole apertura, credo che tutti abbiano cercato di impegnarsi, i passi fatti non sono stati pochi e non sono nemmeno insignificanti. Però credo che sia venuto il tempo di cambiare registro e che sia venuto il tempo per pensarci non più come tre comunità che devono per forza camminare insieme, ma come un’unica realtà che, pur valorizzando ricchezze e differenze che il tempo ha prodotto, cerca di essere l’una e sola Chiesa del Signore presente nella nostra città. Credo che quello che ci viene chiesto non sia tanto un cambio di “prassi” pastorale, ovvero invece di fare le cose in un modo, cerchiamo di farle in un altro. Quello che ci è chiesto è, piuttosto, un cambio di identità. Dal percepirci come appartenenti ad una comunità spesso in rivalità e in lotta con un’altra comunità cristiana, abbiamo bisogno di sentirci tutti uniti nella medesima fratellanza e, quindi, compagni di viaggio verso l’eternità. Credo che sia questa la logica spirituale alla quale tutti siamo invitati ad aprirci. È chiaro che questa logica comporterà anche una revisione di molte attività ed un modo diverso di proporre le cose a tutti i fedeli. Riusciremo in questo cambio di mentalità se e solo se lasceremo che sia lo Spirito di Dio a lavorare dentro ciascuno di noi. Se non ci sarà questa forza, qualsiasi cosa faremo è già destinata a fallire. Per questo vorrei che tutti ci chiedessimo:
- Cosa posso fare io?
- Come devo convertirmi?
- Quale logica carnale devo lasciare io?
- Quale logica spirituale posso assumere o devo assumere?
Invito alla preghiera
Vergine Santa, Madre di Cristo, Madre dell’unità, aiuto dei cristiani, donaci di saper vincere ogni tentazione carnale per aprirci a quella logica dello Spirito che ci chiede di rinnovare la nostra comunità cristiana. Donaci la forza che viene dallo Spirito di Dio per cambiare ciò che va cambiato e per tenere e valorizzare tutto ciò che fa parte del nostro patrimonio e che serve alla logica comunitaria. Maria, che nasci come raggio di luce nel mondo, illumina tutti noi perché possiamo sempre aderire e fare concretamente la volontà di Dio.